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Arpac ed ecotossicologia

Il convegno presso il Dipartimento di Farmacia di Napoli

by Stefano Sorvino
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Il convegno dello scorso 23 gennaio, svoltosi presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli, con la significativa partecipazione di Arpa Campania, ripropone una riflessione aggiornata sulle prospettive attuali della Ecotossicologia (“le nuove frontiere”), disciplina di crescente rilievo scientifico ed in espansione nelle potenzialità applicative sia in ambito sanitario che di gestione e tutela ambientale.

Secondo le definizioni scolastiche l’ecotossicologia è quella branca delle scienze (soprattutto) biologiche e della tossicologia, che analizza gli effetti tossici degli inquinanti, di origine naturale e sintetica, sugli ecosistemi, con la finalità – integrando ecologia e tossicologia – di predire e prevenire gli effetti dell’inquinamento sull’ambiente e sulla salute attraverso l’individuazione dei rimedi più efficaci. Studiosi, professionisti ed operatori del settore si confrontano a livello tecnico e scientifico sulle potenzialità odierne rappresentate dalla ecotossicologia nella valutazione della qualità e del rischio ambientale nonché sull’importanza e sui risvolti applicativi dell’approccio ecotossicologico nei controlli, nella gestione, monitoraggio e bonifica ambientale, di crescente rilievo anche a livello normativo.

Di qui il rilievo anche in questo ambito dell’esperienza e della pratica delle Agenzie ambientali e, nello specifico territoriale di Arpa Campania, che ha partecipato attivamente ai lavori con l’intervento introduttivo del Direttore generale Stefano Sorvino e la relazione tecnica della dott.ssa Maria Grazia Aquila, dirigente dell’Area analitica del Dipartimento Provinciale di Napoli.

Arpac opera in questo ambito attraverso la significativa produzione del proprio Laboratorio regionale REACH ed Ecotossicologia – diretto dalla dott.ssa Anna Montanino – con attività di monitoraggio e verifica del rispetto dei limiti previsti per i saggi ecotossicologici, in particolare su impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) ed autorizzazione unica ambientale (AUA), oltre a svolgere supporto tecnico-specialistico alle Autorità giudiziarie nell’accertamento e repressione degli illeciti ambientali,  come ad esempio per le consistenti investigazioni relative al bacino del Sarno.

Nonostante la strutturale sottodotazione di personale tecnico – a cui si sta cercando in ogni modo di sopperire- forte e qualificato è l’impegno qualitativo di Arpa Campania nelle analisi e prove ecotossicologiche con l’analisi di alcune centinaia di matrici campionate ogni anno, che assumono un rilievo crescente nelle più avanzate procedure di controllo e sorveglianza ambientale che ormai,  anche per consolidata disciplina normativa, si proiettano oltre i confini tradizionali delle analisi chimico-fisiche in un’ottica integrata di complessiva prevenzione ambientale.

Il decreto legislativo 152/06 (Codice dell’ambiente) – parte III-All.  5 stabilisce l’obbligo di effettuare test ecotossicologici nel controllo delle acque di scarico urbane ed industriali che recapitato in acque superficiali, in fognatura e sul suolo. Tuttavia, a differenza dei parametri chimici, per i quali la non conformità a normativa determina automaticamente l’applicazione di sanzioni, per le prove ecotossicologiche i risultati non conformi obbligano ad un approfondimento delle indagini analitiche per la ricerca delle cause di tossicità e la conseguente rimozione.

L’indagine ecotossicologica è considerata un valido strumento di prevenzione degli effetti avversi degli inquinanti nell’ecosistema, presentando il vantaggio di consentire una valutazione globale ed efficace dell’impatto dell’insieme degli agenti inquinanti e del loro effetto sinergico sull’ambiente.

Arpac ha recentemente maturato significative esperienze di ecotossicologia in ambito applicativo, come per le rocce e terre da scavo nel controllo della realizzazione di importanti opere ferroviarie (in conformità al DPR 120/2017) e sul dragaggio dei sedimenti marini nell’ambito di interventi sul sistema portuale campano (ai sensi dei vigenti DM 172 e 173/2016), illustrate dal Direttore Sorvino e dalla dirigente Aquila.

In particolare, ad esempio, è operativa dal 2023 una significativa convenzione tra Arpac e Rete ferroviaria italiana (RFI) che prevede, ai sensi della normativa tecnica del DPR 120/2017, attività di controllo ed ispezione sulla corretta attuazione del Piano di Utilizzo delle rocce e terre da scavo del progetto della tratta ferroviaria Apice-Hirpinia tra le province di Avellino e Benevento, in fase di realizzazione.

In particolare, sui materiali provenienti dallo scavo meccanizzato delle gallerie dell’opera, il Laboratorio regionale dell’Arpac, in aggiunta alle analisi chimico-fisiche, effettua la verifica ecotossicologica finalizzata ad accertare la sussistenza dei requisiti di sottoprodotto.

La impegnativa normativa tecnica in materia di dragaggio ed immissione in mare dei sedimenti derivanti da escavo sottolinea inoltre l’importanza della loro caratterizzazione ecotossicologica laddove Arpa Campania ha maturato una articolata esperienza ultradecennale, effettuando attivamente monitoraggio e controllo sulle opere di trasformazione del sistema portuale della Campania, precedentemente secondo la disciplina del manuale ICRAM ed ora in conformità ai decreti ministeriali n.  172 e 173 del 2016, anche per i siti di bonifica di interesse nazionale (come per il porto di Napoli).

Il laboratorio regionale dell’Arpac svolge la caratterizzazione ecotossicologica sugli escavi dei porti di Napoli e Salerno e nella primavera 2023 ha effettuato anche quella del materiale franato e da rimuovere dal porto di Casamicciola a seguito della grave alluvione del novembre 2023.  La struttura agenziale dal 2024 è impegnata nelle attività analitiche relative a vari progetti di trasformazione nei porti di Napoli e Salerno (Molo Manfredi) anche ai fini della caratterizzazione dei sedimenti.

La consapevolezza crescente dell’utilità dell’ecotossicologia, come strumento di prevenzione per la salute umana, si riscontra anche nell’introduzione della Valutazione di impatto sanitario (VIS), che integra ed affianca il già consolidato sistema delle valutazioni di impatto ambientale (VIA).

Considerando le migliaia di sostanze chimiche, in larga parte emergenti, che vengono oggi quotidianamente prodotte, immesse, scaricate e rilasciate negli ecosistemi, risulta sempre più necessario un approccio scientifico integrato e multidisciplinare in grado di misurare e valutare i loro impatti complessivi su ambiente e salute. Ecco perché lo studio delle miscele di contaminanti e, quindi, del loro “effetto cocktail” diviene centrale nella prevenzione, a tutela dell’ambiente e della salute dell’uomo oggi esposto all’incidenza di sostanze chimiche provenienti da molteplici fonti.

Se è vero altresì che le metodiche analitiche chimiche si stanno affinando per individuare concentrazioni di contaminanti anche a livelli molto bassi, purtuttavia, il supporto dell’ecotossicologia risulta essenziale al fine di una valutazione tecnico-scientifica più compiuta ed adeguata alla complessità intersettoriale e d’ insieme del settore ambientale. Ecco perché rappresenta una nuova frontiera per la Comunità scientifica, gli operatori professionali di settore e le Agenzie ambientali.

 

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