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Da Navale a Parhenope. 100 anni affrontando il mare aperto

by Piera De Prosperis
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Cosa vi viene in mente a sentire il nome Parthenope? Ovviamente, la sirena che secondo la tradizione raccontata nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, insieme con le sorelle Ligeia e Leucosia, disperata per l’insensibilità di Ulisse al suo canto, si suicida. I loro corpi vennero trasportati dal mare: Ligeia a Terina (Lamezia Terme), Leucosia a Poseidonia (Paestum), Parthenope alle foci del fiume Sebeto.

Servirsi di questo nome significa, quindi, richiamarsi alle radici della nostra tradizione, cercare, programmaticamente, di inserirsi nel nostro passato, facendo di quel nome una bandiera di continuità.

E’ quello che l’Ateneo Parthenope si è proposto in questi cento anni di gloriosa esistenza. Forte legame con il passato e la tradizione di studi, ma apertura verso l’innovazione che il presente del tessuto produttivo richiede.

Stiamo parlando dell’Università fondata nel 1919 come Regio Istituto Navale ad opera del Vice Ammiraglio Leonardi Cattolica, che, insieme al Regio Istituto di Incoraggiamento, si propose di promuovere a Napoli un centro superiore di cultura ed istruzione nel quale il mare venisse “studiato in quanto è, in quanto produce ed in quanto mezzo di scambio”. La nuova istituzione avrebbe dovuto preparare i giovani ad una “consapevole valorizzazione dei problemi economici relativi al mare”.

Nacque così il Regio Istituto Superiore Navale, articolato in due sezioni: Magistero, per la formazione dei docenti di Discipline Nautiche; Armamento, per la formazione di dirigenti di aziende armatoriali ed assicuratori marittimi. Nel 1930 l’Istituto ottenne il pieno riconoscimento del proprio carattere universitario e, tra il 1939 ed il 1940, cambiò la propria denominazione assumendo un nome in grado di rappresentare maggiormente l’utilità e lo spirito dell’Ateneo. Diventa Istituto Universitario Navale, semplicemente il “Navale”, nel linguaggio quotidiano di studenti e addetti ai lavori.

Pur mantenendo la sua forte vocazione marinara, nell’anno accademico 1999/2000, insieme alle due storiche Facoltà di Economia e Scienze Nautiche, l’Istituto si è ampliato con le facoltà di Giurisprudenza, Ingegneria e Scienze Motorie. In seguito alla incredibile ricaduta didattica, l’Ateneo ha ottenuto lo status di Universitas Studiorum, cessando così di essere un “Istituto universitario” per diventare “Università”. Il vecchio nome di “Navale”, troppo legato ad un ciclo di studi specialistico, diventa così “Parthenope”. Nome evocativo, anzi potremmo dire nomen omen.

Nella Carta dei Servizi dell’Università si legge: Ai nostri studenti l’Ateneo assicura una formazione solida e flessibile valorizzata in prospettiva internazionale, orientata allo sviluppo equilibrato di conoscenze, competenze relazionali e capacità riflessive e critiche. Il nostro Ateneo si rivolge agli studenti ponendoli al centro delle proprie attività per proiettarli verso ruoli di guida e di responsabilità.

Quello che però maggiormente colpisce e che rende questa istituzione diversa dalle altre è proprio l’attenzione al mare. Non a caso il logo, di cui è autore Renato Delehaye, è di forma circolare costituito nella parte centrale da una sirena di profilo con le ali aperte. Al di sotto, in secondo piano, presenta un quadrato con i lati concavi che sovrasta, con i quattro angoli, un cerchio. Nella parte bassa di quest’ultimo è situata, centralmente, una nave con i relativi remi, vista di poppa. Navigare nel gran mare della conoscenza avendo ben saldi i remi, significa non commettere un folle volo.

L’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” attraverso la propria offerta formativa valorizza anche per l’a.a. 2018/19 la sua tradizione, lunga quasi cento anni, nella formazione e nella ricerca di qualità.

L’Ateneo realizza un’attività didattica sostenibile attraverso un’offerta formativa di qualità a carattere multidisciplinare garantendo una formazione aggiornata e competitiva, in stretta connessione con la ricerca sviluppata in Ateneo, in grado di formare individui che nel futuro garantiscano un valore aggiunto nel contesto nazionale e internazionale di riferimento. La dimensione “media” dell’Ateneo garantisce “la particolare cura dello studente”.

I ragazzi si iscrivono volentieri, le immatricolazioni crescono grazie anche al clima di collaborazione che si respira, le proposte didattiche si aggiornano di anno in anno.

La sirena Parthenope, dalla foce del Sebeto, guarda compiaciuta la sua omonima istituzione e sa che, aldilà del mito, la sua fama sarà accresciuta da migliaia di giovani preparati ad affrontare il mare aperto, ben oltre questi primi cento anni di onorata attività.

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