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Ma la guerra non è un gioco infantile

Speriamo nella saggezza dell'Europa

by Giovanni Squame
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La guerra ci è addosso. E’ arrivata poco distante da noi e non ci sentiamo al riparo: scatenata dal mancato premio Nobel per la pace, ossia dal Presidente degli Stati Uniti. Guerrafondaio che ha tentato di mascherarsi da pacifista e gli è andata a buca. Immaginatelo con il premio Nobel per la pace tra le mani che dichiara la guerra. Una contraddizione insanabile e di per sé scandalosa. La saggezza del comitato per il Nobel ha resistito alle pretese, ignorandole. Qualche autorevole servo del capo (la Meloni, sempre ossequiente) si era affrettato ad assicurargli la proposta al comitato.

Il mancato Nobel ha scatenato l’indole fanciullesca del bambino che è nel Presidente Trump e ha deciso di regalarsi una sua guerra. Come i bambini, incurante delle conseguenze e gioioso che il suo gioco gli stia riuscendo. Bisognerebbe scavare nella sua infanzia, e qualcosa viene rivelato da una delle nipoti che ha scritto un libro rivelando la vera natura infantile del supremo zio. Incapace di negoziati e di diplomazia usa la forza delle armi per raggiungere gli scopi di un supremo capo investito della responsabilità del governo mondiale. E impone con le armi la sua legge. Una volta si diceva che si imponeva nei paesi dittatoriali la democrazia con le armi. Ora la vergogna fa dire solo che si è abbattuto il dittatore.

Il nuovo capo che sostituisce quello deposto o rapito o ucciso deve essere gradito o non avrà vita lunga. La logica rimane sempre la stessa. È aumentata la spudoratezza: o con me o contro di me. E il contro di me avrà le conseguenze già sperimentate. Il tutto a scapito di un ormai derelitto diritto internazionale e dell’autorevolezza degli organismi internazionali sempre più superflui. Sono organismi istituiti dopo la Seconda guerra mondiale. Ormai ininfluenti e, con le scelte del capo mondiale, derisi.

Va rivista quella intuizione che ha retto per tutto il secondo novecento, ma ora ha mostrato tutti i suoi limiti. L’Europa assuma un ruolo di forte presenza sullo scenario mondiale e imponga la revisione di quelle regole, anzi imponga all’alleato d’oltreoceano regole senza le quali, nell’attuale scenario, il mondo pacifico è a rischio, se non già finito. Inutile chiedersi come sia stato possibile questo lento scivolamento verso scenari terribili, tal è la guerra: disastri, morti, distruzioni, sete di vendetta. A differenza del passato ora gli scenari di guerra sono ancora più distruttivi: armi letali, fino all’atomica sono in possesso di tutti. E l’irresponsabilità che a piene mani è stata distribuita in queste ore, non è escluso possa farla da padrone anche in una guerra che possa coinvolgere la stessa Europa.

L’auspicio è che prevalgano i responsabili e l’Europa sappia mettere in campo tutta la sua saggezza, la sua esperienza, la sua autorevolezza per imporre al mondo ancora molti e molti anni di pacifica convivenza. La cautela deve fare il pari con la saggezza. Nell’Europa occidentale autorevoli capi di stato e di governo sono ancora in grado di reggere l’urto dell’irresponsabilità. Nelle loro mani questa fase delicata può essere gestita con prudenza e accortezza, frenando le intemperanze guerriere dell’inquilino della Casa Bianca, mutato nel giro di qualche giorno da uomo di pace come si era dichiarato (dice di aver fermato otto guerre) a uomo di guerra.

Qualche dubbio sulla sua capacità a resistere all’indole guerriera che lasciava trasparire lo avevamo avuto. Nel breve volgere del tempo trascorso dall’apparente volontà pacificatrice, l’indole nascosta guerresca ha preso il sopravvento. E guerra è stata.

Sono i grandi interessi che dominano lo scenario mondiale sfruttando a loro totale vantaggio l’infantilismo al potere, la strutturale incapacità a reggere situazioni complesse. Il timore della perdita della leadership mondiale: un’America assente o quasi nelle dinamiche della politica mondiale è sminuita e la responsabilità è del capo. Travolto dagli eventi e incapace di governarli ricorre alla soluzione più semplice ma anche più tragica: la guerra, l’arma che utilizzano gli sciocchi al potere, quelli incapaci di prevenire e dominare gli eventi, i perdenti della storia. E Trump è un meschino perdente.

 

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