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Convegno inHub – insieme per crescere 2025, la prima giornata

Consorzio Hub Engineering

by Francesca Pica
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Leonardo da Vinci avrebbe una pagina social? Probabilmente sì. E con ogni probabilità non la userebbe per inseguire like ma per mostrare il processo dietro le sue intuizioni: schizzi, errori, tentativi, soluzioni. È da questa provocazione che si è aperta la prima giornata di inHub – insieme per crescere 2025, l’evento organizzato dal Consorzio Hub Engineering negli spazi del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Un luogo simbolico per discutere il tema inaugurale: “Ingegneria in vetrina: come i social media promuovono il brand”.

Nel contesto del più grande museo tecnico-scientifico d’Italia, la domanda su come il genio rinascimentale avrebbe comunicato il proprio lavoro è sembrata più che attuale. A porla – e a ribaltarne il senso – è stato Giuseppe Pedeliento, docente di marketing a Bergamo, Secondo lui, per le società di ingegneria essere sui social non è più una scelta ma un obbligo. E proprio perché molte imprese di costruzioni fanno marketing senza esserne realmente consapevoli, diventa indispensabile avere una strategia. Una strategia che metta al centro la persona e trasmetta valori fondamentali come fiducia e competenza.

Anche per Andrea Dari, fondatore della piattaforma Ingenio, le società di ingegneria poggiano su pilastri quali fiducia, competenza e responsabilità. Ma sempre più spesso si trovano immerse nella logica rapida, frammentata e superficiale dei social network.

Durante le riunioni -ammette Dari- si discute se “esserci” o meno, ma il problema è un altro: i social non sono spazi di dialogo autentico. Sono ambienti dominati dallo scroll, dall’attenzione intermittente e da commenti che cercano più di esprimere il sé che di costruire un confronto. Non esiste una comunicazione diretta: tutto passa attraverso algoritmi che decidono cosa mostrare, dispositivi che comprimono il messaggio in pochi centimetri di schermo e metriche che finiscono per influenzare i contenuti futuri.

In questo scenario, un post non può essere considerato un dettaglio accessorio. È un frammento della reputazione tecnica dell’azienda, un pezzo della sua identità professionale. Ecco perché, secondo Dari, i social non devono diventare la casa della comunicazione, ma un “mezzo cosmonetico”: uno strumento che può amplificare o rendere più visibile il lavoro, ma non sostituire gli spazi in cui il valore ingegneristico prende forma. Per custodire davvero la qualità del racconto tecnico servono piattaforme dedicate, con una redazione, un editore, e un progetto editoriale coerente. E che, forse, persino Leonardo avrebbe preferito raccontare così.

Il convegno di Milano, giunto alla sua terza edizione, rappresenta una tappa importante nel percorso di Hub verso il rafforzamento del proprio brand. Come ha spiegato l’architetto Stefano Materazzo di Hub Engineering, inizialmente il consorzio non aveva attribuito grande valore alla comunicazione. La prima fase è stata infatti la costruzione del consorzio stesso, aggregando una rete di aziende. La seconda è stata favorire la conoscenza reciproca tra le imprese e individuare potenziali opportunità di collaborazione. Solo in un terzo momento è emersa la necessità di andare oltre il perimetro interno: promuovere il consorzio attraverso le testate di settore, i convegni e, naturalmente, anche i social.

 

 

Il secondo tema della giornata è stato “Oltreconfine: strategie per l’internazionalizzazione delle società di ingegneria”. A introdurre la tavola rotonda è stato Alfredo Ingletti, presidente di FIDIC – la Federazione Internazionale delle Associazioni di Ingegneria e Consulenza, il più autorevole organismo mondiale del settore. Ingletti ha sottolineato come le società italiane, spesso di dimensioni ridotte rispetto ai grandi player internazionali, debbano puntare su competenza e affidabilità. I progetti architettonici sono per loro natura effimeri; ciò che realmente resta, e che apre la strada a nuove opportunità, è la reputazione costruita nel tempo.

Paolo Orsini, di IRD Engineering, ingegnere con oltre 25 anni di esperienza internazionale, ha illustrato le condizioni fondamentali per accedere con successo ai mercati esteri. La prima, imprescindibile, è la presenza di uffici strutturati in loco: un presidio che permette di costruire reti, ottenere licenze, superare barriere culturali e normative. Essere radicati sul territorio consente inoltre di collaborare con strutture e organizzazioni già operative nel mercato di riferimento, una combinazione particolarmente efficace e apprezzata dalle amministrazioni locali. Orsini ha inoltre evidenziato come, nella sua esperienza, gli italiani godano all’estero di una reputazione positiva e siano spesso accolti con grande favore.

 

A conclusione della giornata, l’ingegnere Massimo Facchini, presidente di Hub Engineering, ha ringraziato i presenti esprimendo grande soddisfazione per i traguardi raggiunti: dalla crescita del fatturato all’aumento delle aziende consorziate, fino al significativo numero di nuovi contratti acquisiti. Ha inoltre sottolineato i risultati incoraggianti dell’Hub Academy e l’importanza del percorso di internazionalizzazione avviato con la nascita di Conpat International.

A impreziosire il convegno è intervenuto anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha espresso apprezzamento per le relazioni presentate e ha condiviso l’importanza del percorso di internazionalizzazione intrapreso. Fontana ha illustrato le iniziative della sua amministrazione a sostegno delle filiere produttive complesse – dai finanziamenti mirati al rafforzamento della competitività- e le politiche regionali dedicate all’accompagnamento delle imprese lombarde nei mercati esteri.

La prima giornata è stata dedicata alle aziende del consorzio; nella seconda il convegno si aprirà a un pubblico più ampio e sarà incentrato sui temi dell’ingegneria e dell’innovazione.

 

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