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La Consulta: lo Sblocca Bagnoli è legittimo

by Lucia Severino
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La questione di legittimità costituzionale del famoso (o famigerato, a seconda dei punti di vista) articolo 33 del decreto legge del 2014 (modificato l’anno successivo) che ha previsto la nomina di un Commissario straordinario di Governo (Nastasi) e di un Soggetto attuatore (Invitalia), preposti alla realizzazione del programma di risanamento del comprensorio Bagnoli – Coroglio, non è fondata. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza n. 126 depositata lo scorso 13 giugno.

Potremmo chiuderla qui, i giochi sono fatti, se non esistesse un contesto politico che ha generato il giudizio, sul quale il pronunciamento della Corte va di fatto ad incidere, e la necessità di capire quali sono i termini del problema, chi ha fatto cosa e perché, cosa cambia adesso.

La vicenda nasce nel 2015, quando il Comune di Napoli fa ricorso al Tribunale Amministrativo contro i decreti attuativi dello Sblocca Italia voluto da Renzi, per la parte che riguarda Bagnoli (in realtà le questioni sono due, un’altra riguarda il fallimento della Bagnoli Futura e non ce ne occupiamo, basti dire che anche quella è stata respinta), e il TAR gli dà torto. Appello al Consiglio di Stato che invece, l’anno scorso, solleva la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta.

Di fatto, si contesta che l’approvazione del Piano di rigenerazione urbana non sia preceduta da un’intesa tra lo Stato e la Regione Campania e da una specifica valorizzazione del ruolo del Comune.

La parte nobile di questa critica può essere sintetizzata dicendo che la bonifica spetta allo Stato (che ha inquinato), ma i piani urbanistici sono di competenza degli Enti territoriali. Poi in questa definizione alcuni fanno rientrare solo il Comune e la Regione, altri pure le associazioni e i comitati di base.

La parte più “concreta” potrebbe consistere nella rivendicazione di un ruolo decisionale. Ma come, venite a casa mia e decidete da soli, io non conto niente? “Io”, anche qui a seconda degli interessi, può assumere significati diversi.

Ma proseguiamo. Tralasciando le argomentazioni più strettamente giuridiche, la Corte osserva che la proposta di Programma, elaborata dal Soggetto attuatore e trasmessa al Commissario, è sottoposta all’approvazione di apposita Conferenza di servizi. Se non si trova l’accordo, provvede il Governo alla presenza del Presidente della Regione. Quindi, il Commissario adotta il Piano, il Consiglio dei ministri delibera e il Presidente della Repubblica approva (manca solo l’ONU).

Inoltre, prosegue la Corte, al fine di redigere il Piano, è stata anche istituita una “cabina di regia” composta da rappresentanti dello Stato, del Comune di Napoli e della Regione Campania, per la definizione degli indirizzi strategici. Come a dire: che volete di più?

E’ vero che si intrecciano diverse competenze, statali e regionali, in particolare la tutela dell’ambiente e il governo del territorio, ma trattandosi della bonifica di un sito di interesse nazionale, l’intervento può essere certamente ricondotto alla potestà esclusiva dello Stato, al quale spetta disciplinare, nel dettaglio, non solo la bonifica, ma anche la rigenerazione urbana in quanto condizionante.

In altre parole, non si può fare la bonifica senza fare previsioni di destinazione urbanistica e siccome la prima è di competenza statale, lo Stato decide su tutto. La compressione delle attribuzioni regionali in materia urbanistica è diretta conseguenza delle esigenze di tutela ambientale, di competenza esclusiva statale.

In ogni caso, è sempre la Corte a parlare, Regione e Comune sono ampiamente coinvolti e il superamento del loro eventuale dissenso avviene solo a seguito di una complessa attività istruttoria di cooperazione istituzionale.

D’altronde, con l’Accordo interistituzionale del 19 luglio 2017, il Governo, la Regione Campania, il Comune di Napoli e le istituzioni interessate all’intervento nel comprensorio di Bagnoli Coroglio hanno condiviso, sia i contenuti del programma, sia le modalità di ulteriori integrazioni o modifiche.

Sembra proprio un discorso di buon senso. Non avete fatto niente per 30 anni (a parte guai), il Governo è stato costretto ad intervenire, siete largamente coinvolti nelle scelte, avete anche firmato l’Accordo, cosa cercate?

Effettivamente, cosa cercano? La Regione, sé stessa e i soldi che deve metterci, per cui non ha ancora approvato il Piano e campa cavallo. Il Comune, le due staffe dove tenere il piede, per cavalcare al contempo movimentismo e pragmatismo.

E’ vero, spesso i commissariamenti hanno creato i problemi invece di risolverli, ma le mani sulla città, storicamente, le hanno sempre messe proprio gli Enti locali. Anzi, Nastasi ci risulta abbia fatto muro contro specifici interessi speculativi e non è detto che non debba pagarne il prezzo.

Ripartiamo da questa sentenza per fare ognuno la nostra parte. Il Commissario e Invitalia si diano una mossa; la Regione approvi il PRARU; il Comune continui a collaborare; i movimenti di base raccolgano le vere istanze della cittadinanza. Il Parlamento non cambi un’altra volta le carte in tavola e il Governo faccia lavorare il suo delegato. La magistratura, absit iniuria verbis, velocizzi un po’ la sua azione.

Noialtri racconteremo quello che succede. O non succede.

di Lucia Severino