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Ucraina, ora tutto si gioca sul tempo

by Luigi Gravagnuolo
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Dopo la carneficina di civili e la distruzione di impianti energetici, compiuti tra novembre e dicembre dai Russi in Ucraina con i loro dissennati bombardamenti missilistici e con droni, gennaio sembrava stesse dando ragione a quanti – le intelligence occidentali in particolare – ritenevano che Putin avesse ormai esaurito l’arsenale missilistico e che avrebbe avuto bisogno di un due tre mesi per ricostituirlo. Viceversa, nel momento in cui scriviamo, mattina del 26 gennaio, è in corso un altro massiccio attacco russo con l’impiego di oltre cinquanta missili ed un numero imprecisato di droni contro le città ucraine, Kiev inclusa. A dire del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ucraino, Valery Zaluzhnyi, i Russi avrebbero lanciato anche uno o più dei missili ipersonici Kinzhal. Nessuno sottovaluti le capacità di ricostituzione dell’arsenale bellico e di mobilitazione di militi da parte della Federazione russa. Al di là dei colpi subiti sul terreno in autunno, essa conserva la supremazia aerea e dispone di siluri a lunga gittata con i quali può ancora colpire in modo devastante il suolo ucraino; oltre ad avere, grazie all’ampia disponibilità di materie prime e di forza lavoro, capacità produttive in tempi veloci di nuove armi in surroga di quelle perse.

La lettura più diffusa di questa nuova ondata di bombardamenti vuole che essa sia la risposta russa alla decisione euroccidentale di fornire Kiev di sistemi di difesa antiaerea ed antimissilistica e di carri armati di ultima generazione, gli Abrams americani ed i Leopard 2 tedeschi su tutti. Si tratta di mezzi che, per potenza, gittata, flessibilità di manovra e forza della corazza, metterebbero l’esercito ucraino nelle condizioni non solo di fronteggiare l’annunciata, imminente nuova offensiva russa, ma anche di ricacciarne le truppe ancora più indietro, fino a riprendere anche il Donbass ed il Luhans’k. I bombardamenti russi di queste ore, sotto il rispetto tattico, avrebbero dunque la funzione di mettere fuori uso quello che resta delle dotazioni infrastrutturali energetiche dell’Ucraina allo scopo di limitarne la disponibilità di gas e carburanti, di cui i carri armati occidentali sono ingordi. Sotto quello geo-politico e della guerra psicologica i bombardamenti sono volti a demoralizzare ulteriormente il popolo ucraino, già terribilmente provato, ed a scoraggiare gli alleati euroccidentali sulle possibilità di piegare l’Armata sul campo. Soprattutto lo scopo è di disunire l’Occidente e determinare in esso le prime défaillance.

Lo svolgimento dell’incontro del gruppo di contatto Nato-Ucraina dei giorni scorsi a Ramstein, pareva aver dato ragione a quanti al Cremlino continuano a confidare in questo scenario. La Germania si era rifiutata di fornire i suoi Leopard 2 all’Ucraina in assenza di un analogo impegno da parte degli USA a fornire gli Abrams. La riluttanza tedesca era stata letta come un rimpiattino di responsabilità tra i due protagonisti, entrambi scettici sull’opportunità di dotare Kiev di armi così potenti. Soprattutto al Cremlino si confidava sulla ricattabilità della Germania, ancora oggi largamente dipendente dal gas russo. Viceversa, aveva ragione Scholz, sarebbe stato un errore madornale se la Germania avesse fornito i suoi Leopard 2 senza la copertura di un comportamento analogo da parte degli USA. Errore perché oramai è evidente che un ruolo crescente nelle dinamiche belliche lo sta assumendo la tenuta dei rispettivi fronti interni. Non è un caso che al Cremlino ormai si parli sempre più raramente di Operazione militare speciale e si evochi invece con insistenza la Grande guerra patriottica del popolo russo contro l’invasione nazista. ‘Siamo impegnati nella Grande guerra patriottica 2.0’ si ripete ormai quotidianamente dal Cremlino al popolo russo. Ricordiamo che nella Seconda Guerra Mondiale, se è vero che il popolo russo, con un eroismo inimmaginabile tra noi occidentali, respinse le truppe di Hitler, è anche vero che ciò fu possibile grazie anche all’offensiva atlantica in Africa ed in Europa occidentale, che impedì al Fuhrer ed a Mussolini di concentrare le loro forze armate sul fronte orientale ed impose loro di distribuirle su più fronti. L’invio di armi tedesche, e solo di queste, agli Ucraini avrebbe avallato agli occhi del popolo russo l’evocazione della grande guerra patriottica.

