Foto by Milano Cortina 2026
Sono i dettagli a fare le storie, questa è una regola base del giornalismo. Puoi descrivere un evento come le Olimpiadi Milano Cortina con decine di articoli, dallo Sport alla Moda, passando per la geopolitica. E ancora non le capiresti. Poi vedi le mail che la Fondazione sta mandando ai gentiluomini e nobildonne che hanno speso 2600 euro per un biglietto e tutto diventa chiaro. “Complimenti, ha appena vinto un altro biglietto”. Siamo al prendi due paghi uno. Non è ironia, è il titolo di Repubblica online. E questa è la cifra stilistica di un evento in cui tutta l’Italia odierna emerge con prepotenza, al di là dell’onnipresente narrazione.
Partiamo da come ci vedono all’estero: questa è l’ennesima furbata all’Italiana. Una Olimpiade spalmata su centinaia di chilometri quadrati di strade di montagna. Più Milano. Ecco, in montagna ci sono gli impianti, ma mancano le infrastrutture specialistiche. A Milano è il contrario. La Bild raccontava il caso della funivia di Cortina come emblematico: sarà pronta forse venerdì. Forse. Milano invece ha finito il campo da Hockey a Santa Giulia, ma pare sia più piccolo del necessario, almeno a sentire gli USA. Di certo fuori non è un bello spettacolo. Manca tutto, a partire dai parcheggi. I PARCHEGGI. Letteralmente asfalto dipinto. Niente, ci arrivi solo con la navetta se sei uno spettatore. Spettatore pagante, aggiungo.
In generale, l’impressione è di una cosa fatta a metà. Dove si è perso più tempo in tribunale a decidere se fossimo in presenza di un ente pubblico, privato, misto o gender fluid che a costruire. Il picco della generazione ANAC: i parcheggi non si riescono a realizzare, ma almeno tutti i timbri sulle carte e i bolli sulle richieste sono in ordine. Hanno lavorato poco le ditte, ma avevano tutte i DURC in ordine. A questo stato di cose si sono aggiunte scelte davvero incredibili, come il Comune di Milano che ha ridotto o, secondo alcuni, neppure iniziato la campagna pubblicitaria sulle Olimpiadi. Per risparmiare.
I risultati li vediamo chiari: metà città non è nemmeno coinvolta, l’altra metà sta subendo l’evento. Un evento che con Milano, diciamocelo, non c’entra nulla. Doveva essere Torino o doveva essere solo Cortina. Si è deciso di cavalcare l’onda di EXPO. Ma Milano, nel 2026, non è la Milano del 2014. C’è stata una metamorfosi profonda, la città ha perso quella patina, quell’ottimismo che la facevano brillare, anche quando indossava gioielli di scena e viveva in un sottoscala troppo caro. Adesso, invece, il Re è nudo e questo fatto viene proclamato dalla Regina. Non c’è stato un bambino, la cui innocenza ha rotto l’incanto. La Corte è la prima a svergognare il Re.
Anche perché non c’è più un regno, figuriamoci un Re. Non c’è più Milano, per come la conoscevamo. C’è una città che funziona ancora discretamente bene, ma sta andando avanti per inerzia. Ed è stanca, davvero stanca. Per questo non ha alcuna voglia di celebrare e a San Siro ci va solo con gli sconti. Capite bene che chi spende 260 euro per i biglietti più “economici” non è che senta l’esigenza di grandi promozioni, se è davvero motivata. Quello che manca è proprio la motivazione.
O forse quella c’è, ma manca tutto il resto. Milano, come l’Italia tutta, sta invecchiando. Meno che altrove, va detto, ma la tendenza è quella. E come molti anziani si rifiuta di accettarlo, salvo dover prendere atto che il corpo non regge a cose che qualche anno fa sarebbero state scontate. Tipo la corsetta post eccessi di Natale. O il tutto esaurito a San Siro. Non ci si accusi di disfattismo, ma questo è il clima in città. Hotel pieni, ma case vacanza vuote. Villaggio Olimpico pieno, ma San Siro con diecimila posti vuoti (ad oggi). Insomma, le Olimpiadi ci sono, Milano no.
