Home In evidenza Incontro con Erri De Luca al Campania Libri Festival

Incontro con Erri De Luca al Campania Libri Festival

la giustizia tra le generazioni e il riscatto del Sud

by Caroline Abeille
0 comments

 

Nel quadro del Campania Libri Festival, le sale barocche del Palazzo Reale di Napoli hanno fatto da cornice a una densa mattinata di riflessione civile e letteraria insieme a Erri De Luca. Di fronte a una platea gremita, lo scrittore napoletano ha presentato il suo nuovo lavoro: “Sotto processo”, edito da Feltrinelli, intrecciando le maglie del suo percorso politico e personale con le radici mai recise di Napòlide, il celebre volumetto edito dalla casa editrice napoletana Dante & Descartes.

L’antagonismo generazionale e il tempo dei vecchi.

Al centro dell’intervento di De Luca, la spaccatura generazionale denunciata in Sotto processo. Sollecitato nel corso della mattinata sul rapporto tra i giovani e chi detiene oggi il potere adulto, lo scrittore ha analizzato il corto circuito demografico del nostro tempo con la consueta lucidità asciutta e disincantata:

In “Sotto processo” lei analizza i rapporti tra giovani e anziani. Come si possono aiutare queste due generazioni a vicenda e non percepirsi come un ostacolo, visto che i vecchi tardano a lasciare il posto di lavoro e a fare spazio ai giovani?

Non lo so, perché ci troviamo in una situazione stranissima nella storia della specie umana, in cui i giovani sono la minoranza e i vecchi, grazie al fatto che è migliorata la medicina ed è migliorata l’alimentazione, sono diventati una quantità… cioè sono tanti, l’età media degli italiani si è raddoppiata. Quindi ci troviamo in una situazione stranissima, in cui la gioventù è in minoranza e in soggezione di fronte al potere adulto. E così mi sono inventato una specie di processo… un tentativo proprio a nome di tutti i vecchi per mostrare questo antagonismo, per cui ci sembra che questa quantità di vecchi oscura e intralcia il futuro dei giovani. Questo è il sentimento che anima questo processo che ho inventato.

Un auto-processo della memoria e della responsabilità che rifiuta ricette o pacificazione retorica, mettendo allo scoperto la trappola demografica e sociale in cui la gioventù si trova oggi schiacciata.

Napòlide e la condizione del Sud.

Il dialogo ha poi inevitabilmente virato sulla città natale e sul legame viscerale e al contempo critico che unisce De Luca a Napoli. Invocando le pagine di Napòlide, lo scrittore ha ricordato come l’appartenenza a questa terra sia «una condizione del sentimento e della parola, prima ancora che una coordinata geografica». Per De Luca, il Sud non è una semplice mappa, ma la condizione del margine, della resistenza e dell’esclusione.

Richiamando la figura dell’emigrato, vissuta in prima persona durante gli anni trascorsi nei cantieri edili in Francia, lo scrittore ha fermamente contestato le narrazioni populiste e le retoriche del capro espiatorio che colpevolizzano i migranti. Per De Luca, chi si mette in viaggio e attraversa mare e confini resta l’eroe moderno del nostro tempo, portatore di una dignità che la letteratura ha il dovere politico e morale di difendere.

Il raggio di “Jesce sole”.

Concludendo l’incontro tra gli applausi del pubblico, Erri De Luca ha richiamato il tema guida del Festival – Jesce sole – inteso come scelta etica: far uscire il sole significa fare chiarezza sulle parole, restituendo al linguaggio la sua verità per smontare le discriminazioni e ricostruire una forma autentica di dialogo civile.

 

Leave a Comment