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Attenzione: la fontana di via Scarlatti potrebbe tornare

by Redazione

Non avremmo mai pensato che, con i mille problemi che ha la nostra città, la cosiddetta “vasca dei capitoni”, ossia Itaca, la fontana/scultura di Tatafiore esposta a via Scarlatti per anni, fosse una priorità.

Eppure, nelle ultime settimane c’è stato un curioso tam-tam mediatico sull’argomento. Dov’è la fontana? Chi e perché l’ha rimossa? Avrà subito danni? E i diritti dell’artista?

In verità non ci è parso che oltre a Tatafiore, che sembra abbia anche incaricato un avvocato di difendere i propri diritti d’autore, parliamo di soldi quindi, siano in tantissimi ad essere in ansia per le sorti della fontana.

Ma tant’è, i media hanno dato molto spazio alla vicenda, da ultimo con un’intervista allo scultore il quale sostiene che “chi dice che un artista ha l’idea e poi non ha più diritto di occuparsi né della sua realizzazione né del destino che prende l’opera, dovrebbe solo studiare di più”. E allora abbiamo studiato.

Siamo andati a ripescare la delibera originaria della Giunta comunale, del 27 ottobre 1999, epoca Bassolino, alla quale è allegata una lettera in cui Tatafiore ribadisce la sua “intenzione di donare alla città di Napoli l’opera da me ideata” e comunica perfino il nome della ditta che deve realizzarla. La Giunta, quindi, “accetta l’opera artistica ideata e donata alla città di Napoli” e affida brevi manu all’impresa indicata i relativi lavori di realizzazione e installazione per un costo di 80milioni di lire, circa 40.000 euro.

Quindi la fontana è nostra, l’abbiamo costruita e pagata non poco con le nostre tasse. Non sappiamo quanto valga questa considerazione dal punto di vista legale, ma sotto il profilo del buon senso e del buon gusto ci sembra che forse non sia del tutto peregrina.

Ma, in ogni caso, perché è stata rimossa? Negli uffici del Comune ci hanno detto che cadeva a pezzi, era diventata un ricettacolo di fango e rifiuti, i bordi erano diventati affilati e pericolosi, intralciava il passaggio dei mezzi di soccorso. Tanto da sollevare le continue proteste dei residenti.

Ora dov’è? Nel padiglione Libia della Mostra d’Oltremare in un luogo non aperto al pubblico, come mostra la foto in testa all’articolo.

Che fine farà? Sarà restaurata in base ad un progetto da definire in accordo con Tatafiore e la Sovrintendenza, anche se l’opera non è vincolata. Poi si cercherà uno sponsor per coprire i costi e, dopo i lavori, sarà riposizionata a via Scarlatti, meglio sistemata e protetta.

Ma allora qual è il problema e perché ci si indigna tanto? Piuttosto si dovrebbe chiedere ai cittadini se la rivogliono e se pensino sia giusto pagare altri soldi. Al momento, si stanno raccogliendo firme per tenerla lontano da via Scarlatti.

Sarà pure che, come dice Tatafiore, siamo “abituati solo a guardare la televisione passivamente”, ma è la nostra città e sono i nostri soldi. Vorremmo avere voce in capitolo.

di Redazione

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