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Pompei, il Vincolo su Piazza San Bartolo Longo

Bisognerà accontentarsi del sagrato “laico” davanti al palazzo comunale

by Federico L.I FEDERICO
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 Foto di un gruppo di sindaci tra i 102 impegnati nel sostegno alla candidatura di Pompei a Capitale della Cultura

 

Sul finire dell’anno 2025, la salma del Sindaco di Pompei Carmine Lo Sapio, dalla Camera Ardente – allestita nella Sala del Consiglio Comunale del Palazzo Municipale de Fusco, già Hotel della Fonte Salutare – fu trasportata al frontistante Santuario mariano della Madonna di Pompei. Il Santuario accolse il mesto corteo che aveva attraversato i giardini della Piazza San Bartolo Longo e del suo lastricato in pietra vesuviana fino al Sagrato, realizzato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma completato poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. La Piazza lastricata in pietra vesuviana è infatti il risultato della “fusione” della gloriosa e antica Via Regia delle Calabrie, poi SS N°18, con gli spazi antistanti il Santuario, gli uffici della Prelatura Pontificia, i suoi giardini, su cui fu concepito e realizzato l’affaccio del monumentale Santuario della SS Vergine di Pompei, in posizione frontistante l’antico Palazzo nobiliare dei Conti De Fusco.

Tale Palazzo, che affacciava sulla Via Regia – demolito nel 1930 per far posto alla Piazza per il Santuario – fu abitato dalla Contessa Marianna Farnararo De Fusco, già vedova del Conte Albenzio, prima di incontrare sulla propria strada il brillante e irrequieto avvocato pugliese Bartolo Longo, che – arrivato a Pompei nell’Ottobre del 1872 – dopo avere soggiornato nella contigua, già preesistente e nota “Taverna di Valle” di Pompei – abitò nel Palazzo con la contessa Marianna, una volta divenuta sua moglie. L’antica Taverna era nata lungo la Via Astolelle, come stazione di posta sulla direttrice Nola-Castellammare. Essa era frequentata da viandanti della Via Regia e da turisti che soggiornavano a Pompei, per poter effettuare visite degli Scavi di Pompei, ripetute per più giorni di seguito. Quindi, per lo più da studiosi e archeologi, che potevano mangiare in qualche osteria di Valle. Tra esse Bartolo Longo stesso ricorda quella del “’O guagliuòttolo”, con affaccio sulla Via Regia, oggi Via Roma.

Ebbene, chi scrive è stato coinvolto come esperto – per iniziativa e volontà personale dell’amico Sindaco Lo Sapio, senza alcun lucro o benefit – nella vicenda tutta tecnico-amministrativa del Vincolo sulla Piazza Bartolo Longo. (NB: in quel momento il “San” non era dovuto a don Bartolo). Da tale vicenda il Sindaco è uscito perdente. Forse per la prima volta. Ma amareggiato soprattutto, perché si è sentito lasciato solo in un aggrovigliato procedimento amministrativo vincolistico che ha visto, alla fine, l’entrata in campo della “grande squadra” ministeriale del Collegio Romano, che ne ha dettato i tempi, i modi e gli esiti.

Il “punctum dolens” era, e resta, in particolare un passaggio del testo del vincolo monumentale – sia pure indiretto che, in coerenza fin troppo rigorosa con la grafica del dispositivo vincolistico sull’uso della Piazza Bartolo Longo, riprendeva quasi pedissequamente il testo della richiesta di vincolo avanzata dal Santuario di Pompei. Il testo del vincolo prevede sulla quasi totalità dell’area lastricata della Piazza San Bartolo Longo il divieto della istallazione, anche se soltanto temporanea, di qualunque tipo di manufatto per finalità diverse da quelle per “attività liturgiche e religiose”. Un ulteriore conseguente divieto va quindi a qualsiasi altro tipo manufatto per eventi civili e laici nelle aree riservate alle attività religiose.

Concludendo, oggi si può affermare che praticamente l’intera Piazza San Bartolo Longo – un tempo Piazza Santuario – risulta sottoposta a un vincolo pesante che vieta alla Città di Pompei, quella viva e civile, di poter “vivere” civilmente manifestazioni di pubblico rilievo, anche nazionale, negli spazi pubblici della Piazza intorno alla quale si è sviluppata la Città di Pompei nuova, concepita e voluta dall’avvocato santo. In pratica, per festeggiare la Fondazione del Comune o celebrare il 25 Aprile – e quant’altro non sia un evento religioso – il Comune di Pompei dovrà accontentarsi del suo sagrato “laico” davanti al palazzo comunale.

 

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