Si è fatto un poco attendere ieri – a causa del caos autostradale di questo fine settimana meno rovente dei tanti giorni passati negli ultimi tempi – ma poi Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è arrivato e, con il suo sorriso mite e accattivante, ha conquistato subito la platea degli artigiani cattolici militanti nella A.C.A.I., acronimo che sta per Associazione Cattolica Artigiani Italiani.
Forte della propria esperienza di mediatore di pace del 2023, anno in cui ha incontrato i più importanti consiglieri di Putin ottenendo intese umanitarie per la guerra tra Russia e Ucraina, ha evitato ogni riferimento alle crisi internazionali in corso quando ha cominciato il proprio intervento.

Ha parlato a braccio, dopo le comunicazioni formali dei dirigenti e simpatizzanti della ACAI, Associazione cattolica fondata nel 1945, in una Italia costretta a sopravvivere tra le rovine materiali e morali della Seconda guerra mondiale. In quell’anno Pompei era stata liberata da poco: il 29 settembre del 1943 le truppe alleate avevano superato a Scafati il confine del Regno di Salerno, avanzando con i carri armati lungo la storica Statale N°18, oggi Via Lepanto, diretti verso il Nord ancora in mano tedesca. Ma già il giorno successivo a Napoli scoppiò la gloriosa rivolta antitedesca passata alla grande Storia come le Quattro Giornate di Napoli.

L’evento della A.C.A.I. – che ha festeggiato ottanta anni di propria storia e attività feconda – con la partecipazione dell’attuale Arcivescovo Prelato di Pompei Tommaso Caputo, si è tenuto nella cittadella santuariale, che al proprio centro ha un vasto piazzale a verde. La cittadella è costituita da grandi fabbricati costruiti per le Opere Pie e per attività artigianali evolute, oggi parzialmente vuoti, realizzati dal Vescovo Prelato di Pompei Roberto Ronca, in quegli anni di rinascita. Il vescovo Ronca, uomo di grandi visioni, pupillo del papa Pio XII, era stato eroe della Resistenza a Roma, poi premiato con medaglia di Argento al valore e, in seguito, insignito dal Comune di Pompei con la Cittadinanza onoraria.
Nel discorso del Cardinale Zuppi, gli echi di quei primi anni difficili sono riaffiorati. Zuppi ha esordito infatti ricordando a tutti che la nostra, quella odierna, è – diversamente da quegli anni di Speranza – la stagione della Forza. Ma l’equilibrio del terrore atomico è un vortice che può causare voragini distruttive per la umanità intera. Questo il vero problema, finora irrisolto, anzi inaspritosi, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Poi Zuppi ha ricordato che le botteghe degli artigiani rappresentavano punti di riferimento di cultura materiale e di saperi antichi per i giovani degli anni Cinquanta. Quei giovani, tra i quali era anche lui stesso, erano i figli degli Italiani sopravvissuti alla guerra. Erano quelli che videro l’Italia uscire dal mondo arcaico rurale e contadino della prima metà del Novecento, cimentandosi con le nuove realtà artigianali e paleoindustriali.
I risultati di questi innesti culturali fruttuosi furono le nascite di realtà artigianali precorritrici del Made in Italy che ha imposto al Mondo il gusto italiano, oggi calante. E ciò, anche perché le botteghe artigianali vanno scomparendo. Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti. Le realtà artigianali ci stanno abbandonando, ma non ci possiamo permettere la loro totale scomparsa. L’artigiano è una figura di riferimento. La passione dell’artigiano è essa stessa un tesoro che va conservato. È un valore aggiunto.
Zuppi quindi arriva ad affermare che la tutela dell’artigianato non è soltanto tutela dei valori del passato ma anche tutela vera, concreta e necessaria delle aree interne della nostra penisola, le quali rischiano la desertificazione.
Per concludere poi – dopo avere parlato della Intelligenza Artificiale e delle grandi prospettive di un suo attento utilizzo – che l’artigiano è colui che può fare a meno della Intelligenza Artificiale e degli algoritmi ad essa connessi, perché egli stesso possiede algoritmi interiori straordinari e profondi donati a lui dal Signore.
E qui ha chiuso il proprio intervento, tra gli applausi scroscianti dei presenti che hanno assediato a lungo il tavolo degli oratori costringendo il cardinale a una notevole quota supplementare di incontri e fotografie, affrontata sempre con il suo bonario sorriso.
