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I soldi comunitari delle bufale o le bufale dei soldi comunitari?

by Pietro Spirito
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Giovanni Falcone sosteneva che, per comprendere molte vicende che sembrano misteriose, occorre seguire la traccia dei soldi. Abbiamo provato a farlo anche nel caso della brucellosi, il virus che sta sterminando le bufale campane, anzi per meglio dire casertane.

L’Unione Europea, con la sua generosa politica agricola, fornisce un contribuito che viene stimato da diverse fonti pari tra 7.000 ed 8.000 euro per ogni bufala abbattuta. Ad ogni agricoltore campano sono finiti al massimo 1.600 euro, che vanno a ridursi in funzione di diversi parametri, tra cui in particolare il peso del capo che viene destinato alla macellazione: maggiore è il peso, minore sarà il contributo che riceverà.

La destinazione d’uso del differenziale che si determina tra le risorse erogate dalle fonti pubbliche e i soldi andati agli allevatori resta ad oggi un mistero. I contributi sono stati erogati per la eradicazione della brucellosi, oltre che per sostenere economicamente gli allevatori danneggiati dalle macellazioni. La gran parte dei denari vanno dunque a sostenere i costi generali finalizzati alla lotta contro la malattia. Sempre in base alle stime che circolano, si parla di un miliardo di euro nel corso degli ultimi dieci anni.

Un dato deve indurci alla riflessione. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) di Portici, prima di questa pandemia, disponeva nel 2007 di 130 dipendenti e di cinquanta contrattisti. Oggi i dipendenti con contratto a tempo indeterminato si sono triplicati, sino ad essere oggi pari a 400, mentre i contrattisti si sono raddoppiati.

Esiste dunque una correlazione tra abnorme potenziamento in questi anni degli organici dell’IZSM e numero delle bufale che devono essere abbattute per garantire il finanziamento necessario alla crescita prima, ed alla stabilizzazione poi, degli organici?

Una volta raggiunta una dimensione delle risorse finanziarie necessarie alla alimentazione di un organismo pubblico, non si può dunque evitare di fermare la carneficina delle bufale perché altrimenti verrebbero meno le risorse per l’equilibrio di bilancio dell’ente pubblico?

“Starve the beast” (“Affamare la Bestia”) è stata una strategia politica propagandata dai conservatori americani negli anni Ottanta del secolo passato per limitare la spesa pubblica, tagliando le tasse, per privare il governo federale delle entrate in uno sforzo deliberato per costringerlo a ridurre la spesa. Non è stata una scelta efficace, ha in realtà determinato il suo opposto nel lungo periodo.

La Campania, nel suo piccolo, pare invece aver avuto una idea opposta rispetto a quella dei conservatori americani. Invece di “affamare la bestia”, la nostra regione ha deciso di ammazzare le bufale, per generare cibo che serviva alla crescita oltre ogni normale dimensione dell’IZSM.

Le risorse – che hanno alimentato la macchina amministrativa di una politica sanitaria dai risultati a dir poco deludenti – sono molto rilevanti, ma oltretutto in massima misura derivanti da contributi comunitari che dovrebbero avere una canalizzazione trasparente, per determinare un effetto positivo sull’economia agricola regionale. Invece, attorno a questi fondi si è costruita una cappa di mistero e di omertà, mentre dovrebbe essere doveroso disporre di una corretta e puntuale rendicontazione.

In questa vicenda che resta assolutamente avvolta nel vuoto della discussione pubblica e nelle pratiche di una politica sanitaria che ha comportato solo guasti e danni per l’economia campana, si potrà sapere almeno quali strade hanno preso queste ingenti risorse che sono sfuggite al rimborso diretto agli allevatori che erano stati danneggiati?

Mentre continuano a non essere assunte decisioni che modifichino una disastrosa gestione della emergenza sanitaria, non si effettua nemmeno la contabilità economica dei vantaggi e dei danni che si sono determinati nel corso di questo decennio. Come sempre accade c’è chi lucra sulle disgrazie, e di tutta evidenza si tratta esattamente delle forze che sono interessate al mantenimento dell’attuale assetto di governance, perché proprio da questo meccanismo traggono alimento per evidenti, irripetibili e personali vantaggi.

Se ancora non viene assunta la decisione sul commissariamento nazionale della brucellosi in Campania, sarebbe almeno il caso di accendere un faro sulla sorte di cifre da capogiro che hanno ruotato attorno alla moria delle bufale. Oltre al danno, sono tante le beffe di una storia che, raccontata in altri territori, non sarebbe nemmeno creduta possibile.

Chi ha gestito queste cifre che superano largamente in un decennio il miliardo di euro? Quale destinazione è stata data a tali risorse? Quali benefici si sono determinati per la collettività? Sono domande che hanno una piena legittimità, dal momento che ne dobbiamo rispondere alla Unione Europea e ad una categoria economica, quella degli allevatori, che sta affrontando una crisi davvero grave.

Forse, assieme alla decisione sul commissariamento sanitario, andrebbe aperta una commissione di inchiesta parlamentare sull’uso delle risorse comunitarie per gli abbattimenti delle bufale. Sarebbe una utile finestra di trasparenza, anche per migliorare la gestione delle future emergenze.

Mentre restano avvolte nella opacità le modalità con le quali si gestiscono le emergenze sanitarie nel settore agricolo, invece, continuiamo a parlare della strategicità del Made in Italy, della sovranità alimentare, dei prodotti dop, delle economie di filiera che devono essere tutelate. Tutte chiacchiere. Nel nostro Paese la gestione opaca delle risorse pubbliche resta ancora la questione primaria da affrontare.

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Stefano Roveda 21 Luglio 2023 - 10:40

Grazie per la lucida analisi di questa incredibile storia.
E ricordarci che esiste ancora, anche se rara, la professionalità nel giornalismo.
Rimane lo sgomento per la spudoratezza di amministratori pubblici che dopo aver giurato sulla costituzione la offendono senza il bisogno di nascondere il fatto.

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