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Secondo incendio su Lòngola, il Parco sotto attacco

Fare chiarezza e intervenire

by Federico L.I. FEDERICO
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Se il primo evento incendiario doloso su Lòngola ha destato scalpore e paura, questa seconda recentissima fase incendiaria – forse casuale, forse dolosa si vedrà – deve destare scandalo e sdegno.

Due incendi, in meno di quarantotto ore, hanno colpito e ri-colpito il Parco Archeologico Naturalistico Preistorico di Lòngola. Gli ignoti vandali hanno però violato e violentato un pezzo di Stato non presidiato, tanto per parlar chiaro. Sono segnali di fuoco? O semplicemente piromani?

Il Parco di Lòngola è un’area demaniale, espropriata molti anni orsono per la realizzazione del depuratore del Medio Sarno ma poi passata al Ministero della Cultura, diventando Parco Archeologico di Lòngola. E’ stata necessaria una spesa complessiva di molte decine di milioni di euro, soprattutto per espropri, risarcimenti danni da interruzione dei lavori del depuratore e, infine, per i lavori dello Scavo Archeologico preistorico trasformato tempestivamente in Parco e aperto al pubblico nel biennio 2014/2016, durante l’Amministrazione del Sindaco Pantaleo Annunziata.

Quello fu un biennio di speranze per Lòngola. Speranze deluse da tutte le cosiddette Pubbliche Istituzioni. Sì, perché sia lo Stato, sia Il Ministero dei Beni Culturali, sia la Regione, sia la Provincia/Città Metropolitana di Napoli, sia il Comune di Poggiomarino non hanno fatto per Lòngola quello che potevano e dovevano fare. Non chissacché: bastava solo avviarla alla visita e sostenerla per un po’ di tempo!

Ora siamo nel 2026 e, dunque, siamo al compiuto decennio di disinteresse e indifferenza. Nel quale, soltanto grazie all’impegno della locale “Associazione Gruppo Archeologico Terramare 2000” e di altro volontariato si sono avute non poche aperture del Parco alla visita, anche accompagnata, d’intesa con il Comune. Spesso però durate poco e sempre al limite della chiusura definitiva del Parco. Raramente sicuri gli orari e le visite. Al Comune, poi, solo dai VV.UU. qualche risposta.

E, nel decennio trascorso, la Soprintendenza di Pompei è diventata Parco di Pompei, per la sciagurata legge Franceschini che le ha assegnato schizzi di territorio, non aree vaste, tant’è che lo stesso territorio comunale di Pompei risulta diviso tra Parco di Pompei e Soprintendenza napoletana.

Inoltre, al Comune di Poggiomarino, gestore del Parco di Lòngola, è stato negato di dotarlo della presenza di un bar/buvette e di un minimo agio che confortasse materialmente il visitatore durante la visita, soprattutto se di gruppo familiare. Forse la visita al Parco Preistorico, nella mente di qualcuno, doveva essere penitenziale?

 

Uno dei due capannoni in fase di scavo

 

Da parte sua, il Comune di Poggiomarino guidato alternativamente da Sindaci e Commissari ha fatto di peggio e di più:

  • non dotando tempestivamente di acqua corrente il Parco Preistorico che aveva in dotazione solo acqua di pozzo di incerta qualità;
  • non liquidando i compensi a molti dei professionisti che hanno operato per Lòngola e poi chiamato in causa il Comune;
  • diffondendo e alimentando il malcontento della popolazione verso la gestione commissariale, che dall’alto impone regole e sacrifici a chi non era abituato a un tal clima da “redde rationem”.

Insomma – se si può dire – un gran bordello ha alimentato i segnali di fuoco. Ma tali segnali vanno decrittati ad ogni costo. Come è possibile, senza complicità, che si possa andare in giro ad appiccar fuoco in una campagna piatta e coltivata intensivamente di giorno e di notte? Basta verificare i tanti capannoni per serre rivestiti di teli di plastica, a volte solo per “coprirne” la vera destinazione. E va precisato che oggi, le già rare coltivazioni arboree, in maggioranza noccioli coltivati ad arbusto, hanno ceduto completamente il passo a ortaggi di grande qualità, E si sa che il “Cipollotto bianco” di Poggiomarino è un cultivar di risonanza internazionale, anche in termini culinari, oltre che agrari.

Dopo il secondo rogo, sono arrivate le parole amare del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, che ha dichiarato alla Stampa: «Incendiare Lòngola è un atto barbaro e vergognoso… Ma non ci fermeranno. Ricostruiremo Lòngola più bella di prima. Il Parco Archeologico di Pompei e il Ministero della Cultura hanno già in campo lavori per tre milioni di euro”.

Ecco il controcanto, che ci aiuta a capire gli interessi in gioco. Non possiamo che essere d’accordo. Rimbocchiamoci, dunque, le maniche!

 

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