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LE CITAZIONI: De Martin. Il mito del progresso tecnologico

Juan Carlos De Martin

by Ernesto Scelza
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La citazione è parte della ‘Introduzione’ che Juan Carlos De Martin, informatico e docente al Politecnico di Torino, appone alla recente riedizione di un testo oramai classico sulla materia redatto da Luciano Gallino nel 1984 per la ‘Enciclopedia del Novecento’ dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. “La tecnologia è un elemento fondamentale dell’evoluzione umana, non solo sotto l’aspetto sociale e culturale, ma anche biologico. Fin dai tempi dell’Encyclopédie, essa è stata intesa come il perfezionamento razionale delle arti attraverso lo studio scientifico”.

 

«La tecnologia è così centrale nella società contemporanea, il suo ruolo così pervasivo e intimo, il suo funzionamento così essenziale per la stessa sopravvivenza dell’umanità da rendere difficile ragionare della tecnologia con il distacco e l’oggettività che invece riusciamo a dedicare ad altri temi, anche importanti.

È come se la tecnologia fosse… troppo vicina a noi, troppo importante per la nostra vita quotidiana, per la società e per l’intera esperienza umana per riuscire a ragionarne col dovuto livello di astrattezza e di distacco.

Inoltre, forse proprio a causa di questa difficoltà di comprensione unita a vicinanza e centralità, pochi argomenti come la tecnologia sono appesantiti da miti e luoghi comuni radicati e diffusi, che ostacolano ulteriormente la riflessione e la consapevolezza.

Tra i miti spicca una versione ingenua del mito del ‘progresso’. Nonostante l’esperienza del XX secolo e di questo inizio di XXI secolo – coi suoi trionfi, certo, ma anche con i suoi abissi di morte, distruzione e degrado – il progresso è ancora senso comune per molte persone, soprattutto nei ceti sociali medio-alti. Ma non si tratta di una fede nel progresso a tutto tondo, come quella della Belle Époque, quando il mondo (o, meglio, una parte di esso) sembrava illuministicamente destinato a un doppio progresso, ovvero a un sempre maggiore benessere materiale accompagnato da un sempre più avanzato livello di civiltà.

Vista la difficoltà di riuscire a parlare di progresso culturale, morale e civile (anzi, sono molti i segni di regresso, se non di barbarie), ormai da numerosi decenni chi dice di credere nel progresso quasi sempre intende qualcosa di più limitato rispetto alle ingenue (col senno di poi) speranze di fine Ottocento. Oggi, infatti, progresso vuol quasi solo dire progresso tecnologico, considerato – in quanto, appunto, progresso – come intrinsecamente positivo. In un mondo occidentale non solo profondamente desacralizzato ma anche sempre più connotato da forme di nichilismo, la fede nel progresso tecnologico ha assunto connotati quasi religiosi (…).

Chi non aderisce alla religione della tecnologia, ovvero chi guarda agli sviluppi tecnologici con l’occhio disincantato con cui è doveroso guardare tutte le attività umane, e che quindi articola liberamente e razionalmente non solo apprezzamenti ma anche dubbi o critiche, è tipicamente accusato automaticamente di essere un membro della setta dei cosiddetti ‘luddisti’, ovvero – impiegando in maniera altamente impropria il nome del movimento operaio inglese del secondo decennio dell’Ottocento – di essere contro la tecnologia in quanto tale. La tecnofobia, in realtà, è una posizione mai adottata seriamente da nessuno, se non da individui o forze molto isolate, politicamente e culturalmente irrilevanti: è evidente a tutti, infatti, quali vantaggi abbia prodotto lo straordinario sviluppo della tecnoscienza. Ma ai credenti nella tecnologia viene naturale pensare, proprio in quanto credenti, non solo che chi non abbraccia acriticamente il loro idolo sia un eretico da esecrare e combattere, ma anche che gli eretici siano – contrariamente a ogni evidenza – legioni.»

Juan Carlos De Martin, Tecnologia e società.

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