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Ignazio Visco a Torino su inflazione e competitività

by Pietro Spirito
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Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha messo in evidenza che per combattere l’inflazione non basta la politica monetaria ma servono anche, da un lato, una politica di bilancio accorta e, dall’altro, la responsabilità delle parti sociali. Va evitato l’effetto “the only game in town” che condurrebbe ad un’altra fase recessiva. Ora che il prezzo delle materie prime energetiche sta tornando su livelli fisiologici precedenti alla fiammata inflazionistica, vanno evitati i cosiddetti effetti secondari, vale a dire le distorsioni sul sistema dei prezzi derivanti dall’aumento generalizzato dei profitti e dei salari, sganciato dalle dinamiche della “economia reale”.

Nel corso di una interessante ed aperta discussione nell’ambito del Festival internazionale dell’economia di Torino, il Governatore, intervistato da Federico Fubini, ha affrontato il tema “L’Italia, l’Europa e l’incertezza economico-politica globale”.

La globalizzazione ha generato effetti portentosi sull’assetto mondiale. La popolazione in condizioni di estrema povertà si è ridotta nel mondo da 2 miliardi a 700 milioni di persone, mentre la popolazione mondiale cresceva da 5 a 7 miliardi di abitanti. L’aspettativa di vita è aumentata nel mondo di oltre 10 anni, il tasso di alfabetizzazione è drasticamente aumentato. A pagare il prezzo di questi positivi risultati è stata la classe media dei paesi industrializzati, mentre le diseguaglianze a vantaggio dei più ricchi sono cresciute a dismisura: negli Stati Uniti lo 0,1% della popolazione concentra il 20% del reddito complessivo. Nei prossimi vent’anni la popolazione mondiale crescerà di altri due miliardi di unità: i Paesi avanzati manterranno l’attuale livello di popolazione, mentre saranno i Paesi in via di sviluppo a concentrare tutto l’incremento.

In queste condizioni non è nel nostro interesse adottare politiche protezionistiche di chiusura, perché in questo modo diventerebbero del tutto ingestibili le politiche delle migrazioni. Gli ultimi 7-8 anni sono stati caratterizzati da una forte ripresa delle politiche protezionistiche, rese ulteriormente robuste dalla crisi della guerra russo-ucraina.

Per l’Europa il nodo sta tutto nella debolezza del posizionamento tecnologico, che già oggi pone il nostro continente in una condizione di svantaggio competitivo strategico rispetto agli altri grandi protagonisti internazionali. La grande sfida della transizione tecnologica e digitale costituisce per l’Europa la finestra strategica che può essere utilizzata per recuperare almeno in parte il divario competitivo che si è determinato negli ultimi decenni.

Dentro questo perimetro si gioca il futuro del nostro continente, non solo dal punto di vista economico ma anche sotto il profilo della potenza politica.