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Incendio di Caivano, parla l’ARPAC

by Redazione

A proposito dell’incendio dei rifiuti a Caivano, negli ultimi giorni, oltre alle solite banalità sulla Terra dei Fuochi, si è parlato di pasticcio dei dati Arpac, addirittura paventandone l’alterazione, e di una presa di distanze del Commissario dell’Agenzia. Sabato siamo quindi andati a parlare con il Commissario Sorvino e con il dottor Marro, dirigente tecnico facente funzioni, per provare a fare chiarezza.

Confermate che, ad oggi, i dati in vostro possesso non evidenziano situazioni di particolare criticità?

Marro. Si. Noi abbiamo centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria dislocate in tutta la Campania e in questo caso particolare facciamo riferimento a 10 centraline che si trovano nei dintorni di Caivano. Queste centraline monitorano in continuo, 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, una serie di parametri: monossido di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo e soprattutto le polveri sottili PM10 e PM 2,5. Per le diossine abbiamo collocato dei campionatori ad alto volume in prossimità dell’incendio e nella zona industriale di Marcianise, perché abbiamo visto che la nube si allungava verso quella zona, che aspirano grandi volumi di aria, concentrano eventualmente la diossina e poi il laboratorio darà i risultati. I campionatori sono stati piazzati immediatamente, ma i primi dati saranno disponibili lunedì (oggi, ndr). I campioni sono stati prelevati giovedì e venerdì e continueremo sabato e domenica.

I dati finora risultanti non sono allarmistici, nel senso che non abbiamo riscontrato picchi di contaminanti. Le centraline misurano la qualità dell’aria fino ad un’altezza di otto metri, perché per legge le misurazioni vanno fatte ad altezza d’uomo. Qualche piccolissimo innalzamento si è avuto, ma si può parlare di situazioni ordinarie e comunque entro i limiti di legge.

Si è detto che l’Arpac altera i dati. I dati vengono registrati in continuo dalle centraline, noi pubblichiamo anche il dato grezzo, però prima di pubblicare i dati ufficiali ne dobbiamo verificare l’attendibilità, ossia che non si siano verificati problemi alle macchine.

Quindi si può uscire di casa?

Marro. Si, anche perché c’è stata una situazione metereologica favorevole che ha determinato l’innalzamento della colonna di fumo fino a 2 km per via dell’inversione termica, per cui il fumo è stato spinto dalle fiamme in alto, a 2 km si è fermato, stratificato e allargato e, paradossalmente, chi si è trovato sotto questo ombrello ha respirato magari aria più pulita di chi stava a qualche km dove potrebbero cadere le particelle. Infatti, utilizziamo anche centraline posizionate a svariati chilometri.

Vi aspettate un peggioramento nei prossimi giorni?

Marro. No, per via della diluizione degli inquinanti. Ciò non toglie che i suggerimenti dei medici sono stati corretti perché non conoscevano la situazione e quindi in via cautelativa hanno fatto bene.

Quando avremo i dati dell’analisi dei suoli?

Marro. Gli inquinanti ricadranno al suolo in un raggio anche abbastanza ampio. Prima i tecnici Asl preleveranno campioni di vegetali per verificare se si sono accumulate polveri, poi noi faremo dei prelievi negli strati più superficiali del terreno, perché gli inquinanti non penetrano ma si accumulano nei primi 5 cm. I prelievi avverranno nei prossimi giorni, ma per avere i risultati occorre qualche settimana. Come stiamo facendo nella Terra dei Fuochi, dove monitoriamo i terreni agricoli in tutti i 90 comuni, in mancanza di un regolamento che stabilisca quali sono i valori limite, è stato costituito un gruppo tecnico, di cui fa parte anche l’Arpac, che ha creato un modello scientifico e ha stabilito quali dovrebbero essere i parametri di riferimento, comunque estremamente cautelativi.

Sorvino. L’evento è stato certamente di proporzioni significative, quindi come tale preoccupante. Come Arpac abbiamo immediatamente attivato l’insieme delle misure di monitoraggio sia per l’aria, con la rete fissa e la centralina mobile appositamente installata, che per il suolo. C’è stato il massimo impegno dei dipartimenti di Napoli e Caserta con il coordinamento della Direzione tecnica. Per fare una valutazione definitiva e complessiva occorre l’esito dell’insieme delle misure. Tuttavia, per trasparenza, abbiamo diramato sin dall’inizio i dati per come venivano rilevati pur essendo ovvio che si tratta di dati parziali.

Quindi conferma che possiamo uscire di casa?

Sorvino. Adesso si, i dati sono assolutamente attendibili, è chiaro che soprattutto nelle primissime fasi si applica sempre il principio di cautela e di precauzione. Nessuna sottovalutazione del fenomeno.

Quali erano i materiali stoccati nell’impianto?

Marro. In Agenzia abbiamo il catasto rifiuti che riceve i dati dai gestori degli impianti su quali e quanti sono i rifiuti, da dove provengono e dove sono destinati. Questo è uno dei 5 impianti convenzionati con il Consorzio di gestione degli imballaggi ed è fondamentale perché riceve i rifiuti che i Comuni hanno intercettato con la raccolta differenziata. Noi abbiamo i dati dichiarati dal gestore al 31 dicembre 2017, ma abbiamo scattato delle foto e i rifiuti presenti sono apparsi coerenti con quelli dichiarati. Plastica, carta e sovvalli, cioè gli scarti del processo di selezione.

Quale può essere stata la causa dell’incendio?

Marro. Non lo sappiamo, però, in 28 giorni, sono stati oggetto di incendio 3 impianti sui 5 che abbiamo in Campania. Uno a Salerno e 2 in provincia di Napoli. C’è una crisi nel settore. L’impianto di Caivano è autorizzato per 9/10mila tonnellate e i nostri dati ci dicono che ce ne sono 15mila.

di Redazione

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