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Il contrasto all’antibiotico resistenza

Anche ARPAC coinvolta nelle azioni previste dal Piano Nazionale

by Claudio Marro
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L’Autore è Direttore Tecnico ARPAC.

 

La contaminazione ambientale da farmaci, in particolare da antibiotici, crea particolare preoccupazione a causa della continua immissione nell’ambiente in quantità rilevanti. La presenza di antibiotici nell’ambiente favorisce, infatti, lo sviluppo e la proliferazione di resistenze specifiche nelle comunità batteriche. Queste resistenze creano situazioni pericolose per la salute dell’uomo e negli allevamenti animali, dove una resistenza spesso si traduce direttamente in un’infezione di difficile o impossibile trattamento.

Da un punto di vista sanitario, tale problematica è conosciuta come antibiotico-resistenza le cui conseguenze includono le infezioni più difficili da trattare, un aumento della mortalità e il rischio di rendere inefficaci interventi medici complessi.

Sotto l’aspetto ambientale, la presenza di antibiotici nei reflui trattati e nelle acque superficiali può creare altri potenziali rischi, soprattutto se le acque vengono poi riutilizzate per l’irrigazione in agricoltura.

La Nuova Direttiva UE sulle Acque Reflue [1], (in vigore e da recepire entro il 31 luglio 2027, con applicazione dal 1° agosto 2027) sostituisce la vecchia Direttiva 91/271/CEE ed introduce, per la prima volta, limiti e controlli mirati su alcuni microinquinanti tra cui i residui che alimentano l’antibiotico-resistenza.

In pratica, l’Unione Europea, con questa nuova norma, ha introdotto disposizioni più severe riguardo al monitoraggio dei contaminanti emergenti e dei farmaci nelle acque reflue, spingendo verso l’adozione di trattamenti di depurazione più avanzati (come i trattamenti terziari e quaternari).

In particolare, è prevista l’estensione dei controlli ai piccoli Comuni nei quali l’obbligo di reti fognarie e di un trattamento secondario (rimozione della materia organica biodegradabile) viene esteso anche agli agglomerati più piccoli, a partire da 1.000 abitanti equivalenti (a.e.) rispetto al precedente limite di 2.000 A.E.

Inoltre, viene introdotto l’obbligo di associare al trattamento terziario (per azoto e fosforo), un quarto ed innovativo livello di trattamento (definito quaternario) quale il filtraggio obbligatorio (entro il 2045) per trattenere i microinquinanti emergenti quali PFAS, le microplastiche, i residui farmaceutici e quelli cosmetici.

Tra le tecniche di abbattimento di questi inquinanti emergenti, molto persistenti nell’ambiente, vanno adottate tecniche (quaternarie)di abbattimento come l’ozonizzazione [2], i carboni attivi granulari (GAC) o in polvere (PAC)[3], processi di ossidazione avanzata (AOP) [4].

Per la problematica antibiotico-resistenza i trattamenti di ossidazione/filtrazione sono capaci di abbattere la carica di geni resistenti prima del rilascio ambientale.

In sintesi, da una parte i gestori degli impianti di depurazione sono tenuti ad aggiornare i propri processi di trattamento per abbattere gli inquinanti emergenti le cui concentrazioni vanno misurate nelle acque reflue in uscita dai depuratori, dall’altra anche gli organi di controllo devono prevedere tra i parametri da indagare nuovi inquinanti, come i PFAS, le microplastiche, i residui farmaceutici e quelli cosmetici, finora non ricercati.

ARPAC, pertanto, per far fronte alle nuove direttive europee, è impegnata ad adeguare il proprio parco tecnologico sia di campo che di laboratorio associato, necessariamente, anche ad un aggiornamento ed incremento delle risorse umane specializzate.

In tale contesto si inserisce il Piano Nazionale di Contenimento dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) ed i protocolli specifici che il Ministero della Salute ha avviato per l’analisi dei reflui urbani, usati come indicatore epidemiologico per stimare la circolazione dei geni di resistenza nella popolazione.

In pratica tra le azioni volte a perseguire l’obiettivo di rafforzare la prevenzione, l’identificazione precoce e il controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e alle resistenze agli antibiotici (AMR), promuovendo l’adozione di pratiche assistenziali appropriate e l’uso responsabile degli antibiotici nelle strutture sanitarie regionali, è prevista anche un’attività di monitoraggio della presenza di antibiotico-resistenza nelle acque reflue in ingresso e in uscita dai depuratori pubblici, che in base ai risultati potrà eventualmente essere esteso anche ad alcuni corpi idrici superficiali.

Il nuovo Piano Nazionale di contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza PNCAR 2022 – 2025 si fonda su una governance inclusiva e integrata, articolata in aree trasversali, che prevede una forte integrazione tra il settore umano, veterinario e ambientale, in coerenza con l’approccio “One Health”;

In regione Campania, l’evoluzione di questa problematica che ha già visto l’istituzione [5] di un apposito Tavolo Tecnico UVA (Umano, Veterinario, Ambientale), finalizzato in particolare al monitoraggio delle attività poste in essere per l’attuazione delle misure e degli interventi previsti dal PNCAR 2022–2025, ha portato alla emanazione di Decreto Dirigenziale [6] che coinvolge ARPAC nello svolgimento delle attività di competenza in ambito PNCAR.

In tale ambito ARPAC prevede in meno di tre anni di prelevare, con frequenza stagionale, 196 campioni di acque reflue in ingresso (non prevista normativamente e ordinariamente) e uscita dai depuratori pubblici ed 80 campioni dagli impianti di trattamento ospedalieri (possibilmente ingresso ed uscita) con successiva valutazione di estendere il monitoraggio anche a taluni corpi idrici superficiali.

Ai fini del PNCAR, le analisi di laboratorio specifiche che ARPAC è chiamata a svolgere riguardano la ricerca e quantificazione di geni di resistenza agli antibiotici. Tale indagine viene comunque corroborata da ulteriori determinazioni analitiche, complementari ed integrate per meglio contestualizzare la problematica, riguardanti la ricerca e la quantificazione dei microrganismi che hanno sviluppato la resistenza agli antibiotici e la ricerca e quantificazione di residui di antibiotici presenti nelle acque reflue, associate alle ordinarie indagini riguardanti i parametri previsti dalla normativa di settore ovvero BOD5 –   COD – Solidi Sospesi [7].

Un lavoro appena iniziato che conferma la sinergia tra indagini sanitarie ed ambientali secondo un approccio ormai consolidato che va sotto il nome di One Health.

 

[1] Direttiva UE 2024/3019

[2] Sfrutta il potere ossidante dell’ozono per distruggere le molecole organiche complesse

[3] Trattengono ed eliminano i microinquinanti tramite adsorbimento

[4] Combinano ozono, perossido d’idrogeno o raggi UV per degradare i composti refrattari.

[5] Decreto Dirigenziale n. 55 del 11/02/2026

[6] Decreto Dirigenziale n . 325 del 25/06/2026 delle  DG/Ufficio di struttura 204

[7] D. Lgs 152.2006 e smi – parte III – allegato 5 Tabella 1

 

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