“Bahram è un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice dalla lingua tagliente, intraprende una missione clandestina per presentare finalmente il film al pubblico iraniano, eludendo la censura, l’assurda burocrazia del paese e i suoi stessi dubbi”.
Questa è la sinossi di DIVINE COMEDY, il nuovo film del regista iraniano Ali Asgari accolto con entusiasmo all’ultima Mostra di Venezia, in uscita nei cinema italiani il prossimo 15 gennaio. Una sfida al sistema attraverso una commedia divertente, in equilibrio tra ironia sottile e aperta comicità.
“Bahram e Bahman Ark, registi e fratelli nella vita reale, che hanno affrontato a loro volta la censura governativa e un sistematico ostruzionismo, interpretano delle versioni romanzate di se stessi. Lo stesso succede con Sadaf Asgari, che apporta un’autenticità ulteriore: come attrice a cui è stato vietato di lavorare in Iran dopo aver partecipato al Festival di Cannes per ‘Kafka a Teheran’, la sua sola presenza ha un peso sovversivo. L’umorismo del film nasce in gran parte dall’assurdità dell’oppressione stessa. I rigidi e complicati processi di censura e di controllo statale diventano così illogici da crollare sotto le loro stesse contraddizioni. I protagonisti, anziché reagire con un’aperta ribellione, affrontano queste assurdità con un’arguzia e un sarcasmo silenziosi e consapevoli. L’umorismo qui è un meccanismo di sopravvivenza, uno strumento per resistere in un ambiente in cui la sfida aperta comporta conseguenze pericolose. L’atto stesso di realizzare questo film è un’estensione dei suoi temi: è un’affermazione che la verità, anche quando messa a tacere, trova la sua strada. Nel momento finale, mentre un cane osserva quello che accade senza batter ciglio, ci viene ricordato il potere che ha il semplice fatto di testimoniare. Il pubblico può essere disperso, le autorità possono intervenire, ma l’atto del vedere – come il cinema stesso – permane” (dalle note di regia di Ali Asgari).
Asgari ha esordito con i cortometraggi More Than Two Hours (2013) e The Silence (2016) in concorso al Festival di Cannes, e The Baby (2014) in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2017 il primo lungometraggio, Disappearance, proiettato in anteprima a Venezia nella sezione Orizzonti e selezionato al Toronto Film Festival. Poi La bambina segreta (Berlinale 2022), Kafka a Teheran (Cannes 2023) e Higher than Acidic Clouds (selezionato per l’IDFA.
