L’amore vero è così: non ha nessuno scopo e nessuna ragione, e non si sottomette a nessun potere fuorché alla grazia umana. (Elsa Morante)
E’ questa la frase guida che trovate sulla homepage del Premio Elsa Morante che, per questo 2026, ha declinato il messaggio della scrittrice sul tema I ragazzini salvati dal mondo, che la lettura, la formazione, la cultura possano proteggere i ragazzi da un mondo che appare sempre più malato, violento, limitato, crudele. Se l’argomento proposto per l’edizione n.40 del Premio cui possono concorrere opere di narrativa, saggistica, comunicazione, poesia, musica, letteratura straniera, edite in Italia, capovolge il titolo della complessa opera del 1968: Il mondo salvato dai ragazzini, il sommario sintetizza lo scopo di questa scelta. Per la Morante la salvezza del mondo non proviene dagli strumenti propri dell’età adulta come la ragionevolezza, la maturità, la politica, ma dalla capacità di vivere con spontaneità e ingenuità (che indicava originariamente la condizione giuridica di chi era nato libero ingĕnŭus, da in+gignere, generare dentro/naturalmente) propria di quei Felici Pochi (F.P.), nei quali consiste il sale della terra, e che saranno infine, sempre, i veri rivoluzionari (dalla nota introduttiva alla edizione del 1971). Coloro che mantengono la coscienza e il senso della bellezza (Ferroni) devono essere oggi gli adulti impegnati a salvare un’infanzia più che mai violata da orchi che sbucano non solo tra le mura domestiche o in situazioni quotidiane apparentemente protette, ma anche dai monitor dei computer. I ragazzini non si salvano da soli ma devono essere aiutati a salvarsi perché poi possano salvare il mondo.
Vincitore del Premio Elsa Morante 2026 per la narrativa è il romanzo di Titti Marrone: Primmammore (Feltrinelli). Giornalista e scrittrice, storica responsabile delle pagine culturali del Mattino, fin dagli anni Ottanta ha focalizzato le sue ricerche sul Mezzogiorno. Proprio con una storia di cronaca, la morte di una bambina di sei anni precipitata dall’ultimo piano di un palazzo alla periferia di Napoli, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento. Ad indagare su questa morte, che da subito promana sospetti e puzza di violenza, sono Costanza la maestra della bimba ed il figlio Marco giornalista. In questa coppia si accoppiano i due caratteri della scrittrice: l’intento pedagogico sviluppato nella sua lunga attività di docente, ed il fiuto giornalistico. Violenza domestica, giro di pedofilia? Napoli e la sua ultima piccola infelice vittima diventano il simbolo di quanto avviene oggi dovunque nel mondo. Si parte da un fatto di cronaca avvenuto a Caivano il 24 giugno 2014 ma lo sguardo si eleva, come portato da un drone, sull’intero mondo. Come raccontare queste atrocità? Quale stile adottare perché si possa mantenere la necessaria lucidità documentaristica e giornalistica ma nello stesso tempo comunicare e far vivere al lettore tutto l’orrore e la compassione che la vicenda, le vicende richiedono? Attenzione giornalistica e cura del dettaglio che si accompagnano ad una delicatezza di toni quando l’argomento si fa crudo e disturbante. Uno stile che abbiamo imparato ad apprezzare già in altra produzione come Se solo il mio cuore fosse pietra, testo in cui piccoli reduci dei campi di sterminio, ciascuno con una terribile storia alle spalle, sono seguiti dall’autrice con delicata commozione e compassione nell’arduo percorso di reinserimento nella normalità. Dove è possibile.
La maestra Costanza, personaggio per altro ricco di sfaccettature, è simbolo di un mondo adulto che non volta la faccia, che non si rinchiude in una pelosa pietà ma affronta la realtà per proteggere quei ragazzini, implicitamente tutti i ragazzini, sempre più spesso vittime innocenti. Ma la maestra Costanza è anche inveramento di un messaggio politico potente: politica è guardarsi intorno, conoscere il quotidiano, operare intorno a sé dove il bisogno è più evidente e più reclamante aiuto.
Alla piccola stellina Nina, protagonista di Primmammore, affettuosa, desiderosa di coccole e abbracci come tutti i bambini che ora non vuole più essere toccata dobbiamo rivolgere tutti i nostri sforzi di adulti consapevoli che i bambini sono un bene comune.
