La città periferia è tante cose. Non solo la scuola chiusa per il malfunzionamento dei servizi igienici. La città periferia è l’ammasso di palazzoni senza grazia, di cortili abbandonati a se stessi, di cumuli di spazzatura non raccolta. È trasporti carenti per il centro città. È mancanza di occasioni di svago: niente cinema, niente teatro; se ci sono, sono utilizzati poco e male.
La periferia è in prevalenza luogo dormitorio. Quando c’erano le fabbriche, vi dormivano in prevalenza gli operai. Ci sono ancora, ma non sono più tanti. Vi abitano inoltre sottoproletariato, un tanto di impiegati di livello più basso e pensionati che in mattinata sostano al bar vicino o passeggiano conversando, o si trattengono nel circoletto locale. Al bar si alternano anche nullafacenti che si trattengono per trascorrervi la giornata. Vita tranquilla che scorre giornalmente senza scosse, a meno che nel quartiere non ci siano malavitosi, la cui presenza rappresenta certo un rischio per la sicurezza personale in tutta la zona e talune volte le risse scuotono la tranquillità dei luoghi.
I lavoratori escono di casa prima delle 8:00, orario iniziale della giornata di lavoro, scandita ancora in qualche caso dal suono della sirena della fabbrica che ne annuncia l’avvio. In genere essa si protrae fino intorno alle 17:00, con l’intervallo di un’ora (anche di 30 minuti) per la sosta pranzo.
I liberi professionisti e i commercianti escono di casa un poco più tardi. Le massaie nel corso della mattinata, in genere o prima delle faccende domestiche o subito dopo. Escono “a fare la spesa” ossia acquisti di alimentari e di prodotti per tenere pulita ed in ordine la casa. Ci si trattiene anche in conversazione con altre massaie e poi si rientra per affrontare le faccende domestiche o la cucina per preparare il pranzo di metà giornata. I figli in età scolare sono a scuola e rientrano dopo il normale orario di pranzo e sono attesi, non sempre, per pranzare insieme o, in alternativa, il loro cibo è conservato quando l’orario scolastico va oltre le14:00.
Il pomeriggio è dedicato dai giovani scolari allo studio, dalle massaie a qualche minuto di riposo e poi al lavoro domestico di rammendo degli abiti che ne hanno bisogno e, quando possibile, a conversazioni telefoniche con altre amiche massaie o con parenti, figli/figlie lontani dalla casa di origine. Se ospitano nipoti che non rientrano a casa dei genitori all’uscita di scuola, preparano lo spuntino del tardo pomeriggio e, se in grado, li aiutano nel fare i compiti di scuola assegnati per casa. Il pomeriggio trascorre tranquillo ed in genere senza eccessive preoccupazioni. Si esce per la compera di qualcosa che era sfuggito di comprare al mattino, si completa eventualmente la pulizia della casa, si trova il tempo per conversare telefonicamente con familiari o amiche. E al volgere della giornata si prepara la cena e la si consuma insieme agli altri familiari o anche separatamente. Il televisore acceso per le notizie del giorno ed infine per guardare le trasmissioni di prima serata.
La giornata è finita e il degno riposo ammanta di silenzio la casa. Ricomincia poi una nuova giornata, che si spera senza scossoni tali da scuotere negativamente la tranquillità ordinaria familiare.
Ecco una giornata tipo in periferia. In attesa, come auspicato, che la periferia diventi centro e si capovolga la descrizione fin qui fatta. Pia illusione. Il centro rimane centro e la periferia rimane tale.
