Da dove deriva la singolaritĂ della situazione dellâordine pubblico a Napoli? Se lo chiede Isaia Sales, nel suo libro âTeneri assassini. Il mondo delle babygang a Napoliâ, Marotta&Cafiero. La cittĂ partenopea mantiene il primato degli omicidi non solo tra le metropoli italiane, ma anche rispetto alle altre due capitali di mafia (Reggio Calabria e Palermo): lâindicatore si è piĂš che dimezzato rispetto alla stagione delle stragi di camorra negli anni Ottanta, quando si era raggiunto il valore di 7 omicidi per ogni 100.000 abitanti, ma resta comunque alto (3 omicidi ogni 100.000 abitanti).
Si registra un numero impressionante di clan presenti a Napoli e nel suo hinterland, una quantitĂ che non ha eguali nelle altre organizzazioni mafiose. Questo accade per una sorta di paradosso dellâordine pubblico a Napoli: i successi repressivi generano un vuoto di potere che si trasforma in un incentivo di nuove leve criminali per assurgere alla ribalta
Ma lâelemento piĂš caratteristico consiste nel maggiore âgiovanilismoâ delle bande di camorra rispetto alle altre organizzazioni di tipo mafioso. A Napoli si può essere boss di camorra a diciotto/ventâanni, si partecipa a delitti efferati tra i quindici e i diciotto anni, a quattordici anni si è giĂ nel giro della droga.
Sales identifica i cambiamenti intervenuti sulla base delle trasformazioni sociali degli ultimi decenni. I tassi di omicidi sono aumentati in maniera esponenziale con la rottura della promiscuitĂ iniziata con la costruzione delle periferie tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, e poi in maniera piĂš accentuata dopo il terremoto del 1980. Nella struttura sociale tradizionale partenopea si conviveva nei palazzi storici con una articolazione differenziata a seconda dei piani. Nella mescolanza si attutiva lâodio di classe, nella convivenza di posizioni sociali si mitigava lâalterigia delle classi superiori e lâinvidia di quelle inferiori. La nascita delle periferie a Napoli è un fenomeno recente, e ha avuto nei fatti un effetto criminogeno.
Unâulteriore caratteristica è lâalto numero di morti ammazzati âper casoâ. Tutti giovani e giovanissimi, ben quaranta dal 1982 in poi, un centinaio compresi i feriti. Il senso di violenza diffusa che ne deriva è ovviamente alto. Mentre le volte precedenti, quando si era raggiunto un numero di morti ammazzati superiore a quello attuale, non si era persa la convinzione che la questione criminale e sociale di Napoli fosse risolvibile o almeno contenibile, oggi si avverte netta la sensazione che, nelle attuali condizioni della cittĂ , è impossibile trovare il bandolo della matassa.
Manca un orizzonte alla drammatica questione urbana e sociale napoletana. In Campania la percentuale di minori in stato di povertà relativa è del 22,1%, e su questo dato incide massicciamente quello della città capoluogo. In Campania il tasso di dispersione scolastica è del 21%, ed è la metropoli partenopea che concorre in grandissima parte a questa assurda classifica.
Siamo di fronte a qualcosa di inedito, che non è solo camorra e al tempo stesso non è solo banale esplosione di violenza incontrollata. à invece un particolare e impressionante approdo della questione giovanile in una grande area urbana senza mezzi economici, culturali e sociali di integrazione, e con una lunga tradizione criminale alle spalle.
Si sta formando un fenomeno che probabilmente è giĂ oltre la camorra per come lâabbiamo conosciuta. Isaia Sales definisce questo fenomeno gangsterismo sociale.
Oggi Napoli non è piĂš la cittĂ degli scugnizzi e degli sciusciĂ . I minori che un tempo vivevano al limite della legge per guadagnarsi qualcosa hanno lasciato il campo ai guaglioni di camorra. Ă questa contiguitĂ della devianza minorile con la criminalitĂ camorristica che caratterizza da alcuni decenni la particolaritĂ e lâesplosivitĂ della questione minorile a Napoli e nel suo hinterland.
Nellâarea metropolitana partenopea, questione urbana, questione minorile e questione criminale si presentano in un intreccio inestricabile, come una spia violenta e tragica di una gigantesca irrisolta questione sociale. Oggi Napoli (assieme alla sua provincia) si segnala tra le cittĂ con il maggior numero di minori coinvolti in procedimenti per 416 bis.
Un numero cosĂŹ alto di minori coinvolti in attivitĂ camorristiche e indagati per questo reato non esiste in nessunâaltra parte dâItalia. Se in altre grandi cittĂ italiane ed europee la questione minorile è anche espressione di una difficile integrazione di varie ondate migratorie, a Napoli essa è una questione locale. Basta guardare le statistiche. Se a Milano i minori stranieri che commettono reati sono quasi il 40%, a Bologna superano il 37%, a Roma e Firenze vanno oltre il 33%, a Napoli incidono solo per il 10%.
Napoli è una cittĂ a bassissima promozione sociale: lâascensore sociale si è arretrato del tutto. Si vive e si muore nello stesso quartiere, nella stessa periferia, nello stesso mestiere o nellâassenza di un mestiere. Ci si sposa allâinterno dello stesso quartiere e dello stesso ambiente sociale. Le forme della violenza trovano nuove strade, le cosiddette âsteseâ: arrivano in gruppo con i motorini, come per una sfilata militare e cominciano a sparare allâimpazzata (con armi modernissime) contro finestre, vetri, balconi, auto, negozi, fino a costringere le persone a stendersi per ripararsi per non farsi colpire.
