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In Baviera rinascono i Verdi e i populisti non sfondano

by Giulio Espero
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L’Europa continua ad offrire spunti di analisi e precise conferme sulla progressiva perdita di appeal dei partiti cosiddetti tradizionali, ovvero quelli storicamente consolidatisi presso l’opinione pubblica, che appare a dire il vero, sempre più ondivaga ed incerta.

Qualche settimana fa abbiamo affrontato le elezioni in Svezia che hanno premiato in una certa misura l’estrema destra sovranista. Proprio l’affermazione dei partiti populisti sembra essere l’unica chiave di lettura su cui si concentrano gli analisti politici più accorsati insieme agli addetti ai lavori.

Questa volta però le recenti elezioni che si sono svolte il 14 ottobre in Baviera, aprono una prospettiva inaspettata, ove l’avanzata populista che sembrava inarrestabile segna stranamente il passo.

Perché occuparsi di una competizione elettorale tutto sommato regionale?

Perché parliamo di un Land che rappresenta un sesto degli elettori tedeschi e perché, a differenza che in Italia dove le regioni meridionali hanno reddito pro capite ampiamente inferiore rispetto alle ricche regioni del Nord, la Baviera, meridione del paese, è però la regione più ricca e sviluppata della ricca e sviluppata Germania, motore economico e finanziario dell’Unione Europea.

I tedeschi hanno guardato con attenzione alle elezioni in Baviera, le hanno intese come test importante sulla tenuta della coalizione di governo nazionale di Angela Merkel e i suoi alleati bavaresi dell’Unione Cristiana Sociale.

Il risultato che ha spiazzato un po’ tutti non è stato certamente l’arretramento della estrema destra Alternative fur Deutschland (AfD) che ha ottenuto un 10,2% dei consensi, buon risultato ma decisamente al di sotto delle aspettative coltivate in virtù delle precedenti elezioni federali dell’anno scorso dove entrarono in massa al Bundestag.

Ciò che ha destato scalpore, per la portata storica e per le probabili ripercussioni sul governo federale, è la batosta presa dall’Unione Cristiano Sociale (CSU), il partito bavarese fratello dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania della cancelliera Angela Merkel.

In termini numerici è sempre il primo partito, ha formalmente vinto le ha vinto le elezioni, ma ha perso una grande quantità di voti rispetto alle precedenti e la possibilità di avere una maggioranza assoluta nel Parlamento locale. Dato che parliamo del partito che di fatto controlla la Baviera da quasi 60 anni, è un risultato negativo: e non è una buona notizia nemmeno per Merkel e per il suo governo, basato su un’alleanza più fragile delle precedenti.

Complessivamente, il quadro che sembra delinearsi vede la CSU ottenere il 37,2% dei voti, mentre i Verdi sono avanzati sensibilmente arrivando al 17,5%. Al terzo posto si è affermata Liberi Elettori (FW), un’alleanza di piccoli partiti che ha ottenuto l’11,6%. Il partito di estrema destra e xenofobo Alternativa per la Germania (AfD) si è invece fermato, come abbiamo già detto, al 10,2%, che consentirà ai suoi membri di entrare per la prima volta nel Parlamento locale. Il Partito Socialdemocratico (SPD) ha invece ottenuto solamente il 9,7% per cento dei voti, mentre il Partito Liberale Democratico (FDP) si è fermato al 5,1%.

Si vede all’orizzonte in Baviera un governo di coalizione, la CSU dovrà trovare necessariamente un alleato se vorrà restare nella cabina di regia della ricchissima regione. Sembra escludersi a priori un’alleanza con l’AfD poiché il presidente uscente della Baviera, Markus Söder, appare più interessato a un’alleanza con Liberi Elettori, che su molti temi hanno posizioni più conservatrici e affini a quelle della CSU, sebbene molti politologi tedeschi auspichino l’alleanza con i Verdi che darebbe più solidità anche al governo federale.

Governo federale che in qualche modo verrà sicuramente influenzato da queste elezioni e dalle prossime che si terranno il 28 ottobre in Assia. Paradossalmente la politica della Merkel ne potrebbe uscire rafforzata atteso che la vera e propria spina nel fianco del governo, la CSU, esce fortemente ridimensionata nella critica costante portata in questi anni alle politiche sull’immigrazione della Cancelliera Merkel.

Il vero cambiamento potrebbe però arrivare da sinistra, per così dire, dove l’SPD ha portato a casa l’ennesima elezione disastrosa perdendo oltre la metà dei voti rispetto alla precedente votazione. Se l’andamento positivo dei Verdi dovesse continuare, oggi sono dati dai sondaggi al 18%, l’SPD potrebbe progressivamente perdere il primato come principale forza di centrosinistra nazionale.

Crollo dei partiti tradizionali, avanzata delle piccole formazioni, rinascita dei Verdi che in Baviera sono guidati dall’ala “realista” del partito e da una donna di 33 anni, Katharina Schulze, che si mostra volentieri con indosso gli abiti tradizionali bavaresi.

Lo scacchiere politico europeo sembra quanto mai variegato: il crollo dei partiti tradizionali ha generato risposte diverse.

In Francia ad approfittarne è stato il movimento En marche del presidente Emmanuel Macron, mentre in Italia sono i populisti di sinistra del movimento cinquestelle e la destra leghista ad aver conquistato il potere.

Lo diciamo alla sinistra italiana e campana, che ultimamente sembra essersi annichilita in un cupio dissolvi imbarazzante.

L’avanzata dei Verdi, in Baviera ma anche alle legislative in Lussemburgo, dove hanno fatto segnare un risultato da record (sic!), dimostra che nascondersi dietro l’ineluttabilità della deriva xenofoba e sovranista che agita l’Europa è un alibi. Bisogna costruire proposte politiche alternative sia ai vecchi partiti ormai affaticati sia ai demagoghi (di destra e di sinistra).

di Giulio Espero