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Accordo Leonardo/Cina. I dubbi di Pomigliano

by Rosario Muto

Siamo in una fase di prefattibilità rivolta alla partecipazione al programma di sviluppo CR929 della Comac (industria aeronautica nazionale cinese) in partnership con UAC (in pratica l’industria aeronautica civile russa).

Il nuovo prodotto dovrebbe essere un “competitor” del B787 dell’americana Boeing, del quale Leonardo produce due sezioni centrali (46 e 48) di fusoliera in materiale composito presso lo stabilimento di Grottaglie (Taranto), interamente sorto e dedicato per lo sviluppo di tale “commitment”.

Nell’ambito dello sviluppo del velivolo cinese, un wide-body, doppio corridoio, di lungo raggio e da circa 300 pax, il ruolo della nostra azienda italiana consisterebbe nella partecipazione ad una joint venture con Kangde Investment Group per la realizzazione dell’aerostruttura, ovvero della fusoliera velivolo in materiale composito (fibre di carbonio).

Una partecipazione a carattere prevalentemente di ingegneria industriale e di produzione. Il grosso business è “vendere” le nostre conoscenze e capacità sui compositi che colloca Leonardo fra i “major player” mondiali. I cinesi acquisteranno la nostra IPR (ovvero la proprietà intellettuale).

Del resto, è questo lo scopo del grande programma nazionale cinese lanciato da Xi Jinping e che porterà la Cina ad essere, entro il 2025, la prima potenza mondiale!

L’iniziativa di Leonardo può sollevare, però, perplessità sulla ricaduta industriale e occupazionale in tutta l’area metropolitana di Napoli. Un’area con presenze industriali di esperienza e livello internazionale, ma che continua ad essere trascurata e sottovalutata proprio per la mancanza di una visione del futuro nelle politiche industriali del Paese. Cosa che si riverbera sull’intero Mezzogiorno.

Sollevo in particolare due questioni.

La Boeing, nostro storico partner americano, non credo faccia salti di gioia per la nostra scelta. Si tratta sempre di un nuovo potenziale competitore nello stesso segmento di mercato, benché fuori dalle cosiddette “western conditions”: certificazione; supporto e ricambi con i clienti e così via.

Se poi questa operazione ha la vocazione di mantenere e rilanciare lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, saranno necessarie profonde trasformazioni del sito, oggi messo male con processi e strutture produttive piuttosto datate.

Le macchine non dialogano ancora fra loro, come imporrebbe la digitalizzazione della quarta rivoluzione industriale. Un’autoclave di circa 11 metri resta in pratica inutilizzato da anni. Il World Class Manufacturing che rappresenta la nuova frontiera dei processi ed organizzazione di produzione, non ha ancora “trovato asilo”.

Credo sia legittimo nutrire perciò perplessità e preoccupazioni poiché le prospettive non appaiono chiare.

Forse è il caso di prevedere un tavolo di confronto vero che coinvolga l’azionista di maggioranza (il MEF) e i Sindacati, speriamo però coesi ed uniti in questa circostanza.

Aggiungo, infine, a corredo che Profumo, CEO di Leonardo, con la recente nomina di Schisano a Capo Divisione Aerostrutture a Pomigliano d’Arco ha voluto confermare che tutto deve e può continuare come prima.

Mi meraviglia il silenzio di Di Maio: o è poco informato, o è circondato da cattivi consiglieri o al momento è fuori dai giochi.

La Lega che è invece establishment, checché ne dica la vulgata diffusa, gongola perché il sottosegretario alla presidenza Giorgetti potrà favorire gli interessi e le aziende industriali del Nord, che inevitabilmente saranno coinvolte, magari perché già locate in Cina.

Per questi motivi, le maestranze di Pomigliano d’Arco/Nola ed io stesso che vi lavoro da tempo come manager nelle Operations e nello Sviluppo di Nuove Iniziative, avanziamo forti riserve.

Nessuna preclusione, anzi! Ma abbiamo bisogno di sviluppo con ricaduta occupazionale qui in Campania e non in Cina.

di Rosario Muto

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