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L’estate sta finendo…

by Piera De Prosperis

L’estate sta finendo e un anno se ne va
Sto diventando grande lo sai che non mi va
In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più
È il solito rituale, ma ora manchi tu

Così cantavano i Righeira nel lontano 1985, ma il testo conserva ancora una sua innegabile attualità, pur nella giocosità del ritmo. La fine dell’estate segna davvero l’inizio dell’anno, non solare ma della nostra programmazione per i prossimi dieci/undici mesi. Settembre ha al suo interno l’inizio della scuola, l’avvio o la ripresa di programmi di vita e di lavoro, il ritorno alla grande della vita politica con le scadenze che il calendario ci offre. Insomma un anno se ne va e ne inizia un altro, pieno di incognite ma anche di speranze.

Dopo un’estate passata a combattere con un caldo africano devastante e quindi nella più completa apatia, la resilienza e il desiderio di vedere finalmente la fine del tunnel riprendono vigore. Come affronteremo il ritorno? Con gradualità, dandoci delle priorità, non pensando di realizzare in un batter d’occhio tutto quello che avevamo programmato sotto l’ombrellone.

In epoca romana si celebravano proprio a settembre i ludi maximi, dal 12 al 14 settembre, connotati come Ludi Ordinari (quindi annuali), che poi furono estesi dal 4 al 19 settembre, con cadenza sempre annuale. Detti Ludi Magni in quanto erano i principali, erano dedicati a Giove e, secondo la tradizione, furono istituiti dal re Tarquinio Prisco per la conquista della città latina di Apiolae, ma per altri autori per la vittoria sui Latini nella battaglia del Lago Regillo (496 a.C.). Siamo, quindi, sotto la protezione del padre degli dèi di cui invochiamo la clemenza, soprattutto perché tenga chiuse le porte del tempio di Giano, evitando guerre e violenze.

La cronaca in realtà ci dice ben altro, con il brusco risveglio provocato dalle vicende dell’Afghanistan, che ci ha fatto di nuovo piombare negli anni più bui, legati alla presenza dei talebani. Che anno potrà essere per le donne afghane, per i giovani di quel paese martoriato, dove il contatto ventennale con l’Occidente ha fatto nascere nuove coscienze e consapevolezze di sé. Giovani donne che hanno studiato occupano posti di rilievo, conducono una vita sociale pur nel rispetto della parola di Allah. Eppure saranno epurate, rinchiuse, velate. Da dove escono questi talebani, sembrava che ne avessimo perse le tracce, eppure erano in agguato, chi li arma e come fa una popolazione a subirli?

Staremo a vedere, noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case. Quel popolo dovrà affrontare tante ingiustizie e soprusi. I nostri piccoli progetti scoloriscono di fronte alle scene dell’aeroporto di Kabul. Possiamo fare qualcosa? Tenerci informati, cercare di capire, aiutare quando è possibile. Poco davvero, ma la macchina da guerra che sta alle spalle delle vicende internazionali passa sopra le nostre teste e non ci ascolta, gli interessi in campo sono tanti e spesso non del tutto tracciabili.

 Settembre. Il primo gennaio. Il primo giorno di ogni mese. Il lunedì. I solstizi e gli equinozi. Abbiamo continuamente bisogno di nuovi inizi. Di qualcosa che ci dica: “Non importa se hai fallito, ora puoi ricominciare”. (Fabrizio Caramagna)

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