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Il Nobel alle donne di Annie Ernaux

by Piera De Prosperis

 

Nobel per la letteratura 2022: Annie Ernaux “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale”.

La scrittrice francese è molto nota e amata nel suo paese. Ancora una volta, come già successo negli ultimi anni, dopo la poetessa Gluck nel 2020 e il romanziere tanzaniano Gurnah nel 2021, l’Accademia svedese ha fatto spazio a chi tratta temi sensibili cui l’opinione pubblica guarda con interesse o che sono al momento di scottante rilevanza. In questa assegnazione c’è il voler porre al centro le problematiche femminili, mai abbastanza sottolineate ed evidenziate. Nella produzione della Ernaux, infatti, i temi che connotano i suoi romanzi sono l’aborto, il cancro, la sessualità, la demenza senile, ambiti nei quali la donna o è protagonista in prima persona o ha un posto rilevante per le incombenze di cura che la società da sempre le impone.

E’ del 1974 Gli armadi vuoti, il suo primo romanzo, ma è soprattutto L’Evento del 1999 il testo più noto, scritto trentasei anni dopo la notte in cui Annie, giovane studentessa, abortisce. Un evento tragico, di cui è vergogna parlare e di cui la scrittrice si libera quando ormai l’aborto in Francia è legalizzato.

Colpa non è aver compiuto quel gesto doloroso, ma colpa è non averne parlato per aiutare altre donne a liberarsi dal senso di peccato e vergogna. Nel testo non ci sono considerazioni morali, domina il senso di solitudine e disperazione di una giovane che vuole riappropriarsi del proprio corpo e delle proprie scelte, nonostante il muro di gomma che la società le oppone.

Un testo politico in senso lato, dunque, perché la scrittura, essenziale e spoglia, mira a svelare l’ipocrisia della società che, attraverso la santificazione della maternità, toglie di fatto alle donne la libertà e l’autodeterminazione di se stesse.

“Può darsi che un racconto come questo provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto. Aver vissuto una cosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverla. Non ci sono verità inferiori. E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo”.

Ancora più significativamente politico è il confronto tra le mammane e gli scafisti che trasportano i migranti.

“Gli scafisti esigono somme esorbitanti e talvolta scompaiono durante la traversata. Ma niente ferma i kosovari, né tutti gli altri migranti dei Paesi poveri: è la loro unica strada verso la salvezza. Si perseguitano gli scafisti, si deplora la loro esistenza come trent’anni da quella delle mammane. Non si mettono in discussione né le leggi né l’ordine mondiale che ne determinano l’esistenza”.

Donne e migranti ultimi del mondo accomunati dal dover sottostare a leggi volute da altri, uomini.

Ha scritto molto la Ernaux, pubblicando opere ogni tre, quattro anni, lavorando come docente, partecipando attivamente ai movimenti femministi, riflettendo sulla sua storia come cifra di un percorso che ha accomunato migliaia di donne, a partire da una condizione sociale umile e decentrata. Ricordiamo tra gli altri Gli anni del 2008, Memoria di ragazza del 2016.

Se è vero che negli ultimi dieci anni (2012-2022) l’Accademia dei Nobel ha premiato paritariamente autrici ed autori: 5 a 5, non vogliamo credere che il premio alla Ernaux sia solo una questione di proporzioni. Penso, invece, che la pericolosa involuzione politica cui il mondo sta assistendo a scapito del corpo delle donne, abbia spinto gli accademici ad invitarci a riflettere.

Del resto, le parole della scrittrice ottantaduenne, incontrando la stampa nella sede dell’editore Gallimard di Parigi, sono state:

“Lotterò fino al mio ultimo respiro affinché le donne possano scegliere se essere madri o meno: la contraccezione e il diritto all’aborto sono un diritto fondamentale, la matrice della libertà delle donne”

E noi con lei, per noi stesse, le nostre figlie, le nostre nipoti.

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