Home Arpac Spazio Ambiente Giornata Mondiale dell’Acqua

Giornata Mondiale dell’Acqua

Arpac "sentinella degli ecosistemi fluviali e degli equilibri idrogeologici"

by Stefano Sorvino
0 comments

L’Autore è Direttore Generale di Arpa Campania.

 

La Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day), che ricorre il 22 marzo, indetta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare alla tutela della risorsa idrica a livello globale e che si inquadra oggi in ambito europeo negli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, è incentrata quest’anno sul tema “Acqua e Parità di Genere“.

L’acqua costituisce questione attualissima, in Campania come in tutto il mondo, dagli infiniti aspetti e risvolti applicativi, come elemento fondamentale di vita, civiltà e sviluppo, risorsa primaria, bene pubblico inalienabile e matrice di base degli ecosistemi, di cui dobbiamo garantire la sicurezza ambientale e sanitaria rispetto alle aggressioni antropiche e nell’epoca dei cambiamenti climatici (climate change).

Molteplici possono essere gli approcci ed angoli visuali rispetto alla multiforme tematica. Possiamo parlare, ad esempio, di acqua come gestione del servizio idrico, oggi integrato territorialmente per ambiti territoriali e ricomposto in orizzontale nei suoi vari segmenti – adduzione, distribuzione, fognatura e collettamento, depurazione civile ed industriale – in corrispondenza del suo ciclo naturale. Ed anche di usi delle acque e della loro gerarchizzazione, con prevalenza assoluta dell’idropotabile destinato al consumo umano rispetto ai molteplici usi produttivi ed energetici, e della complessa disciplina delle concessioni di derivazione per gli aspetti procedimentali e del relativo regime delle competenze anche per i trasferimenti interregionali di risorse idriche.

Potremmo discutere anche di difesa dalle acque, riferendoci al sempre immanente rischio idraulico/alluvionale e, quindi, ai non infrequenti fenomeni di esondazioni e piene ed all’assetto idrogeologico del territorio – tante volte devastato, anche in Campania, da eventi calamitosi – di cui si occupano oggi il sistema delle Autorità di bacino distrettuali e la Protezione Civile per gli aspetti emergenziali. Ed ancora di tutela delle acque sotto il profilo quantitativo, che influenza quello qualitativo, con riferimento al corretto ed equilibrato bilancio idrico da cui deriva la garanzia del deflusso minimo vitale come fluenza costante negli alvei – necessaria alla vita dei corpi idrici – con alimentazione e ricarica dei corsi d’acqua e delle falde rispetto ai fenomeni di crescente scarsezza e siccità, per effetto dei cambiamenti climatici e, quindi, in ultima analisi il contrasto alle forme di sovrasfruttamento della risorsa.

Ma soprattutto si pone il tema della tutela qualitativa delle risorse idriche, a livello ambientale e sanitario in relazione alle diverse tipologie di acque – rispetto ai vari fenomeni di inquinamento, di natura biologica e chimica – di cui si occupa ARPAC in modo consistente nelle sue molteplici attività di controllo, conoscenza e monitoraggio ai fini della prevenzione collettiva. La salvaguardia ambientale e la sicurezza sanitaria della risorsa idrica si inquadrano anche nel contesto delle molteplici e profonde correlazioni tra ambiente e salute, collegandosi al concetto moderno di “one health” secondo un “approccio integrato ed unificante che mira ad equilibrare ed ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi”, richiedendo una conseguente sinergia di competenze disciplinari, funzionali e tecnico-scientifiche.

Arpa Campania con le sue aree analitiche e territoriali, svolge sempre più incisive attività di monitoraggio e controllo sulle acque considerate, sia come matrice ambientale che sanitaria, nelle loro molteplici declinazioni, anche potenziando le professionalità e le risorse strumentali disponibili. Le attività di tipo sanitario sono quelle relative alle acque idropotabili destinate al consumo umano, in combinato disposto con le competenze delle ASL, e di balneazione, per conto del Ministero della Salute e della Regione mentre quelle di tipo ambientale afferiscono a tutte le altre tipologie di acque. La produzione agenziale è amplissima e viene svolta su questa matrice a trecentosessanta gradi: in particolare Arpac monitora acque sotterranee, superficiali, destinate al consumo umano, imbottigliate, acque di piscina, minerali, termali, di scarico, interne, lacuali di transizione, marino-costiere e di balneazione.

