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Inchiesta Acqua 2. La parola a Sergio D’Angelo, ABC

by Flavio Cioffi
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Qualche giorno fa abbiamo annunciato l’avvio di un’inchiesta sullo stato dell’arte delle gestioni idriche in Campania. Lo abbiamo fatto in un articolo che affrontava il tema dell’acqua pubblica. Per questo secondo step abbiamo voluto dare la parola ad ABC, l’azienda comunale che gestisce l’acqua a Napoli, e per essa al suo Commissario Sergio D’Angelo.

ABC è un’azienda pubblica speciale, cosa significa concretamente?

Si tratta di una forma societaria poco diffusa in Italia, non credo ne esistano altre della nostra dimensione. E’ un’azienda non scalabile, a differenza di quelle, pure pubbliche, costituite nella forma di società per azioni. Va anche detto che le aziende speciali hanno una normativa piuttosto datata che occorrerebbe aggiornare, perché i vincoli amministrativi producono qualche difficoltà. Per citarne solo uno, un’azienda speciale è tenuta a sottoporre il proprio bilancio all’approvazione del Consiglio comunale. Ma è certamente il modello più pubblico che ci sia.

E perché una gestione pubblica sarebbe migliore di una gestione privata?

Perché una gestione privata è in grado di garantire efficienza, ma è interessata a massimizzare il profitto. Esiste una retorica secondo la quale il privato disporrebbe sempre di performance migliori perché più efficiente, mentre il pubblico, soprattutto nel Sud, è considerato il modello dell’inefficienza. Ma non è stabilito in natura che il pubblico sia sempre inefficiente e che invece il privato sia sempre efficiente.

Quindi si può dire che la gestione ottimale è semplicemente quella più efficiente?

Secondo me non basta parlare di efficienza. Occorrerebbe parlare anche di efficacia. E l’efficacia si misura in relazione alla quantità di acqua che si fornisce, alle tariffe sempre calmierate il più possibile, alla fornitura gratuita a chi non può permettersela.

Recentemente però l’Ente Idrico Campano (EIC) ha aumentato il prezzo dell’acqua all’ingrosso e conseguentemente sono aumentate anche le bollette per i Napoletani.

Ovviamente c’è stata una ripercussione perché noi in parte ci approvvigioniamo attraverso l’Acquedotto Campano. Per fortuna solo nella misura del 40% circa, dal momento che disponiamo della nostra fonte storica che è il Serino. Quindi l’aumento per i Napoletani è stato contenuto.

ABC da gestore acquedottistico sta cercando di diventare gestore del ciclo integrato.

Dall’inizio del 2018 sono passati alla nostra gestione i 41 impianti di sollevamento fognario e dallo scorso aprile l’intera rete fognaria. Adesso stiamo verificando con la Regione Campania la possibilità di trasferirci in concessione la gestione dell’impianto di depurazione di Napoli Est. La prospettiva di gestire l’intero ciclo richiede tempi medio lunghi, ma credo che sia una prospettiva doverosa. Perché è un’anomalia l’impegno diretto della Regione nella gestione della depurazione.

Vuol dire che la distrettualizzazione degli ambiti ottimali va rivista?

Io ho espresso da sempre un giudizio negativo sulla legge regionale del 2015, che non coglie esattamente le reali esigenze, e penso che il piano d’ambito possa agevolare in tal senso. Ma la legge risente della polverizzazione del sistema. Una frammentazione spaventosa. In nome delle cosiddette gestioni in economia da parte dei piccoli Comuni si è avallato un disastro dal punto di vista dell’efficienza del sistema. Ci sono Comuni con percentuali di dispersione idrica spaventose e una capacità di riscossione risibile.

Si dovrebbero fare le gare per i gestori d’ambito.

La legge regionale prevede che sulla base delle indicazioni dei singoli distretti l’EIC individui i gestori unici di ciascun distretto per il relativo ciclo integrato. E lo farà come potrà, scontando tutte queste difficoltà e contraddizioni. Nel caso del nostro distretto confido in un affidamento in house ad ABC.

In questa direzione si è espresso a settembre il Consiglio di distretto. Lei però ha chiesto l’istituzione di un distretto esclusivo per la città di Napoli.

Va meglio precisato ciò che è stato detto in quella riunione. Il nostro distretto comprende 32 Comuni, Napoli compresa. Quindi, se si procedesse veramente nell’individuazione del gestore unico (e non dipende da noi), quello che è possibile prevedere è che sia ABC a gestire questi 32 Comuni. Non possiamo fare diversamente sulla base dell’attuale legge regionale. Se dovesse cambiare, vedremo.

Eppure, alcuni Comuni stanno per bandire gare per la gestione dei loro acquedotti. Anche in project financing.

Possono farlo, ma prevedendo sempre una clausola risolutiva sulla base della quale quando l’EIC individuerà il gestore unico quell’affidamento dovrà essere considerato risolto. La scelta di un progetto di finanza è la meno adeguata in questo momento, perché si possono trovare soluzioni che affrontino il breve o il medio periodo ma non il lungo. I progetti di finanza sono ipotizzati sulla base di gestioni almeno ventennali. Altro è affidare un appalto per alcuni anni, senza concessione o titolarità del servizio, per la manutenzione delle reti.

Come sono i numeri di ABC?

Confortanti. Nel senso che nel 2019 avrà presumibilmente un fatturato di 120 milioni con un incremento di oltre 20 milioni grazie all’acquisizione della rete fognaria. Mantiene una buona capacità di riscossione che ormai si aggira intorno all’85%. Le percentuali di perdite idriche sono assolutamente fisiologiche e abbiamo tra le tariffe più basse d’Italia. Credo si possa anche dire che abbiamo tra le acque più buone e salubri in assoluto, forse la più controllata con oltre 130.000 analisi all’anno. Inoltre, ci siamo dotati di un sistema di welfare aziendale che ci invidierebbe anche Adriano Olivetti. Su questa base guardiamo al futuro con assoluta serenità.

Ma lei vuole tornare in politica?

Escludo un mio interesse nel breve periodo e quindi per le regionali. Quanto alle prossime comunali, la domanda non è pertinente. (risate)