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Da Elisabetta II a Carlo III

by Piera De Prosperis

 

Il cordoglio è unanime, la tristezza è il sentimento diffuso. Capi di stato e gente comune si stringono al dolore della famiglia reale e della Gran Bretagna intera. E’ morta Elisabetta II, l’ultima grande regina, quella intorno alla cui vicenda si sono scritti libri, si sono costruite fiction, si sono arricchiti i rotocalchi scandalistici. Certo non possiamo, nel nostro piccolo, e non vogliamo ripercorrere le tappe salienti di questa lunga vita sempre alla ribalta. Possiamo fare però alcune considerazioni dal punto di vista basso, alla luce di quello che è stato il ruolo della donna del secolo breve. Lavoro e famiglia, dedizione ad entrambi, senza grilli per la testa ma votata alla cura ed alla attenzione. Punto di riferimento per i giovani, certezza nelle avversità, silenziosa custode dei valori della tradizione. Questo più o meno quello che i nostri genitori chiedevano a noi giovani donne degli anni ’50. E questo, fatte salve le differenze sociali ed economiche, è quanto ha fatto Lilibet. Ha lavorato tanto nel suo ruolo di capo di Stato, che assunse all’età di 26 anni, avendo a che fare con personaggi dello spessore di Churchill, Stalin, Nelson Mandela e tanti altri. Ha compiuto 270 viaggi ufficiali in 110 paesi tra i sei continenti. Ha avuto quattro figli ed una miriade di nipoti. Ha impersonato la sposa devota, nonostante le scappatelle del focoso Filippo, è stata la madre, porto sicuro nelle avversità, per quei figli un po’ tutti scapestrati tra divorzi, tradimenti, scandali sessuali. E’ stata la nonna che tutti gli inglesi avrebbero voluto trovare a casa, tornando dal lavoro, per un thè caldo e corroborante. Ha saputo mantenere in vita le tradizioni anglosassoni anche se ormai a beneficio del turismo più spietato e devastante, adeguandosi con stile ad un rinnovamento epocale dei mass-media, partecipando, ad esempio, come comparsa d’eccezione in un film di James Bond o intrattenendosi con l’orsetto Paddington in uno spot pubblicitario del Giubileo di diamante.

In fondo in fondo, una di noi. Come sarà stata nell’intimità del Castello di Balmoral, libera da impegni ufficiali? Amava gli animali e la natura, le passeggiate tra i boschi, adorava trascorrere le vacanze con la famiglia, in compagnia del marito, la sua roccia. Proprio per questa affinità elettiva, nella opposizione Elisabetta II vs Diana Spencer, le mie simpatie erano tutte per la prima. La giovane principessa non aveva saputo interpretare il suo ruolo, aveva mancato ai doveri che l’etichetta impone ad una testa coronata, aveva voluto una vita tutta sua, in cui pubblico e privato coincidessero. Forse questo avrà pensato la regina quando la morte di Diana la mise davanti ad un modo di vivere che l’opinione pubblica, ormai profondamente cambiata, condivideva ed addirittura amava. Eppure, nel tempo Elisabetta ha saputo recuperare consensi, la monarchia è ancora forte come istituzione rappresentativa, ora spetta a Carlo III.

Il suo omonimo predecessore, Carlo II, fu noto anche con il nome Merrie Monarch (monarca allegro), a sottolineare il clima di edonismo della sua corte e il sollievo generale procurato dal ritorno a una situazione di normalità dopo la decapitazione di Carlo I e l’esperienza repubblicana con Cromwell e i puritani.

Nomen omen? Speriamo di no, speriamo che la Regina non debba essere rimpianta oltre misura.

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