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La “svolta di Salerno” del 1944

Dove nasce lo spirito della Costituzione

by Guglielmo Scarlato
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Nel cuore di una nazione spezzata dalla guerra, mentre l’Italia vive uno dei momenti più drammatici della sua storia, una città del Sud assume un ruolo inatteso e decisivo: Salerno. Non è solo una sede provvisoria del governo; diventa, per alcune settimane del 1944, il luogo in cui l’Italia ricomincia a pensarsi come comunità politica.

Siamo tra la fine di marzo e l’aprile del 1944. Il Paese è diviso: a sud il territorio liberato dagli Alleati, a nord la Repubblica Sociale sotto controllo nazista. Le istituzioni sono fragili, la monarchia è delegittimata, la fiducia è incrinata. Eppure, proprio in questo contesto incerto, nasce una scelta che segnerà il futuro.

Quando Palmiro Togliatti rientra in Italia, porta con sé una proposta che sorprende molti: sospendere lo scontro immediato tra monarchia e repubblica, tra ideologie contrapposte, per costruire un fronte comune contro il fascismo e per restituire al popolo la parola sul proprio destino. È quella che la storia chiamerà la “svolta di Salerno”.

Non si tratta di una rinuncia ideale, ma di un atto di responsabilità politica. In quei giorni, uomini profondamente diversi — comunisti, cattolici, liberali, socialisti — accettano di sedersi allo stesso tavolo. Non si amano, spesso non si fidano, ma comprendono che l’Italia, per rinascere, ha bisogno prima di tutto di unità.

A Salerno prende forma così un governo di collaborazione nazionale, guidato da Pietro Badoglio, sostenuto dalle forze del Comitato di Liberazione Nazionale. Ma il dato più importante non è solo politico: è morale.

Per la prima volta dopo vent’anni di dittatura, si afferma un principio nuovo e decisivo: nessuna forza può imporre da sola il proprio modello di Stato. Il futuro dell’Italia dovrà nascere da un confronto, da un equilibrio, da una scelta condivisa.

In questo senso, Salerno non è il luogo in cui si scrive la Costituzione — quella verrà elaborata dall’Assemblea costituente tra il 1946 e il 1947 — ma è il luogo in cui si crea la condizione perché essa possa esistere. È lì che nasce il metodo costituente: il dialogo tra diversi, la mediazione, il rifiuto dell’assolutismo politico.

C’è, in quei giorni, qualcosa che va oltre la strategia. C’è la percezione diffusa che la libertà non possa essere costruita contro qualcuno, ma solo insieme. Che le ferite della guerra e della dittatura non possano essere curate con nuove divisioni, ma con un paziente lavoro di ricomposizione.

E infatti, pochi anni dopo, quando l’Assemblea costituente si riunirà, quello spirito sarà ancora presente. Lo si ritroverà negli articoli che parlano di diritti inviolabili, di equilibrio tra i poteri, di tutela delle minoranze. Lo si ritroverà nella capacità, rara e preziosa, di trovare sintesi tra visioni del mondo differenti.

 

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