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Campania, la nuova Regione deve mettere mano alla sanità

Per fine mandato il settore dovrà avere il suo assetto definitivo

by Giovanni Squame
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La nuova Regione con l’affermazione di Roberto Fico ha un obiettivo prioritario: mettere mano al settore sanitario e per la scadenza del mandato tra cinque anni deve chiudere la vergognosa pagina delle liste di attesa, fino ad un anno, per il controllo della propria salute. L’organizzazione di presidi territoriali in grado di assicurare assistenza ed interventi che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero ha un doppio positivo risvolto: assicura una risposta celere alla richiesta di cura ed evita di affollare gli ospedali. Quello che i dirigenti sanitari hanno sempre saputo ma che non hanno o potuto o voluto fare.

Il grave deficit ha obbligato la Regione a vincoli tali che hanno impedito nuove necessarie assunzioni e un uso finalizzato delle risorse. Il Presidente uscente ha chiesto al Governo ancora una volta di superare i vincoli di spesa perché il rientro dall’eccessivo debito è in fase terminale, ricevendone un rifiuto. Sembra che si voglia penalizzare la Regione e i suoi cittadini per puro calcolo politico. Il nuovo presidente deve spezzare questo assedio per liberare risorse ed avviare il risanamento di questo importantissimo campo di azione

Il recupero di credibilità della politica campana passa soprattutto con l’efficienza e la trasparenza della sanità. E occorre subito dare segnali importanti che si apre una fase diversa e di maggiore efficienza. Nuovo personale è necessario ed occorre agire subito dato che i tempi non sono rapidi (non è possibile la chiamata diretta).

Per il termine del mandato il settore sanità dovrà avere il suo assetto definitivo che assicuri ai cittadini risposte rapide, efficienza e qualità del servizio. Si parla di presidi sanitari territoriali. Se ne può avviare la sperimentazione in un quartiere simbolo della periferia di Napoli privo di alcun presidio, e dopo qualche mese avviarne l’insediamento in tutta l’area e nei quartieri periferici del centro cittadino. La sanità resta il punto debole, ma occorre non rimanere imprigionati nella pastoia burocratica e nelle resistenze di chi nell’attuale inefficienza trova interesse e comodità.

 

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