Fatto sta che ora, alla luce delle deliberate forniture militari euroccidentali a Kiev, i rapporti di forza sembrano di nuovo volgere se non a vantaggio, quanto meno verso un equilibrio tra i due eserciti. Prepariamoci dunque ad una primavera campale per portata e violenza della battaglia. A questo punto il ruolo cruciale lo svolgerà il tempo. È il tempo il fattore critico del successo o dell’insuccesso in questa battaglia: i tanks occidentali ed i sistemi antimissilistici arriveranno i Ucraina per tempo? e i soldati di Kiev saranno stati addestrati per tempo al loro impiego?

Dicevamo dei fronti interni dei due contendenti. Il riferimento non è solo alla tenuta dei due popoli – quale dei due resisterà più a lungo nell’appoggio ai propri leader? – ma anche a quella dei rispettivi gruppi dirigenti. L’epurazione nei giorni scorsi di alti dirigenti dello Stato e dell’Esercito ucraini, accusati di corruzione, può essere letta in duplice modo: l’accettazione da parte di Kiev delle tassative direttive dell’Unione Europea, per la quale un Paese che patisca un livello tanto alto di corruzione quale quello tuttora presente in Ucraina non potrebbe mai essere accettato nella famiglia europea; ovvero l’espressione di una lotta di potere fratricida interna alla classe dirigente ucraina, con tutto ciò che essa comporterebbe nella linearità della catena di comando, finora vistoso punto di forza di Kiev rispetto a Mosca.

Per parte sua, l’installazione di sistemi di difesa antiaerea sui tetti del Cremlino e di altri palazzi del potere moscoviti è essa stessa suscettibile di una duplice lettura: è parte della propaganda volta a comunicare al popolo russo l’idea che la guerra in corso sia una guerra difensiva e che l’Ucraina, per nome e per conto dell’Occidente, abbia in animo di arrivare a Mosca e di distruggere la Russia; ovvero è una precauzione nel timore di eventuali iniziative golpiste interne all’establishment russo, in particolare nel suo esercito?

Proprio oggi – ieri per chi legge – Ilya Ponomarev, oligarca russo già membro della Duma ed oggi in esilio, ha rilasciato al Corriere della Sera un’intervista esplicita: ‘Io sono il De Gaulle russo. Putin sta facendo correre alla Russia il pericolo di una umiliante disgregazione ed io, come fu in Francia per De Gaulle, che combatté in armi contro Pétain fantoccio di Hitler, infine salvando l’unità territoriale ed il ruolo della Francia su scala mondiale, salverò l’unità territoriale della Federazione russa attaccando con i miei uomini armati il Cremlino!’ Questo, in sintesi, il contenuto della sua intervista. I suoi uomini armati? Ponomarev dispone – è bene tenerne conto – di una milizia russa, la legione Svoboda Rossii (Libertà per la Russia), già impegnata sul fronte ucraino a fianco di Kiev e di un nucleo di partigiani che combattono Putin dall’interno della Russia, l’NRA, Esercito Nazionale Repubblicano.

 

Vaneggia Ponomarev? Si tratta di un mitomane millantatore? Intanto la sua ‘legione’ in Ucraina e i partigiani dell’NRA in Russia esistono e combattono. E chi lo può dire se hanno o no agganci e complicità dentro l’attuale gerarchia militare di Putin?

Torcendo infine il collo verso l’Occidente, proprio in queste ore, mentre Biden rivendicava che esso ancora una volta ha risposto in modo compatto alle minacce di Putin, è tornato a sparigliare le carte l’ineffabile Donald Trump. A proposito dell’invio degli Abrams in Ucraina deliberato da Biden, ha dichiarato: “Prima arrivano i tank, poi le testate nucleari. Bisogna mettere fine a questa guerra folle adesso. È così facile!” Sarebbe interessante se ci spiegasse anche come.