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La guerra mondiale è un rischio reale

by Luigi Gravagnuolo

 

Il conflitto russo-ucraino allo stato può evolvere in più direzioni, difficile capire quale. Escludendo i due esiti estremi, la resa dell’Ucraina o la disfatta dell’armata russa, in linea di massima gli sbocchi potrebbero essere quattro.

Il primo è che, sotto l’effetto delle sanzioni dell’Occidente, collassino l’economia e la società russa con la defenestrazione di Putin. Una nuova leadership aprirebbe la Russia a proficui rapporti con l’Occidente con conseguente rilancio della globalizzazione su scala mondiale. Ipotesi possibile, non probabile. L’oligarchia putiniana allo stato sembra abbastanza stabile e forte del sostegno del popolo russo, oltre che di solide alleanze internazionali.

Il secondo possibile esito è una conclusione temporanea della guerra con un trattato che non veda vinti, né vincitori. Ad esempio la Russia potrebbe accettare la permanenza del Donbass e del Lugansk nei confini dell’Ucraina con garanzie di rigoroso rispetto della componente russofona in quell’area, ovvero l’Ucraina assentire all’annessione delle due regioni alla Russia sotto forma di Stati ad essa federati con garanzia per la componente ucrainofona. Si tratterebbe di un armistizio più o meno lungo, al termine del quale non potrebbe che esserci una ripresa delle ostilità, ma pur sempre di una tregua si tratterebbe, che non è poco. Alla luce delle atrocità consumate, però, anche questa soluzione appare implausibile al momento. Difficile che il popolo ucraino possa accettare una soluzione già rifiutata con fermezza prima del 24 febbraio 2022 e contro la quale ha immolato tante vite, o che la Russia di Putin possa accontentarsi di una promessa di tutela dei russofoni in territorio ucraino.

Terzo scenario, la guerra diventa endemica nelle aree del Sudest e forse nell’intera Ucraina, con un’occupazione blindata del territorio da parte dei Russi e una resistenza prolungata degli Ucraini sotto forma di guerriglia urbana. Si aprirebbe una snervante lunga guerra civile nel cuore dell’Europa, con una dinamica di ricollocazione politica di paesi e popoli ad oggi non definibile nei suoi contorni. Tale scenario, analogo a quello afghano degli anni dell’occupazione sovietica e ad oggi apparentemente il più plausibile, andrebbe ad intrecciarsi col primo. In questo scenario, se cioè la resistenza ucraina restasse attiva ed in armi e si combinasse con l’efficacia delle sanzioni, Putin, per quanto possa essere tetragono nel sacrificare vite umane, potrebbe non avere la forza di reggere a lungo. Ha bisogno della vittoria in tempi brevi, o di una mezza vittoria in attesa di quella finale, non può tergiversare.

Il quarto scenario è infine quello ad oggi più probabile, e il più tragico, la Terza Guerra Mondiale. Basta un incidente perché la situazione precipiti. Giorni fa Joe Biden, che a volte vistosamente pecca di lucidità mentale, sollecitato da un giornalista che gli chiedeva se aveva intenzione di recarsi a Kiev, ha risposto con un perentorio ‘Oh yes!’. Lo staff della Casa Bianca ne ha poi ridimensionato la velleità, ma immaginate un solo momento che effettivamente il Presidente degli USA, o un suo alto rappresentante, si rechi a Kiev e che, a sfregio di tutte le misure di sicurezza, un attentato lo uccida o riesca a ferirlo. Oppure che, per comprensibili motivi strategici, un qualche generale russo, onde bloccare i flussi di armi che arrivano all’Ucraina via Polonia e Romania, decida di inviare dei missili sui depositi di armi e di sussistenza ivi collocati. O viceversa, che sia l’Ucraina ad attaccare il suolo russo o bielorusso.

Le possibili micce incendiarie non si esauriscono qui, le regole di ingaggio vigenti nelle forze armate russe autorizzano i comandanti sul campo a impiegare armi nucleari tattiche, o chimiche, o batteriologiche, senza dover chiedere il placet al Cremlino. Siamo certi che nessuno userà questa opzione? E la NATO resterebbe ferma senza battere ciglio?

È del tutto evidente che siamo sull’orlo del baratro. Così, nel mondo le forze si stanno collocando. La Cina, sempre più ringalluzzita dal pantano europeo in cui si sono cacciati gli USA, sta intensificando le incursioni nello spazio aereo di Taiwan. L’India, che pareva essersi legata agli USA ed all’Australia in chiave difensiva anticinese, di fronte alla prospettiva di una coalizione a lei ostile tra Russia, Cina e Pakistan, traballa. Nei Balcani già si fronteggiano minacciosi Serbi e Kossovari, questi ultimi coperti dalla NATO. Navi e sommergibili russi e di varie nazionalità scorrazzano nel Mediterraneo tra Grecia, Sicilia e Nordafrica. Nel Baltico Svezia e Finlandia, temendo di essere attaccate, chiedono di aderire ad horas alla NATO. In tutta l’Africa riprendono i mai del tutto sopiti conflitti locali. Persino in Sudamerica alcuni Stati prendono le distanze dalla politica delle sanzioni antirusse e si pongono in contrasto con la Casa Bianca.

Per parte sua il popolo americano dà segni di non apprezzare affatto l’impegno di Biden in Europa. Si rifiuta all’idea di esborsare soldi per la difesa dell’Ucraina e, in prospettiva della stessa Europa, e ancor più di esporre a questo fine la vita anche di un solo soldato USA. Quel popolo guarda solo al Pacifico, l’Europa può andare alla malora. È Trump il vero interprete di questi sentimenti, Biden non può andare quanto sta facendo, che è già tanto; sarebbe travolto dal trumpismo riemergente.

L’Unione Europea comincia già a innervosirsi e a disunirsi. E noi italiani? La nostra Italia è troppo ricca di conoscenze, di manifatture e tecnologie, di terre fertili, di beni monumentali e naturali per non essere maledettamente appetibile da popoli affamati e ingolositi del nostro benessere.

Sissignori, la terza guerra mondiale è alle nostre porte. Siamo un bersaglio e noi, Italiani brava gente, non abbiamo nessun mezzo di autodifesa da eventuali attacchi missilistici. I Patriot per esempio, non un’arma offensiva, ma efficacissima per neutralizzare eventuali missili scagliati contro il nostro territorio, non sono nelle nostre dotazioni. Se poi qualcuno propone di spendere uno zero virgola in più del PIL di quanto non faccia oggi il nostro Stato per potenziare la nostra difesa, subito si alza il coro di quelli che le priorità sono altre, gli ospedali, le scuole, gli asili eccetera. Ma possiamo pensare di costruire ospedali e di lasciarli esposti ai missili in un futuro più o meno vicino? Brutta storia.

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