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La cultura della pace antidoto a guerre, terrorismo, femminicidi

Siamo in un mondo duale

by Giovanni Squame
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Gli anni si succedono sempre uguali a se stessi, il tempo passa in un mondo in sviluppo che ripete la storia sotto forme e modalità diverse: sviluppo, nuove tecnologie, nuove scoperte, aspirazione a nuovi mondi, ma anche continuità di contrapposizioni, guerre, sete di conquista. Si accontentano i guerrafondai di piccoli e limitati territori – le grandi conquiste coloniali e imperialiste sono storia del passato – e sacrificano la vita di centinaia, anche migliaia di uomini in guerre razionalmente incomprensibili. Ma la guerra lo è sempre.

Una barbarie che si pensava relegata all’uomo non tecnologico. Si deve prendere atto che la tecnologia e l’AI non sono ancora state in grado di “modificare” il pensiero dei tanti che utilizzano la guerra come strumento per la regolazione dei rapporti territoriali tra gli Stati. Ed è piuttosto difficile accettarlo. Si resta increduli che in un mondo invaso da modernità e da tecnologie futuristiche una parte dell’umanità sia ancora con la testa all’indietro. Come sia possibile che ciò avvenga resta razionalmente inspiegabile.

Siamo in un mondo duale: i guerrafondai procedono con la testa all’indietro, gli altri guardano al futuro che offrirà nuove tecnologie nei vari campi dell’operare dell’uomo; una parte dell’umanità opera per nuove scoperte per salvare l’uomo, un’altra parte per ucciderlo. E per tanti resta impossibile pensare all’innaturalità del conflitto, di ogni conflitto. Uno sguardo alla storia fa propendere piuttosto per il contrario: il conflitto è stato sempre presente e innaturale è pensare che non ci sia.

Sono pertanto inutili gli sforzi di quanti, Papa in testa, richiamano all’attenzione dell’uomo la necessità della pace? No, perché è convinzione diffusa che tanti conflitti armati si evitano proprio per questo insistente afflato di pace del Papa e di tutti gli uomini e donne di buona volontà. La pace non è solo assenza di conflitto armato, è anche assenza di inquietudine con se stessi. La pace con sé è immediatamente contagiosa, è portatrice di serenità anche nell’ambiente che si frequenta, la pace è una condizione interiore che si percepisce e mette anche a disagio chi dentro manifesta durezza di pensiero. Anzi a questi ultimi si rivela incomprensibile. La pace come una cosa da donne e uomini deboli psicologicamente, condizionabili, roba da “femminucce”. Rivelano così la loro infinita mascolinità che non ammette la parità di pensiero uomo-donna, non ammette la parità dei comportamenti.

Malgrado gli enormi progressi, dovuti alla maturità culturale soprattutto, i tanti “femminicidi” che si registrano segnalano che la cultura della parità, del riconoscimento della persona come entità pensante, autonoma non è ancora universalmente acquisita. Il concetto della donna come “proprietà” dell’uomo, a lui sottomessa, è ancora abbastanza diffuso, soprattutto nei ceti meno emancipati. Occorre un grande sforzo culturale, dello Stato principalmente, con le scuole protagoniste, per superare questo arcaico stato delle cose. La popolazione del nostro Stato, degli Stati dell’Unione deve tutta essere educata al rispetto della condizione di parità, come diritto civile al pari degli altri diritti. Un radicato ancoraggio culturale di tale diritto condiziona anche gli altri Stati, indotti a superare la condizione culturale deficitaria con iniziative, provvedimenti legislativi, impegno educativo nelle scuole e tutto quanto si ritenga necessario a tal fine. Ed occorre rivedere i codici, inasprendo procedure e pene.

Si dovrebbe avere una legislazione di emergenza del tipo di quella che aiutò la sconfitta del terrorismo, sia quello “casalingo” che quello di importazione. Terrorismo che fu molto legato al timore di uno spostamento dell’Italia dalla posizione “occidentale” verso le posizioni degli stati ex sovietici. Guerra, terrorismo: tutto è dentro una logica perversa che è dura da combattere, dura da rendere inoffensiva. Sembra, appunto, che il mondo ed una parte dell’umanità abbiano l’unico scopo di mantenere disordine e contrapposizioni.

La pace, la serenità, il senso del benessere interiore sono una dura conquista, ma il mondo saprà superare la divisione originaria raccontata dalla Bibbia perché l’uomo non è nato e non vive per uccidere se stesso ma per offrire futuro alla propria esistenza. Per tramandare se tesso in un mondo che potrà essere anche in altri luoghi, ma che ci sarà.

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