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A Bagnoli la priorità va alla bonifica, non all’America’s Cup

Le proteste continuano e continueranno

by Giuseppe Cristoforoni
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Napoli si è sempre trovata ad affrontare sfide legate alla trasparenza nella gestione dei grandi progetti, richiamando l’attenzione sulla necessità di vigilanza e partecipazione democratica (https://www.genteeterritorio.it/bagnoli-bonifica-infinita/).

Vale anche per i fondi stanziati dal Governo, per un totale di circa 1,2 miliardi di euro, per il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana dell’area di Bagnoli. Il relativo accordo è stato formalizzato a luglio 2024 attraverso la firma di un protocollo d’intesa tra la premier Giorgia Meloni e il sindaco di Napoli – nonché commissario straordinario e Presidente dell’ANCI – Gaetano Manfredi. I fondi provengono principalmente dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021-2027. La distribuzione delle risorse segue una precisa tabella di marcia pluriennale: 200 milioni per il 2027, 400 per il 2028 e 400 per il 2029. Il fine sarebbe quello di superare l’assistenzialismo, dimostrando la volontà politica di trasformare aree dismesse in zone competitive.

L’ex Governatore della Campania Vincenzo De Luca sostiene che tali risorse non siano “soldi nuovi” ma fondi già spettanti alla Regione, che l’esecutivo ha deciso di vincolare specificamente a Bagnoli sottraendoli ad altre priorità regionali. Pare sia vero.

Attualmente i cantieri sono in una fase di accelerazione in vista dell’America’s Cup del 2027. L’obiettivo dichiarato è completare tutti i lavori entro il 2031, con l’intento di trasformare l’ex area industriale in un polo turistico e commerciale con 130 ettari di parco urbano e un water front balneabile.

E però, sembra che la movimentazione dei materiali sulla colmata e all’interno del recinto dell’ex ILVA stia avvenendo senza adeguate cautele, con il rischio di dispersione di polveri e ulteriore contaminazione di un’area già segnata dall’inquinamento industriale. Ad esempio, pare che il materiale scavato non venga coperto. Da segnalare inoltre il velo pietoso steso sulla scogliera davanti alla colmata, reso totalmente inutile nel momento stesso che vi si sono posati i nuovi scogli che lo hanno squarciato, così come anche al velo steso sotto alla base delle nuove scogliere sarà toccata la stessa sorte.

Poi seguirà il dragaggio all’interno del porto. Il Professore De Vivo ha definito il dragaggio dei fondali di Bagnoli per la Coppa America “di una pericolosità estrema”, paragonando l’area a una “sabbia dei fuochi” a causa della presenza di metalli pesanti e amianto. Si è detto molto preoccupato per l’impatto ambientale, criticando la fretta con cui i lavori sono stati condotti e il presunto bypass delle norme ambientali. C’è il rischio che questo dragaggio metta a rischio non solo la balneazione, ma anche la pesca in tutto il golfo d’Enea!

Il professore De Vivo, esperto di bonifiche, si è occupato per oltre 20 anni del problema della bonifica del sito industriale di Bagnoli, agendo anche come consulente per la Procura nel procedimento giudiziario, le cui conclusioni sulla mancata bonifica sono state confermate in Cassazione. A marzo ci sarà il terzo grado di giudizio.

C’è poi incertezza sulla natura temporanea delle opere in realizzazione per l’evento. I residenti chiedono garanzie che le strutture vengano rimosse al termine della manifestazione e che la colmata sia gestita secondo il piano regolatore e la legge nazionale, con una spiaggia libera di 2 chilometri e non una piastra di cemento permanente.

I Movimenti e alcune figure politiche (come l’ex governatore De Luca) hanno sollevato dubbi sulla legittimità delle procedure, parlando di mancanza della VIA – Valutazione di Impatto Ambientale e di un processo decisionale poco trasparente sottratto al controllo democratico della città.

E’ assolutamente criticata e non condivisa la scelta di dare priorità a un grande evento sportivo rispetto alla bonifica integrale e definitiva del sito, considerata una questione irrisolta e fondamentale per la salute dei residenti.

Le proteste giustamente continuano, e continueranno con blocchi stradali e presidi per chiedere chiarezza e certezze alle autorità competenti. Dopo 32 anni di attesa, processi e prescrizioni, sarebbe anche ora.

 

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