Spero non mi si fraintenda, non sto qui ad evocare vecchi fantasmi. Con quello che diremo qui di seguito Hitler e Mussolini non c’entrano nulla. È del tutto evidente che la nostra premier non è Mussolini e che Merz non è Hitler, come pure che i contesti sono diversi.
Notiamo tuttavia una sorta di ritorno ad alcune linee guida della politica estera italiana tra fine Ottocento e prima metà del Novecento. Albania e Balcani, Libia, Tunisia, Somalia e Corno d’Africa, la stessa Ucraina, Giappone sono altrettante tappe di una strada già percorsa dal nostro Paese. Ed ora la Germania, con la quale l’Italia ha firmato ieri un Patto di cooperazione rafforzata, istituto giuridico contemplato dalle normative europee. Il fatto è che lo smantellamento dell’ordine globale postbellico – lo sta sostenendo con particolare convinzione in questi giorni lo storico e politologo statunitense Robert Kagan – tra gli altri effetti sta riportando il mondo alle vecchie logiche geopolitiche. Ripetiamo, non stiamo tornando ai tempi di Napoleone, né a quelli del ventennio, ma, saltati gli assetti della guerra fredda e quelli del breve periodo unipolare post collasso dell’URSS, riemergono le logiche pre-ONU, col primato della forza sul diritto internazionale. L’Italia si trova così a riscoprire alcune scelte della sua politica estera postunitaria. In questa cornice va inquadrato il vertice Italia-Germania di ieri a Roma.
Il suo oggetto specifico era la cooperazione economica tra le due maggiori potenze manufatturiere d’Europa. Su questo terreno sono stati siglati diversi protocolli, tra i quali evidenziamo l’intesa sul freno alla transizione ecologica a tutela dell’automotive e la comune rivendicazione della bontà dell’accordo col Mercosur, la cui sottoscrizione è stata sospesa dal Parlamento di Strasburgo.
Il Mercosur, unione di libero scambio tra i principali Paesi latinoamericani – una sorta di quello che fu il nostro Mercato Unico Europeo – è un mercato di 270 milioni di persone in espansione. Molto interessante per l’UE, specie in questi tempi di guerra dei dazi. L’accordo preliminare tra UE e Mercosur – non ancora siglato – prevede l’apertura reciproca dei due mercati. Un’opportunità da non trascurare per trovare nuovi sbocchi ai prodotti europei nel momento in cui si stanno restringendo quelli tradizionali verso gli USA. Ed anche un segno di autonomia dell’UE. Non è un mistero che Donald Trump pretende di essere il padrone dell’America Latina. Detto a latere: non ci sarebbe da sorprendersi se tra qualche tempo si scoprisse che tra gli eurodeputati che hanno votato contro la sottoscrizione degli accordi UE- Mercosur ci sia stato qualcuno a busta paga del tycoon.
Al di là delle intese economiche, il vertice ha segnato un rilevante evento politico. Da settimane gli osservatori e i corrispondenti da Bruxelles ci raccontavano di un’insofferenza della Germania verso il protagonismo di Macron. Giorgia Meloni si è inserita in questa faglia ed ha offerto a Merz la chance di unire le due forze per equilibrare l’egemonia continentale della Francia. Ora, con la sottoscrizione del Patto di cooperazione rafforzata, l’asse italo-tedesco si candida ad assumere il ruolo di ‘pilastro’ dell’Unione, ridimensionando quello dei vicini d’Oltralpe. La tenuta nel tempo di detto ‘pilastro’ è tutta da verificare. Il governo di Roma ha al suo interno la Lega di Salvini, pronta spesso e volentieri a differenziarsi dalle linee dell’esecutivo, specie in sede europea. Lo ha fatto recentemente votando contro l’accordo UE-Mercosur su cui si era spesa la premier. Il cancelliere di Berlino deve fare i conti con l’impetuosa – e allarmante – crescita dell’AFD, formazione neo-nazista ad oggi al 30% dei consensi elettorali. Ne aveva altrettanti Hitler nel ‘30 e dopo tre anni conquistò il potere. E in Francia la leadership di Macron è agli sgoccioli. Insomma, la scena politica europea è in pieno movimento ed è complicato immaginare una stabile egemonia continentale italo-tedesca in surroga dell’attuale franco-tedesca. Ciò non toglie che il vertice di Roma abbia segnato un evento rilevante nella storia politica dell’UE.
Vediamo dunque, alla luce di tanto, quali orientamenti hanno convenuto i due sui principali dossier geopolitici:
- Innanzitutto i due leader hanno sottoscritto il citato Piano d’azione sulla cooperazione strategica rafforzata, in ambito sicurezza, difesa e resilienza di cui abbiamo appena detto;
- Gli stessi, consapevoli che l’UE non può stare ferma sul terreno economico e commerciale, hanno sottoscritto anche un documento congiunto sulla competitività, grosso modo sulla scia delle indicazioni di Mario Draghi: semplificazione della burocrazia europea, rafforzamento del mercato unico, diversificazione degli approvvigionamenti e dei mercati di sbocco, rilancio dell’industria automobilistica nel segno della neutralità tecnologica, politica commerciale basata su regole condivise e pari condizioni;
- Accordo sulla protezione dei confini esterni dell’UE dall’immigrazione illegale ed estensione del modello Albania;
- Difesa e sicurezza: i due Paesi richiamano tutti gli Stati al rispetto del diritto internazionale; in questo quadro l’Italia aderirà all’accordo multilaterale già vigente tra Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna sull’esportazione di armamenti; in pratica l’Italia si è impegnata ad integrarsi nel team dei ‘volenterosi’;
- Ucraina: Italia e Germania continueranno a fare la propria parte per arrivare a una pace giusta e duratura, pronti – ha aggiunto la Meloni – a farsi promotori di una richiesta di assegnazione del Nobel della Pace a Trump qualora lui riuscisse a ottenerla; della serie: fai il bravo e ti diamo il giocattolo tanto desiderato;
- Gaza: entrambi condividono una posizione di cautela sul Board of Peace di Trump, trincerandosi dietro un’incompatibilità del suo statuto con le norme costituzionali sia italiane che tedesche, ed entrambi subordinano le proprie decisioni ad un orientamento comune dell’UE;
- Groenlandia: appoggio al lodo Mark Rutte, vale a dire rispetto della sovranità dell’isola e della sua appartenenza all’UE e contestuale disponibilità a concorrere in ambito NATO con propri uomini e mezzi alla sua difesa dalle ingerenze sino-russe, a tutela anche e soprattutto degli USA.
Insomma, tanta roba. Ora non ci resta che vedere come si atteggerà il nuovo ‘pilastro’ dell’UE nei programmati incontro con Trump a Mar a Lago del 4 febbraio e ‘ritiro’ di Alden Biesen dei 27 capi di Stato e di Governo dell’Unione.
