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I paesaggi di Pompei: naturale, agrario e storico

Giornata nazionale del Paesaggio

by Federico L.I. FEDERICO
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In questo mese di marzo si è celebrata la “Giornata nazionale del Paesaggio” in tutti luoghi “verdi” del Ministero della Cultura. La stampa italiana, grande e piccola, opportunamente alimentata, si è dedicata alle “risorse verdi” dei siti archeologici della Grande Pompei, che qui ricordiamo al nostro lettore: Villa di Poppea a Oplontis, Ville Arianna e San Marco a Stabia, Villa Regina a Boscoreale, Villae di cava Ranieri a Terzigno, Parco Monumentale del Polverificio Borbonico a Scafati.

Ai visitatori è stato quindi presentato – accanto al patrimonio archeologico – un ampio patrimonio naturale e, in qualche caso, naturalistico costituito da aree verdi alberate e non, vigneti, oliveti, frutteti, che prima erano oggetto soprattutto di conservazione, ma finalmente oggi sono oggetto di manutenzione e valorizzazione per un loro riuso consapevole. E ciò va sottolineato. Anche perché tali risorse di aree verdi, già apprezzate generalmente, risultano particolarmente preziose per le nostre zone pedevesuviane, purtroppo totalmente antropizzate, urbanizzate, sovra popolate e congestionate.

Accanto al celeberrimo sito archeologico di Pompei, dunque, gli altri siti della Grande Pompei presto dovrebbero essere inseriti stabilmente nei circuiti turistici locali – a dimensione comprensoriale, provinciale e, nel caso di Scafati, interprovinciale – per i loro importanti patrimoni verdi, spesso già storicamente, ma diversamente, valorizzati.

Il lettore si starà domandando perché questo articolo si apre con l’attenzione su questi patrimoni verdi che fanno da cornice a quelli archeologici e monumentali. La risposta è questa: per scrutarne anche l’orizzonte futuro, visto che sembra tramontata l’antica tendenza a mantenerlo in vita, ma spesso solo in funzione di riserva di “caccia” di varietà arboree, da conservare, sopra tutto però da piantumare poi nelle Domus, perché legate al vivere quotidiano della Pompei antica. In pratica, in passato si coltivavano varietà autoctone “storiche” della Pompei antica e di epoca romana.

Era il caso del Vivaio della Flora Pompeiana, situato presso la Casa di Pansa: le essenze arboree ivi coltivate venivano utilizzate per ricostruire i giardini delle antiche domus pompeiane, che tendevano a divenire – dopo la conquista Romana dell’anno 89 d.C. – una celebrazione di Roma capitale della penisola italica, che si avviava a diventare caput mundi.

A Pompei e nei siti pompeiani ad essa collegati, qualche spazio rimaneva dedicato alle piante da frutto e ai vigneti. Essi erano disseminati negli orti e nei giardini “conclusi”, delle insulae pompeiane – nascosti alla vista di turisti e visitatori, in quanto interni a Domus e case – dove però si ritrovava l’autentico e ancestrale rapporto uomo-natura del mondo antico osco-sannita e campano. Preromano.

 

 

La svolta aperturista a totale vantaggio dei vigneti, è emersa come esigenza già da tempo nella Soprintendenza Archeologica di Pompei, ma non si era affermata pienamente. Oggi però ha trovato il supporto dei nuovi partner privati, come è nel caso dell’Azienda vitivinicola Feudi di San Gregorio, divenuta per gara pubblica partner del Parco Archeologico di Pompei. Essa oggi è vista come partner privilegiato del Parco archeologico di Pompei nel progetto di valorizzazione dei vigneti “nascosti” delle insulae pompeiane.

E una scelta dovuta, peraltro, e non casuale, perché sembra tramontata l’ipotesi di piantumazione a vigneti delle aree verdi del parco alberato dell’ex Polverificio Borbonico di Scafati. Così, peraltro, su queste colonne di Gente e Territorio scrivemmo con chiarezza fin dal primo momento: tali aree verdi non sono affatto vocate alla Viticoltura da vinificazione. Il Parco borbonico del Polverificio ottocentesco, ricco di monumentali platani, giace infatti su una antica ansa del Sarno, ricca di sorgive e risorgive, che fu rettificata per ricavare un ampliamento del Polverificio in costruzione e, per realizzare in quel tratto una prima parte della Via Ripuaria – la strada “strategica” per l’avvicinamento rapido dal mare al Polverificio – diritta come un fuso. La Ripuaria ancora oggi costeggia il fiume Sarno e va dal centro della Città di Scafati al Mare di Rovigliano.

Di converso, però, la rettifica del fiume ebbe il nefasto effetto di cancellare per sempre lo straordinario patrimonio naturalistico fluviale. Il fiume Sarno infatti – serpeggiando verso il mare come un Dragone – creava, prima della rettifica, zone umide di foce rivierasche di eccezionale pregio e valenza, biologica e naturale, come lo Stagnone, nutrito da acque fluviomarine.

 

 

Ebbene, torniamo alla scelta dei vigneti negli “orti conclusi” pompeiani, che daranno nuova, ma diversa, vita al paesaggio naturale degli Scavi. Noi segnaliamo soltanto il rischio dello snaturamento del paesaggio storico pedevesuviano, ferace ma vario, che caratterizzava Pompei e l’intera area circostante il cono vulcanico prima della eruzione.

La sua “facies” naturalistica posteruttiva si riprese in pochi decenni e, poi, si assestò nei secoli successivi, come paesaggio agrario, nel suo divenire di paesaggio storico vesuviano, come ci ha illustrato con grande respiro territoriale l’archeologo Girolamo Ferdinando De Simone, figlio d’arte, nella recentissima sua conferenza su: L’Area Vesuviana alla fine dell’Impero Romano, presso l’Auditorium di Pompei Scavi, la cui pineta quasi centenaria andrebbe “restaurata”.

(continua)

 

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