Si tratta di una tecnica di guerriglia urbana tipica delle gang minorili latino-americane. Negli ultimi due anni sono state segnalate piĂš di cento stese in cinque diversi quartieri della cittĂ , segno evidente della gangsterizzazione della violenza cittadina e del rapido abbassamento dellâetĂ dei partecipanti.
Isaia Sales si interroga sulle radici storiche dellâeccezionalismo partenopeo. La plebe
napoletana ha rappresentato un terribile elemento di dissuasione e di ricatto, una vera e propria barriera socio-culturale, perennemente eretta contro ogni eventuale minaccia che al privilegio e al parassitismo, ai loro arbitrii e al loro peso, potesse venire da forze economiche e sociali, animate da una volontĂ di rinnovamento, di rottura e di progresso.
Il nuovo fenomeno delle babygang mette in luce i cambiamenti dei decenni recenti. A Napoli in molti quartieri e in quasi tutte le epoche storiche i bambini sono sempre stati bambini-adulti, cioè costretti a crescere in fretta per aiutare la propria famiglia a
sopravvivere, pronti a ogni attivitĂ di strada per corrispondere alle aspettative familiari, tranne quella di giocare e istruirsi in attesa della maggiore etĂ .
La camorra diventa, una prospettiva di vita e non un ripiego degli emarginati dalla vita. Il camorrista non è uno che si arrangia, non è uno che chiede, non è uno che ruba, ma pretende, esige, svolge una funzione che si paga, e diventa un modello di vita.
Molti giovanissimi dei quartieri âbassiâ della cittĂ di Napoli e delle sue periferie percepiscono la violenza come una particolare lotta di classe, con un âlookâ che si distingue da quello del classico camorrista, e assomiglia piuttosto ai modelli che i media sociali hanno reso âviraliâ in tutte le periferie del globo, quelli â per intenderci â delle gang giovanili o dei cartelli sudamericani della droga. Si sentono come dei guerriglieri del crimine. Come al tempo di Raffaele Cutolo, sono âteneri assassiniâ, assassini dalla tenera etĂ , scugnizzi che ammazzano, minori adultizzati dallâuso della violenza.
La camorra di Cutolo è stata una organizzazione criminale caratterizzata da gangsterismo urbano, violenza giovanile e aspirazioni sociali, criminalitĂ -spettacolo e mutualitĂ delinquenziale, criminalitĂ ideologica e violenza pura. Cutolo si è incontrato con la devianza giovanile, lâha reclutata nei luoghi dove vive collettivamente (periferie urbane e carceri), lâha compattata, le ha dato una bandiera e un credo.
La NCO, dunque, è stata lâespressione di una delinquenza-massa, di una specie di movimento collettivo della gioventĂš violenta e sbandata della Campania. Un partito del crimine, appunto, con un suo credo e una sua filosofia. La camorra si rivela unâorganizzazione criminale estremamente sensibile e permeabile alle ideologie politiche estreme e, a Napoli, sia quelle di sinistra, sia quelle di destra hanno storicamente tentato di rappresentare il sottoproletariato e i suoi contraddittori interessi.
Forse lâideologia dei soldi a tutti i costi è ciò che unisce i giovanissimi dei rioni sottoproletari di Napoli con i âfratelliâ neri americani e molte altre baby-gang presenti in tante cittĂ del mondo. Lâespressione âo fraâ (fratello) domina nei rapporti tra i membri dello stesso quartiere o della stessa banda. Si sta formando un fenomeno criminale diverso da quello che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa e che, forse, lâespressione camorra non riesce completamente a descrivere. Câè la crudeltĂ giovanile e il gangsterismo urbano, câè lâideologia della violenza come legittimazione sociale e la contrapposizione permanente a ogni forma di socialitĂ fuori dal recinto criminale.
Nella camorra dei quartieri e dellâhinterland è crollato, insomma, il confine tra minori
e adulti. I ragazzini si vogliono mettere alla pari con gli adulti e per farlo debbono saltare unâetĂ e farsi aiutare dalle armi, se la prestanza fisica non è adeguata. Sparare, offendere, ferire, uccidere, mettere paura vuol dire saltare fuori dallâinfanzia e dallâadolescenza.
Isaia Sales, per uscire da questo incubo sociale e criminale, propone di partire dalla scuola, dalla istruzione e dal lavoro. In determinati quartieri non ci si può permettere il lusso di avere un solo bambino che non abbia lâasilo, la scuola materna, lâistruzione fino allâetĂ prevista dalla legge: fino a che ogni bambino non avrĂ a fianco alla famiglia naturale una famiglia pubblica che sopperisce o aiuta la prima negli anni decisivi dellâapprendimento, non sarĂ mai possibile limitare una crescente criminalitĂ minorile.
La seconda proposta riguarda la costituzione di piĂš ĂŠquipe multi-disciplinari che dovrebbero seguire lâandamento scolastico di questi bambini di determinate famiglie, dando loro la precedenza assoluta in assistenza e supporto. Un ulteriore intervento dovrebbe riguardare i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni. BisognerĂ trattare diversamente quelli che ora arrivano nel circuito della giustizia, trasformando in scuole e fabbriche a tempo pieno gli attuali istituti di pena.
Infine, per Sales si potrebbe avanzare una proposta di un Erasmus per i minori a rischio, una chance di confrontarsi con altri ambienti e altre condizioni di vita e di studio e avviare un progetto che consenta ai diciottenni di svolgere unâesperienza lavorativa/formativa allâestero.
