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Pompei: Il fascino discreto del Santuario

by Federico L. I. Federico

 

E’ cosa nota che in questi ultimi due anni i flussi turistici diretti a Pompei sono stati messi in crisi fortemente dalla pandemia da Coronavirus, la quale non ha risparmiato nemmeno la Pompei degli Scavi archeologici e dei record di presenze, frantumati l’uno dopo l’altro, come ci ricordava in ogni occasione di ribalta l’ex Direttore del Parco Archeologico Osanna, passato ormai definitivamente dal clamore della folla dei Media ai silenzi ovattati dei corridoi ministeriali romani. La novità però è che, pur a fronte del decrescere dei flussi religiosi, si assiste ad un percettibile aumento di turisti, ospiti di alberghi e B&B, in giro alla spicciolata per le strade della Città nuova e attratti dal Santuario di Pompei.

Infatti, tra gli obiettivi preferiti dei turisti, si registra l’edificio monumentale otto-novecentesco del Santuario in pieno centro Città, sulla grande Piazza che da esso prendeva il nome fino a pochi anni fa, quando fu ribattezzata Piazza B. Longo, perdendo il vecchio ma radicato nome di Piazza Santuario.

La sua architettura ha fatto per decenni storcere il muso alla intellighentia architettonica napoletana e non solo. Ma il Tempo sta facendo giustizia dei giudizi espressi dagli addetti ai lavori, architetti e critici d’arte, mentre i fatti stanno a dimostrare che il Santuario di Pompei è un’opera architettonica capace di incontrare il gusto di fasce sempre più numerose di turisti di ogni età, che visitano volentieri i suoi accoglienti spazi coperti e scoperti.

Rinnovato interesse inoltre è dato dal fatto che, recentemente, è stata inaugurata la nuova porta bronzea centrale del Santuario, che una buona illuminazione serale valorizza, insieme alla intera facciata, di gusto ottocentesco eclettico.

La porta in bronzo è opera di un artista sacerdote: il pittore e scultore don Battista Marello, casertano di origine, formatosi a Roma presso lo studio romano di Pericle Fazzini negli anni ottanta del Novecento. Don Marello è noto anche per avere eseguito in anni recenti opere in bronzo simili a Cetara, Amalfi e Caserta.

Ovviamente i turisti, di ogni razza e religione, quando sono intenti ad apprezzare gli esterni del Santuario, non trascurano affatto l’imponente e poderoso campanile. Esso è tra i più alti d’Italia e consente viste panoramiche straordinarie sugli scavi e sul golfo sorrentino a chi in ascensore ne raggiunge la cima.

Ma anche all’interno del Santuario ormai si vedono sempre più di frequente turisti intenti a scattare immagini di insieme e di dettaglio, soffermandosi a osservarne le decorazioni, gli affreschi e le opere pittoriche.

Non a caso forse, recentemente, è stato pubblicato per iniziativa di ESP- Edizioni Santuario di Pompei un pregevole cofanetto composto da due volumi indivisibili dal titolo “Storia Artistica del santuario di Pompei”. L’autore dell’opera è Carmine Tavarone, storico dell’arte, autore di studi e ricerche, formatosi operativamente nella polvere dei monumenti danneggiati dal Terremoto del 1980 e poi divenuto docente di Storia dell’arte e infine Dirigente scolastico.

I due volumi raccontano con puntualità le temperie culturali della Napoli postrisorgimentale e laicista da cui venne fuori la personalità complessa e straordinaria di Bartolo Longo che volle realizzare a Pompei, allora Valle di Pompei, il Santuario. Nonostante tutto e nonostante tutti, egli si impegnò in una operazione che appariva impossibile ai benpensanti. Ma Bartolo Longo, agendo da profeta inascoltato e avversato, riuscì nella propria “folle” impresa, riunendo intorno al Santuario nascente la nobiltà cattolica di Napoli, ma anche architetti e artisti di gran livello, come Antonio Cua e Giovanni Rispoli, Vincenzo Paliotti e Poziano Loverini. Questo il panorama storico e culturale che accolse e favorì il nascente Santuario.

ll resto è storia nota e famosa da ben oltre un secolo in tutto il mondo cattolico.

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