Le azioni di monitoraggio e sorveglianza sulle acque superficiali e sotterranee si svolgono in conformità a quanto puntualmente disciplinato dalla normativa del Testo Unico Ambientale-Dlgs 152/06, evidenziandosi un ruolo nevralgico di Arpac quale “sentinella degli ecosistemi fluviali e degli equilibri idrogeologici”, che integra le tantissime determinazioni analitiche dei laboratori dipartimentali con la notevole attività di elaborazione dati da parte della Direzione tecnica ai fini della classificazione di qualità dei corpi idrici. La classificazione è finalizzata a definirne lo stato di qualità ambientale per l’adozione delle successive misure di tutela, secondo i parametri della normativa tecnica ed eventualmente di risanamento degli stessi corpi idrici monitorati. In questo campo il lavoro agenziale analitico è davvero cospicuo, se si considera il volume di attività quantificato per numero di campioni di acque superficiali e sotterranee trattati nel 2025 (3.300 a livello regionale) ed i parametri effettuati (85.000), inclusivi anche dei contributi dei laboratori Arpac tematici (Fitofarmaci, glifosate, PFAS).

I controlli ufficiali sulle acque destinate al consumo umano sono, per la parte provvedimentale a rilevanza esterna, di competenza dei Dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie locali del territorio, operanti con l’essenziale supporto tecnico-analitico dei laboratori di Arpac, che eseguono le analisi chimiche e microbiologiche sui campioni prelevati. Gli esiti analitici dei laboratori agenziali, per verificare la conformità o meno dei parametri ai valori di legge, vengono trasmessi alle ASL committenti, cui spetta la formale attribuzione del giudizio di idoneità al consumo umano.

L’Agenzia opera controlli per volumi consistenti anche su richiesta ed a supporto delle Autorità giudiziarie e delle forze di polizia da esse delegate,  con campagne di campionamenti, sopralluoghi, visite ispettive e cospicue attività analitiche sugli scarichi, come ad esempio per il bacino idrografico del Sarno con il coordinamento investigativo della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, Nocera ed Avellino, o per i corpi idrici dell’Irpinia e del Sannio (bacino del Calore e sottobacini collegati) di significativo pregio ambientale,  oggetto più volte di accurate e sistematiche indagini da parte delle Procure di Avellino e Benevento svolte con l’avvalimento delle strutture tecniche di Arpac.

In materia di risorse idriche vi è anche un forte impegno di Arpac, oltre le attività strettamente tecniche, volto alla conoscenza e comunicazione dei dati, alla loro pubblicizzazione e fruibilità per i cittadini e gli utenti, alla sensibilizzazione e formazione (attraverso il sito istituzionale, eventi ad hoc, iniziative sociali, promozione culturale, aperture alle comunità scolastiche, ecc.) al fine di promuovere comportamenti proattivi per un uso sempre più sostenibile e responsabile delle risorse idriche ed ambientali.

Oggi un notevole impegno è profuso da Arpa Campania, come dalle altre agenzie del sistema ambientale, alle analisi dei parametri emergenti sulle matrici acquose, PFAS, glifosate ed AMPA, grazie anche all’acquisizione recente di strumentazione complessa – finanziata nell’ambito del PNRR e fondi complementari- da dedicare alla ricerca di siffatti inquinanti, fino a poco tempo fa scarsamente approfonditi, monitorati e normati ma che ora destano crescente preoccupazione per i loro effetti deleteri e perduranti su ambiente e salute. Particolare attenzione meritano i PFAS (Sostanze perfluoro alcoliche) come emerso nel Veneto, visto l’uso diffuso delle stesse sostanze per conferire ai materiali resistenza all’acqua, a sostanze lipofile (al grasso) e al calore (rivestimenti delle pentole, imballaggi alimentari, tessuti impermeabili, schiume antincendio, ecc.). La pericolosità degli inquinanti emergenti è correlata soprattutto alla lentissima degradabilità nell’ambiente di tali sostanze, con problemi di potenziale accumulo negli organismi viventi e conseguente rischio di contaminazione della catena alimentare.

Il Glifosate è tra gli erbicidi più usati su scala mondiale, potendo arrivare a contaminare le acque per dilavamento dei campi, per infiltrazione nelle falde, nonché i suoli come quota residuale. Studi più recenti da verificare correlerebbero tale inquinante anche a sostanze ad uso urbano, civile ed industriale, a farmaci ed additivi utilizzati per il bucato o ancora ad anticorrosivi, con apporti in parte dovuti anche alle reti di smaltimento delle acque reflue urbane oltre che agli usi agricoli. Risulta evidente il potenziale impatto di tali inquinanti emergenti con la contaminazione di acque superficiali, falde sotterranee anche potabili, accumulandosi in sedimenti ed organismi acquatici, in modo da ridurre la biodiversità ed, in ultima analisi, alterare gli ecosistemi con effetti potenzialmente rilevanti per la salute e con il rischio di contaminazione dell’acqua potabile.

In definitiva PFAS e glifosate rappresentano esempi emblematici di inquinanti emergenti ed insidiosi perché molto diffusi nell’ambiente, persistenti e potenzialmente dannosi per salute ed ecosistemi ed il loro sempre più rigoroso monitoraggio rappresenta una delle tante “nuove frontiere” rispetto a cui sono oggi impegnate le Agenzie ambientali in partenariato con gli organismi sanitari e la comunità tecnico-scientifica.

 

Leave a Comment