Home blue economy Genova a 5mil di TEU. No Green Deal. Cemento in scadenza

Genova a 5mil di TEU. No Green Deal. Cemento in scadenza

Un mare di Svizzera 9

by Redazione
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Oggi in apertura della nona edizione di “Un mare di Svizzera”, il forum internazionale di Lugano, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale – Matteo Paroli – ha comunicato un’inversione del trend negativo nei traffici container ma anche di energia. Ed ha annunciato grandi aspettative legate all’intero sistema logistico, su cui peserà non solo l’entrata in servizio della nuova diga di Genova ma anche i massicci investimenti e in primis il Terzo Valico che entrerà in servizio nel 2028.

Alla domanda se il sistema portuale di Genova potrà raggiungere il traguardo dei 5 milioni di TEU, la risposta di Juan Pablo Richards, Senior Managing Director Sud Europa di Hapag-Lloyd, è stata netta: si.

Il Forum ha affrontato, nella sua prima sessione, il tema di una doppia crisi: da un lato quella del sistema logistico nordeuropeo, in particolare tedesco (il caso della ridotta navigabilità del Reno e del mancato collegamento delle ferrovie tedesche con AlpTransit); dall’altro il potenziale recupero di centralità del Mediterraneo e dei suoi porti, centralità condizionata dalla situazione geopolitica in Medio Oriente.

E la Svizzera? Tramite il Presidente della Camera di Commercio ticinese, Andrea Gehri, rifiuta il ruolo di terra di transito.

Si è parlato anche di Green Deal europeo e gli intervenuti si sono dimostrati concordi nel considerarlo “un puro patteggiamento politico” per ottenere i voti degli ambientalisti. Utopie, ideologia, presunzione. E no alla tassa europea ETS sulle emissioni. Il che, detto da chi quelle tasse dovrebbe pagarle… Insomma, appare chiaro perché il Governo è contro il Green Deal.

E poi il cemento in scadenza. Secondo i dati emersi dalla relazione di Cinzia Pidatella, Direttore Tecnico ITS Controlli Tecnici: “839’000 chilometri di strade e autostrade sono stati costruiti tra gli anni ‘50 e ‘70 e l’80% risale al secondo dopoguerra. La rete di ANAS comprende oltre 14’600 opere tra ponti e viadotti. Circa la metà è costituita da strutture con impalcati a graticcio, la maggior parte delle quali è stata realizzata tra il 1955 e il 1980. La metà delle infrastrutture di Autostrade per l’Italia è nata prima del 1970. RFI gestisce 19’000 tra ponti e sottopassi, il 65% dei quali costruiti prima del ’70”.

La domanda è: per quanti anni potranno reggere? E il problema non riguarderebbe solo l’Italia ma tutta la rete infrastrutturale europea. Dove trovare quindi le risorse necessarie per intervenire e “come rendere questi investimenti compatibili con gli interessi di soggetti privati”? Quali privati, se è lecito chiederlo?

 

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