Lo scorso 26 gennaio è stato presentato in Parlamento il position paper “Mobilità dolce e sostenibile per lo sviluppo dei borghi e delle aree interne” dell’Alleanza della Mobilità Dolce – AMODO, “una rete nazionale che riunisce associazioni, enti, reti di comuni e soggetti della società civile impegnati nella promozione di un modello di mobilità fondato sulla sostenibilità ambientale, sull’equità sociale e sulla valorizzazione dei territori”.
Si è voluto così rilanciare il dibattito sul futuro delle aree interne italiane. I rappresentanti di AMODO hanno discusso delle politiche da promuovere insieme al Presidente Rete Ferroviaria Italiana, al responsabile mobilità sostenibile e TPL ANCI, al Responsabile Affari istituzionali ASviS e al Direttore generale Vivi Appennino.
Alcuni dei temi trattati: l’accessibilità ai borghi e alle aree interne, con particolare riferimento al nodo dell’ultimo miglio; l’esperienza dell’Atlante della Mobilità Dolce come base conoscitiva per orientare la programmazione degli investimenti; gli esempi di interventi innovativi che impattano positivamente sulle economie di territori considerati marginali; l’introduzione del concetto di “spopolamento irreversibile” che rischia di tradursi in una gestione passiva delle disuguaglianze territoriali; il rapporto tra mobilità dolce e turismo.
“Ecco le proposte di interventi elaborati dalle associazioni AMODO, articolate lungo alcuni assi prioritari:
- Riconoscere la mobilità come infrastruttura di cittadinanza, assumendola come condizione abilitante per l’accesso ai diritti fondamentali e integrandola stabilmente nelle politiche per le aree
- Rafforzare il ruolo delle ferrovie locali e turistiche, attraverso il potenziamento e la riapertura delle linee, e valorizzando le stazioni come nodi di accessibilità, accoglienza e interscambio con la mobilità
- Affrontare in modo strutturale il nodo dell’ultimo miglio, promuovendo soluzioni flessibili, territorializzate e integrate (mobilità condivisa, servizi a domanda, connessioni dolci), costruite a partire dai bisogni reali delle comunità locali.
- Costruire e manutenere reti integrate di mobilità dolce, connettendo ciclovie, cammini, sentieri e greenways ai borghi e ai servizi essenziali, e recuperando le infrastrutture storiche della mobilità come parte della vita quotidiana dei territori.
- Utilizzare l’Atlante della Mobilità Dolce come strumento di policy, orientando la programmazione degli investimenti pubblici sulla base dell’evidenza territoriale e favorendo una pianificazione intermodale coerente e non frammentaria.
- Integrare mobilità dolce e turismo in una strategia di sviluppo locale equilibrato, capace di migliorare la qualità della vita dei residenti, sostenere le economie locali e prevenire modelli estrattivi e fenomeni di overtourism.
- Garantire accessibilità e inclusione, progettando infrastrutture e servizi di mobilità dolce fruibili anche da persone con bisogni specifici e superando le barriere fisiche, informative e culturali.
- Rafforzare il ruolo delle comunità locali, promuovendo governance partecipative, sperimentazioni dal basso e valorizzando il sapere territoriale nei processi decisionali.
- Avviare una revisione pubblica e partecipata della Strategia Nazionale per le Aree Interne, superando una logica di gestione passiva del declino e orientando le politiche alla rigenerazione territoriale e alla riduzione delle disuguaglianze”.
