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LE CITAZIONI: Machiavelli, delle cose reali e di quelle immaginate

by Ernesto Scelza
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«Resta ora a vedere quali debbano essere modi e governi di un principe con sudditi o con gli amici. E, perché io so che molti di questo hanno scritto, dubito, scrivendone ancora io, non esser tenuto presuntuoso, partendomi, massimamente nel disputare questa materia, dagli ordini degli altri. Ma, essendo l’intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa. E molti si sono immaginati repubbliche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero. Perché è tanto discosto da come si vive a come si dovrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si dovrebbe fare, impara piuttosto la ruina che la preservazione sua: perché un uomo, che voglia fare in tutte le parte professione di buono, conviene rovini fra tanti che non sono buoni. Onde è necessario a un principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, et usarlo e non usare secondo la necessità. Lasciando, adunque, indrieto le cose circa un principe immaginate, e discorrendo quelle che sono vere, dico che tutti gli uomini, quando se ne parla, e massimamente i principi, per essere posti più in alto, sono dotati di alcune di queste qualità che arrecano loro o biasimo o laude. E questo è, che qualcuno è tenuto liberale, qualcuno misero; qualcuno è tenuto donatore, qualcuno rapace; qualcuno crudele, qualcuno pietoso; l’uno fedifrago, l’altro fedele; l’uno effeminato e pusillanime, l’altro feroce e animoso; l’uno umano, l’altro superbo; l’uno lascivo, l’altro casto; l’uno integro, l’altro astuto; l’uno duro, l’altro facile; l’uno grave, l’altro leggiero; l’uno religioso, l’altro incredulo, e simili. E io so che ciascuno confesserà che sarebbe laudabilissima cosa per un principe trovarsi di tutte le soprascritte qualità, quelle che sono tenute buone: ma, perché non si possono avere, né interamente osservare, per le condizioni umane che non lo consentono, é necessario essere tanto prudente, che sappia fuggire l’infamia di quelle che gli toglierebbero lo stato, e da quelle che non gliele tolgano guardarsi, se è possibile; ma, non possendo, vi si può con meno rispetto lasciare andare. E ancora non si curi di incorrere nella fama di quei vizi, senza i quali possa difficilmente salvare lo stato; perché, se si considererà bene tutto, si troverà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe la ruina sua, e qualcun’altra che parrà vizio, e seguendola ne riesce la securtà e il benessere suo.»

Niccolò Machiavelli, Di quelle cose per le quali li uomini, e specialmente i principi, sono laudati o vituperati (Il principe, cap. XV).