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Pendolari fantastici e dove trovarli

by Luca Rampazzo

 

Ancora non si è trovata una versione definitiva sulla povera operatrice scolastica che farebbe qualche migliaio di kilometri alla settimana (dormendo quattro ore per notte su per giù) pur di poter lavorare a Milano e vivere a Napoli. E qui nemmeno ci interessa sapere quale sia la verità di fondo. Figuratevi, non ci interessa nemmeno il suo nome. Qui ci interessa un fenomeno sottostante, quello che ha reso almeno credibile la storia. Perché stiamo fissando con arcigna scrupolosità un dito che indica una Luna bella grossa.

  1. Il problema dei pendolari partenopei

Esiste, eccome se esiste. Di norma, però, non lavorano come operatori scolastici. Ma ATM, l’azienda di trasporti locali, senza di loro chiuderebbe. E ATM è una eccellenza a livello non solo nazionale. E molto deve a quei ragazzi e uomini (e ragazze e donne, naturalmente), che fanno vite non certo facili. Prima di tutto, difficilmente (con un primo stipendio di inserimento di 900 euro netti al mese mal contati) possono permettersi persino un monolocale in periferia. Se utilizziamo le linee guida del buonsenso, oltre che quelle dell’economia domestica, possono permettersi stanze da 300/400 euro. Il che significa sgabuzzini a Sesto San Giovanni (forse) o stanzoni con condizioni di vita precarie dentro Milano. Questi poveri figli di un’Italia sotto austerità possono permettersi, poi, di vivere solo tornando a casa il fine settimana. E loro sì possono senza dubbio comprare i biglietti sei mesi prima. Coupon o non coupon. Finito il periodo di inserimento il contratto cresce, ma i limiti di spesa per la sistemazione non saliranno ancora per anni. Eppure questo ci dà due indicazioni ulteriori sulla Luna da guardare: i costi della vita proibitivi di Milano e l’importanza vitale dell’Alta Velocità.

  1. Quanto sei cara, Milano mia

Milano è una città che fa davvero di tutto per costare sempre di più. Non è un’affermazione qualunquista né, per essere più contemporanei, populista. È un’affermazione del tutto vera. Prendiamo alcuni dati empirici. Riporta Il Giorno, giornale cittadino: “Secondo un’indagine di Idealista.it, i prezzi anche nel terzo trimestre del 2022 sono rimasti stabili ma elevati, con una media di 20 euro al metro quadro. La variazione di prezzo negli ultimi 12 mesi a Milano è salita al 7,7%. Su 18 quartieri, sono 17 quelli nei quali gli affitti sono aumentati”.

Facciamo due conti: un monolocale da 30 mq costa sui 600 euro. Più spese. Per poterselo permettere una persona deve guadagnare 2000 euro al mese. Un monolocale. Senza possibilità ovviamente di mettere su famiglia. Questo porta alla conseguenza che a Milano si compri. Si comprano le case dove vivere, si comprano case su cui investire. E chi non può comprare? Si vive in condivisione. Con un piccolo problema: gli appartamenti abbastanza grandi da poter essere condivisi raramente si trovano in zone molto economiche. Quindi, la “stanza in periferia” è molto meno comune di quanto si potrebbe credere e questo tiene alti comunque i prezzi.

Inoltre, e non va sottovalutato, un conto è condividere la casa mentre si fa l’università. Un conto è essere lavoratori e dover vivere una eterna adolescenza. O, peggio ancora, un incubo sovietico fatto di famiglie con cucina in comune. Per non parlare dei bagni… In questo scenario c’è solo un elemento che lascia vivere con un minimo di dignità questa situazione. La lasagna di mamma.

  1. L’Alta Velocità di un paese immobile

Se gli stipendi bloccati, la produttività al palo e il debito pubblico non consentono di far crescere i salari, l’Italia si spacca in due. Chi è servito dall’Alta Velocità e può soffrire a denti stretti per cinque giorni la settimana e poi in cinque ore tornare a vivere in città. Ed è il caso di Napoli. E chi non può. Si pensi a Sicilia e Sardegna, ma anche la Puglia non è poi così dietro l’angolo. Ecco perché ATM recluta soprattutto nella città Partenopea. E tra tutti gli “investimenti” e le promesse infrante fatte a generazioni di giovani meridionali, l’Alta Velocità resta un caso abbastanza unico. È davvero riuscita, in qualche misura, a unire il paese. Ha davvero, per quanto poco, consentito una mobilità sostenibile a chi voleva, legittimamente, lavorare fuori dalla Circumvesuviana. E magari pure immergersi nella scighera (non fatevi ingannare, a Milano la nebbia c’è ancora).

Possiamo discutere sulle condizioni di lavoro e sulla necessità di non far emigrare per necessità, riservando la cosa a chi lo fa per libera scelta. Ma l’esistenza di una possibilità di questo genere è una delle poche cose che possiamo dire che funzionino davvero. E pazienza se ci abbiamo potuto riflettere grazie a una delle pagine più opache del giornalismo di inchiesta di questo inizio 2023. Di sicuro realizzare l’importanza delle infrastrutture, capirne l’impatto sulle vite reali, vale bene una storia parecchio traballante di operatrici scolastiche fantastiche. E di dove trovarle.

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