Nell’incipit di questo articolo, che segue il precedente, pubblicato pochi giorni fa su queste stesse colonne di “Gente e Territorio” (https://www.genteeterritorio.it/i-paesaggi-di-pompei-naturale-agrario-e-storico/), torniamo rapidamente sui vigneti piantati negli “orti conclusi” pompeiani, che – come abbiamo già scritto – “…daranno nuova, ma diversa, vita al paesaggio naturale degli Scavi.”
Ma il problema vero si pone per il paesaggio storico pedevesuviano, di cui Pompei è parte essenziale, a parte la Grande Pompei e la Buffer zone Unesco.
E, a questo punto, riporto testualmente quanto scrivevo – nel 2010, nella prima edizione del mio libro dedicato a “Pompei nel dopoguerra”, ribadito nel 2024, nella seconda Edizione – che ancora oggi risulta di piena attualità: …Il centro città di Pompei non può essere perennemente perimetrato ed escluso da recinzioni, cancelli e steccati fisici o ideali delle tre Pompei.
E, ancora, poco più avanti scrivevo: …occorre dire basta anche all’oltraggio arrecato al paesaggio storico degli scavi di Pompei dominato dalla Casina dell’Aquila. In passato la stessa Soprintendenza realizzò due capannoni paraindustriali a monte del Viale San Paolino, in piena area archeologica, peraltro solo in parte esplorata. Ma la foglia di fico fu allora rappresentata dal ricorso a strutture metalliche rugginose preossidate e a “fondazioni superficiali” in pietrame a vista, nel rispetto, forse, dei valori puramente archeologici, senza però alcuna cura per il celebrato paesaggio storico, negato a residenti e turisti da circa venti anni ormai.
Oggi, però, la minaccia concreta è questa: la persistenza sine die della presenza di questi due manufatti “paraindustriali”, di cui uno forse destinato a contenitore di materiali archeologici e deposito, mentre l’altro a funzioni di accoglienza turistica e marketing vario, anche alimentare. È vero che il Parco Archeologico ha fame di spazi, ma la Città nuova non può essere troppo mortificata.
Insomma, aleggia minacciosa una ben melanconica prospettiva futura per il paesaggio storico, negato da un ventennio ai residenti pompeiani e ai turisti in visita alla Città nuova, da Via Plinio e dal Viale San Paolino. Siamo davanti agli Scavi di Pompei, laddove essi si affacciano sulla antica Via di Nuceria – poi Consolare e in seguito Regia Via delle Calabrie – poco lontano dal Centro Città moderno; proprio accanto alla Biblioteca internazionale Giuseppe Fiorelli, frequentata da studiosi di ogni nazione e funzionante anche come Foresteria.
Noi siamo tra coloro che riconoscono che tale Biblioteca – ormai una affermata realtà, frutto di una iniziativa meritoria del Direttore Gabriel Zuchtriegel – risulta un’importante acquisizione per la Città viva, oltre che per il Parco Archeologico. Siamo anche, però, tra coloro che temono che il Paesaggio storico sia destinato a soccombere, anche nelle aree demaniali il cui patrimonio, anche paesaggistico, è inalienabile.
Va bene così? Non tocca a noi dire NO, al massimo ci tocca scriverlo, come facciamo.
E da qui passiamo la palla al prossimo e nuovo Sindaco, cui toccherà varare anche il nuovo PUC, che aleggia da anni senza atterrare. Il PUC dovrà regolare con chiarezza l’attività edilizia nelle aree demaniali, le quali si sono popolate di volumetrie funzionali al Parco, in qualche caso, ma anche di “archeomostri” sui quali ci siamo già ampiamente pronunciati in passato.
Al nuovo sindaco, però, toccherà affrontare anche questo problema, che coinvolge la Città nuova, la quale corre il rischio, concreto – antico e ricorrente – di non sentire anche propri gli Scavi più noti al mondo, da cui la dividono steccati, recinzioni e inferriate, insomma barriere ridondanti che, in verità, si ritrovano anche intorno al Santuario.
I candidati a Sindaco propostisi alla Città sono: Il commercialista Salvatore Alfano, l’avvocato Claudio D’Alessio e il medico Giuseppe Tortora.
I tre candidati appaiono tutti in possesso di precedenti personali esperienze politiche, amministrative e professionali. Insomma la Politica pompeiana ha saputo scegliere, nonostante tutto. Questo trio si confronterà nella prossima campagna elettorale, mentre ancora regge il Comune dal Palazzo municipale De Fusco, in qualità di Sindaco, la già Vicesindaco Andreina Esposito.
La Esposito, pediatra affermata, subentrata senza scosse o sussulti nel ruolo di Sindaco per la scomparsa prematura del compianto Carmine Lo Sapio, è stata pronta a farsi da parte in fase elettorale, nell’interesse della Città.
Una cosa, intanto, è certa: il nuovo Sindaco dovrà essere capace di continuare l’opera del compianto Lo Sapio, acquisendo nei modi di Legge al patrimonio edilizio del Comune, il grande fabbricato detto “Istituto del Sacro Cuore”, la cui foto apre questo articolo.
Esso meriterebbe di essere ribattezzato il “Palazzo Fuga” pompeiano, per le sue dimensioni, del tutto straordinarie rispetto alla Città nuova, che conta meno di venticinquemila abitanti.
(continua)
