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Coronavirus. Le misure del DPCM del 4 marzo

by Luca Rampazzo

Annunciato con abbondante anticipo e immancabile coda polemica, è uscito poco dopo le 19 di ieri il Decreto che detta le misure di contrasto al contagio in Italia. Iniziamo da un dato fondamentale: si accentra. Il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni è stato “sentito” e non risultano lamentele. Questo perché, come recita il decreto, è necessario garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea e le misure devono essere applicate in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Il livello locale, evidentemente, non appare più sufficiente. Vediamo quali sono le misure adottate.

Congressi, riunioni e simili sono vietati al personale sanitario o incaricato di servizi pubblici essenziali.

Sospese manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza. Quindi anche un eventuale corteo di protesta, bisogna ritenere.

Stop agli eventi sportivi aperti al pubblico. Vi potete allenare, ma dovete stare ad un metro di distanza. Il che si completa con la seguente previsione: “è raccomandato ai comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati.”

Scuole e università chiudono fino al 15 marzo. Poi si vedrà. Viaggi d’istruzione e simili, sospesi. Si invocano le lezioni a distanza. Il che nella scuola non è facile. Eccellente sotto molti punti di vista, di certo non brilla per informatizzazione.

Norme su RSA (Residenze Sanitarie Assistite) ed Ospedali (con particolare enfasi posta sui Pronto Soccorso) come per le Zone Gialle. Ossia con limitazioni per accompagnatori e visitatori.

Relativamente al telelavoro, ora potrà essere utilizzato anche in assenza dei necessari accordi individuali. D’imperio del datore di lavoro, insomma. Una forzatura che deve essere apparsa evidentemente necessaria.

Presìdi sanitari per i nuovi ingressi negli istituti penitenziari. Potenzialmente assai pericolosi.

Segue una lunga serie di misure di informazione e prevenzione. Tra le quali, quella dell’Amuchina nelle scuole che però, con ogni probabilità, non riapriranno prima della fine dell’emergenza. Un elenco di misure pensate per aumentare la coscienza del problema del contagio da parte della popolazione. In particolare, degli anziani e degli ammalati. Soprattutto se afflitti da più malattie contemporaneamente.

I Prefetti sono chiamati a vigilare sull’applicazione delle norme (con buona pace delle Regioni). Come detto, si accentra. Qualcuno dice: finalmente! Questo stato di cose durerà, forse, fino alla ragionevole certezza che tutto si sia risolto per il meglio. La situazione ad oggi è questa.

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