Commenti a: Titti Marrone vince il Premio Napoli
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Ambiente, Cultura, PoliticaTue, 20 Dec 2022 10:07:48 +0000
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Di: Mario Conti
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Sat, 17 Dec 2022 10:25:14 +0000https://www.genteeterritorio.it/?p=16004#comment-248Capisco, ma totale disaccordo. Anch’io da qualche anno faccio parte di quella giuria; e ho visto avvicendarsi – come è fatale quando c’è una venerabile giuria, opere belle o almeno suggestive, altre modeste e infine altre velleitarie, fino all’estremo di masturbazioni inaccettabili.
Il che è prevedibile, se consideriamo che alla Fondazione del Premio arrivano opere a valanga dagli editori, e queste vengono mollate in toto a “ciascuno” dei membri della prima giuria di probi viri che dovrebbe fare la cernita e consegnare alla seconda giuria – quella dei lettori – le tre terne della finale. Sicché ogni giurato si vede recapitare centinaia di volumi di tutte e tre le sezioni. Credete voi che gli sarebbe umanamente possibile leggerli tutti nel poco tempo a disposizione per fare coscenziosamente il suo lavoro? Di qui l’opinabilità dei titoli che emergono.
Quest’anno poi l’apoteosi: nella sezione Narrativa, ben due libri sui tre narrativa non erano: uno era la cronaca reale e puntuale di un paese di fede comunista della padana (tuttavia forse quello scritto meglio), l’altro, appunto, il fin troppo annunciato vincitore, storia vera assai poco romanzata di una villa in cui un benefattore inglese accolse nel secondo dopoguerra bambini reduci dai campi di concentramento o dai nascondigli predisposti dai genitori per salvarli. C’era materia perchè altra penna ne cavasse un bel romanzo (il recupero alla normalità di bambini spaventati, disadattati, traumatizzati; e gli sforzi generosi degli addetti della Casa per riuscire nell’impresa); ma ahimé l’autrice è una giornalista, non una scrittrice, e dal compitino si vede bene. Era chiaro però che molti giurati del primo e secondo turno non se la sono sentita di non premiare un tema così edificante (è quello che oggi accade spesso, credere che le intenzioni bastino). Aggiungete poi il pigro campanilismo (autrice napoletana).
Infine Mastro Geppetto. L’unico romanzo vero era – per carità, a mio modestissimo giudizio – un misterioso tornare sulla storia di Pinocchio scegliendo come punto di vista quello del padre putativo. Il quale inalbera per tutto il libro un’irritante insipienza, riscattata a stento dalla coazione a cercare indefessamente il figlio involato. Curiosa maledizione di Pinocchio, quella di avere molti epigoni letterari e cinematografici, uno meno riuscito dell’altro.
Comprendo la fiducia e il bisogno di adesione dell’autrice del pezzo; ma credo che meglio sarebbe se la stampa pungolasse il Premio a non limitarsi a galleggiare, ma recuperasse orgoglio e puntasse senza paura a ricavarsi uno spazio suo, non residuale, nel panorama delle manifestazioni letterarie.
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