“Allium cepa” è il nome scientifico della Cipolla (https://www.genteeterritorio.it/una-lode-alla-cipolla/), regina della Cucina italiana, fresca di riconoscimento UNESCO per la gioia di Lollobrigida. Attenzione, il ministro non l’ha mai dimenticata Gina la “bersagliera”.
“Allium sativum” è invece il nome del suo parente povero: l’Aglio, che però le insidia il primato. L’aglio, infatti, è un alimento fondamentale in molte cucine di varie nazioni ma anche un protagonista della medicina popolare in tutto il mondo. E non si ferma qui, perché la sua storia è antica di almeno cinquemila anni, come quella della parente Cipolla.
Anche l’aglio fu dato come alimento a schiavi e ad atleti, poi fu apprezzato come tonico medicamentoso. Infine, fu usato contro gli spiriti maligni e vagheggiato nelle culture mitteleuropee come antidoto dei Vampiri: uno per tutti, il Conte Dracula.
A Napoli, dove arrivò via mare con i Greci, ha nei secoli occupato un posto di assoluto rilievo nella apprezzata Cucina Napoletana. Ma oggi vive una vita nuova, tanto da essere divenuto il protagonista di un tormentone che imperversa sui social più diversi: vi appare il Pappagone di turno che inizia l’antica cantilena scacciaguai: aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia e poi, via dicendo, corna e bicorna e cap’ ‘e alice e capa d’aglio e ancora aglio e finocchio, mal’uochhie che ‘n’attacca!!, Scio’ scio’ ciucciuie’ e tu Diavulillo jèsc’ ‘a dint’ ‘o purtusìllo!!
Questa, più o meno, la famosa “formula magica” napoletana usata per scacciare il malocchio, la sfortuna e le “fatture” lanciate da terzi al protetto del momento rituale scaramantico. La recita dovrebbe servire per scacciare il Male e favorire il Bene, mentre si agita – anzi si dondola – un buattièllo con l’incenso per ravvivarne i fumi, sacri in altre occasioni rituali.
Insomma, un vero e proprio incantesimo sceneggiato ad uso e consumo degli astanti, interessati e divertiti. Un incantesimo popolare, resuscitato per i turisti che ne vanno pazzi, nell’ordito dei cardi e decumani del Centro Antico di Napoli. E a frotte i turisti si estasiano davanti ai gesti apotropaici, senza tempo, tratti dalla Commedia dell’arte o dalle Atellane: il corno alzato e poi calato con le mani verso il basso ventre e la gestualità condita da inoffensive sputazzelle rituali.
