Home In evidenza Bagnoli, il pasticciaccio della Coppa America

Bagnoli, il pasticciaccio della Coppa America

Azzerato di fatto il piano urbanistico

by Giovanni Squame
0 comments

Foto by Radio Onda d’Urto

 

La Coppa America di fatto azzera il piano urbanistico di Bagnoli approvato da Consiglio Comunale di Napoli nel 1995. E senza che una nuova delibera della massima assemblea cittadina indichi le modifiche di quel piano in funzione del grande avvenimento internazionale. Comunque il Consiglio è stato convocato per i prossimi giorni, ma fuori tempo massimo. Le decisioni sono già state prese tra Palazzo San Giacomo, sede del Sindaco e della Giunta, e chissà quali poteri internazionali che gestiscono il grande avvenimento di vela.

Si temono e si denunciano giustamente le velleità autoritarie della premier con il premierato, ma tali pratiche vengono consentite e favorite in casa propria, ignorando o stravolgendo anche decisioni assunte in passato sulla città. Bagnoli per come disegnata dal piano regolatore non ci sarà più: addio alla grande spiaggia per i napoletani, addio al grande parco verde, attrezzato di servizi, di 130 ettari. Napoli non avrà più neanche l’analogo parco a Napoli Est previsto sui suoli della Q8 che deve smantellare i serbatoi di petrolio. Finora nessuna discussione su dove trasferirli si è avviata. Sono trent’anni che la decisione è stata presa e nulla si è finora mosso.

Il mio pensiero (maligno) è che l’alternativa della destinazione dei suoli non è gradita agli speculatori internazionali – penso che quelli napoletani abbiano poco o nulla spazio in questa vicenda – che ambiscono a quei suoli per la solita colata di cemento principalmente di edilizia abitativa. E finché non si presenti un’opportuna occasione per realizzare il disegno tutto è fermo. E’ evidente che ci siano responsabilità dirette anche della classe politica napoletana di ogni colore, ma è altamente grave che la sinistra, presunta tale, se non altro con la sua estraneità (connivenza?) al problema, abbia consentito di accarezzare ancora di più la riuscita di quel disegno.

Napoli, per la sua posizione geografica e la sua conformazione urbana è la città che meglio si adatta alle previsioni del piano e alle relative decisioni adottate dal Consiglio. Le amministrazioni che si sono succedute negli anni a seguire sono state inette (volutamente?) o indifferenti. Poco hanno fatto per dare seguito alle decisioni. È pur vero che il piano era impostato soprattutto su spesa ed investimento pubblico, ed in quella fase le finanziarie erano al risparmio. Né la società appositamente messa in piedi per Bagnoli è stata in grado, senza risorse pubbliche, di autogestirsi ed uscire dall’imbarazzo sul da farsi. È certo che Napoli, ma soprattutto la sinistra napoletana, alla prova dell’impegno imprenditoriale e del realizzare i piani elaborati ha decisamente mostrato la corda. Utopie spacciate per realtà o vera incapacità di fare?

È il caso di ricorrere all’espressione “ai posteri l’ardua sentenza”. La storia si incaricherà di spiegare ragioni e responsabilità del fallimento. E ora Bagnoli è alla mercé, complice il grande evento, della speculazione. La spiaggia sarà appannaggio dei mostri sacri, i megayacht attrezzati di tecnologia avanzatissima, che avranno bisogno di attrezzature specifiche da allocare sulla spiaggia e strutture di supporto per le gare in mare, di fronte via Caracciolo. Avranno bisogno di alloggiamenti e solo la spiaggia offre lo spazio necessario. E poi, le attrezzature utili alla competizione potranno essere rimosse dopo l’evento? In altri precedenti e per altre iniziative la tecnica subdola è stata la discussione sull’opportunità della rimozione e sull’utilità del loro utilizzo. Sarà così anche per Bagnoli e si potrà celebrare il funerale della Bagnoli del piano, quella per la quale i comitati bagnolesi stanno mobilitando i cittadini, ai quali però, e vivaddio, si risponderà con vantaggi immediati e assunzioni nelle ditte impegnate sui lavori per la coppa America.

Di fronte a interessi, a prospettive di arricchimento, alla possibilità di speculazioni non ci sono piani che tengano. La sfida diventa impari e in quasi tutte le occasioni, vince la forza economica del denaro. Raramente esso si piega alla bellezza e alla ininfluenza speculativa. Quando questo avviene è perché la forza della partecipazione è stata in grado di smascherare il gioco perverso. Noi ci auguriamo che avvenga sempre più spesso a cominciare proprio da Bagnoli.

 

Leave a Comment