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C’è ancora bisogno del Pride? Citofonare Carmine Alfano

by Francesca Pica
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E siamo in giugno, il mese del Pride. La stagione di eventi che celebra la comunità LGBTQIA+ in tutto il mondo. Sabato scorso a Roma hanno partecipato moltissime persone. Il corteo con i suoi colori, gli abiti e l’energia incredibile che la comunità riversa nelle strade durante le parate, è stato aperto dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Tra gli altri, sul carro principale del corteo c’era anche Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico. La madrina dell’evento è stata Annalisa, che ha tenuto anche un piccolo concerto.

Il Pride è come sempre una festa, quest’anno un po’ speciale perché ha celebrato i suoi primi “30 anni di orgoglio”, ma è anche un momento di lotta per i diritti e per eliminare tutte le discriminazioni legislative, culturali o sociali. E come oggi anno c’è sempre qualcuno pronto a chiedersi se abbia ancora senso l’organizzazione di manifestazioni come i Pride. Molti hanno espresso il loro disappunto anche per le modalità degli eventi, che si sono evoluti in spettacoli veri e propri. C’è chi etichetta i Pride come “Carnevalata” con frasi tipo: “Non hanno rispetto per loro stessi”, “Basta che non si bacino in pubblico, perché non è un bell’esempio per i bambini”. E chi si esprime così, il più delle volte non conosce nemmeno i motivi per cui è nato e si è evoluto in questo modo.

C’è davvero ancora bisogno del Pride? Ricordiamo che solo qualche settimana fa Papa Francesco ha affermato “c’è troppa frociaggine”, invitando a chiudere i seminari agli omosessuali. Parole gravemente offensive che alimentano un clima di discriminazione e intolleranza che non dovrebbe trovare spazio nella società contemporanea, tantomeno nelle dichiarazioni di figure di rilevanza globale.

Sono di ieri, invece, le parole omofobe e naziste di Carmine Alfano, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell’Università di Salerno e candidato sindaco per il centrodestra a Torre Annunziata, nella provincia di Napoli. “I ricchioni nel forno crematorio: chi comanda sono io”. E ancora: “in America vanno di moda, qui esistono gli uomini e le donne, i binari non esistono”. E poco dopo aggiunge: “Tutti quanti là dentro, nel forno crematorio a Cava de’ Tirreni e abbiamo risolto il problema”. A registrare questi discorsi sono i giovani specializzandi stanchi di vessazioni continue, minacce e di un clima tutt’altro che professionale. “Non ho mai voluto offendere – si è difeso Alfano – Riconosco ogni forma di libertà sia ideologica che identitaria”. “Le frasi sono state dette in un contesto di estrema”, ha sottolineato.

Tutto questo può essere considerato rivoltante, ma purtroppo è reale. E anche davanti all’amarezza di veder procedere a passi indietro, invece che avanti, va affrontato con raziocinio puntando sul molto lavoro ancora da fare per sradicare la mentalità discriminatoria di cui sono vittime i cittadini gay.

Anche a questo servono i Pride, a chi lotta per cambiare il proprio paese in un’ottica progressista, egualitaria, inclusiva, a chi vi presenzia anche solo per sentirsi parte di una comunità o a chi vuole mostrarsi amico di questa comunità.

Sono eventi che servono anche a permettere alle persone di rendersi visibili e non doversi più nascondere, cosa che ancora non è scontata, specialmente nelle organizzazioni professionali e nelle piccole realtà provinciali. Una celebrazione annuale certo non risolve le cose, ma è per tantissimi un momento di ispirazione e di motivazione.