Noi abbiamo difeso la Repubblica. Noi abbiamo tutelato la democrazia e la libertà. Siamo stati in 14 milioni, con un straordinario contributo dei giovani, la cosiddetta generazione Z, molti dei quali in questi anni hanno manifestato il loro disagio, la loro voglia di esserci ed una visione nuova del mondo, da Gaza alle guerre, dai diritti all’ambiente, al lavoro, alla giustizia sociale, ai migranti, alla loro prospettiva del futuro, e che la destra al governo ha invece trattato come criminali incendiari, parlando di anni di piombo ed emanando a raffica decreti sicurezza.
Dicono i nostri Padri che il primo fiore di questo Paese nuovo, finalmente libero dalla dittatura, prese colore per tornare a vivere e conservò il seme affinché un altro mondo nascesse, quasi ottanta anni fa. A questa età un uomo è vecchio, ma una Costituzione è giovane.
In quel mondo, scaturito dalla Resistenza dopo che la dittatura aveva trascinato l’Italia nella tragedia più grande della Storia, tra miseria, violenza e guerre, siamo cresciuti. In quel mondo siamo stati liberi, abbiamo respirato la democrazia, ci siamo riscaldati al sole della libertà, ci siamo sentiti protetti dalla forza di una comunità, abbiamo conosciuto il benessere, abbiamo affermato valori e diritti, ci siamo sentiti parte di un ordine internazionale non più basato sulla sola forza ma sul diritto, abbiamo avuto come faro il ripudio della guerra nel senso comune delle persone, abbiamo avuto come orizzonte ideale l’uguaglianza di fronte alla legge e gli obiettivi di giustizia sociale sanciti dall’art. 3.
La Costituzione della Repubblica ha reso grande l’Italia. E le Costituzioni come la nostra, costruite sul sangue di un popolo e sulla concordia nazionale sancita nell’Assemblea costituente, non si stravolgono e non si demoliscono col martello delle maggioranze parlamentari. Eppure, una coalizione politica, senza averne né titolo né presupposti instaurativi, con a capo un partito e una premier che al fascismo idealmente si ispirano, minoranza nel Paese ma maggioranza in Parlamento, ha tentato di destrutturare, per demolirla, la Costituzione repubblicana, con un’arroganza ed una violenza mai visti.
Non era vero niente: i quesiti tecnici, il presunto conflitto tra giustizialismo e garantismo, l’obiettivo di modernizzare la giustizia e liberare i magistrati dall’influenza della politica. Non era questa la posta in gioco. Il popolo lo ha capito.
Volevano picconare le basi fondative della Costituzione Repubblicana. Altro che riforma della giustizia, come pomposamente era stata presentata e di cui la campagna referendaria ha chiarito il carattere ideologico e di strategia eversiva dell’ordine costituzionale, svelandone la natura autentica, solo apparentemente tecnica, dissimulata come regolamento di conti con la magistratura per assoggettarla al potere politico. Qui la posta era molto più alta. Qui era in gioco la Repubblica. Il popolo italiano ha detto di no a questo tentativo.
La Costituzione non si tocca nei suoi valori fondativi. E quando la si vuole cambiare laddove essa è modificabile, lo si fa praticando il concerto istituzionale che sostiene e alimenta il nostro sistema di democrazia, diritti, partecipazione e la trama delle garanzie che è la base per il riconoscimento reciproco di ognuno di noi e dà sostanza e forma alla libertà. Lo si fa con l’attenzione e la cura che si devono usare con un oggetto prezioso, patrimonio comune degli italiani e materia viva del loro essere comunità nazionale.
