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Un esercito europeo per emanciparci dagli USA?

by Luigi Gravagnuolo
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Carlo Calenda, leader di Azione, è tra i pochi che in campagna elettorale sta affrontando il tema dell’indipendenza militare dell’Europa.

Il suo ragionamento è semplice: il mondo è costellato da guerre che ora stanno arrivando fin nei confini dell’Europa; dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi la sicurezza dell’Europa Occidentale è stata garantita dagli Stati Uniti tramite l’Alleanza Atlantica; da qualche anno però negli USA avanzano le posizioni isolazioniste e/o di preminente interesse verso il Pacifico; se Trump tornasse alla Casa Bianca tali posizioni si rafforzerebbero; l’Europa rischia perciò di trovarsi già dal prossimo anno disarmata di fronte alle minacce nelle sue frontiere orientali e nel Mediterraneo; pertanto occorre una politica estera comune tra tutti i Paesi UE che, se necessario, si autonomizzino anche dall’alleato d’oltreatlantico; una ‘politica’ indipendente però non è sostenibile senza Forze Armate indipendenti; per averle bisogna avere la forte volontà politica di costruire un esercito europeo, anche eventualmente sotto forma di cooperazione rafforzata tra i soli Paesi già convinti, come fu per l’Euro; non è questione di soldi, ad oggi la somma delle spese annue sostenute dai ventisette Paesi UE per i rispettivi eserciti è di circa 300 miliardi di euro, quanto la Cina e il quadruplo della Russia; i soldi non mancano, la formazione di un potente esercito europeo è sostenibile finanziariamente, è solo questione di volontà politica.

Ovvia la conclusione: votate per noi di Azione, o comunque per le formazioni europeiste, ed avremo a breve la nostra indipendenza dagli USA, nel contempo mettendoci in sicurezza rispetto a Russia e Cina.

Il ragionamento fila, altroché. Solo che le minacce di Putin e le sue provocazioni militari ai confini dell’UE sono già in atto; e la formazione di un esercito europeo che non sia un’armata Brancaleone richiede minimo un decennio, forse più.

Pur se la comune partecipazione all’Alleanza Atlantica per oltre mezzo secolo ha agito come collante ed omologante tra i diversi eserciti nazionali, ad oggi – se perdessimo la leadership degli USA – non ci sarebbe in UE una gerarchia definita e condivisa. Certo, la Francia – unica nazione UE a disporre dell’atomica – ne avrebbe in pectore la leadership, ma non avverrebbe senza contraddizioni e contrasti con gli Stati Maggiori degli altri Stati. E poi, come la mettiamo con i vari sovranismi, che giungono fino a voler addirittura dividere i singoli Stati nazionali? Accetterebbero i Padani o i Catalani, gli Italiani o gli Slovacchi, i Tedeschi o gli Spagnoli di conferire ad un unico Stato Maggiore Europeo le loro rispettive competenze sovrane in campo militare privandosene dall’oggi al domani?

E se è vero che l’UE spende tanto in armamenti, nel disordine e spesso nella competizione interna, col risultato di avere nel continente doppioni di armi strategiche e Stati che sono privi anche dei livelli essenziali di dotazione, siamo certi che quelli che dispongono di armi strategiche sarebbero disposti a mollarle, perché doppioni di altre nel continente, per sostituirle con altre armi ritenute in sede comunitaria più necessarie sul loro suolo?

Per formare un unico esercito bisogna cominciare a formarne i quadri ufficiali nelle Scuole, fin dall’età liceale – come accade in Italia con la Nunziatella, il Morosini, la Teulié e la Giulio Douhet – e poi nell’età degli studi universitari con le varie Accademie. Così per i sottufficiali e i militi di base. E lunghi, rispettivi, addestramenti sul campo. Già solo questo, la formazione di un corpo ufficiale unitario in UE richiederebbe un decennio, ammesso che bastasse.

Ancora, bisognerebbe trovare l’intesa su come spendere quei 300 miliardi di euro, quali doppioni eliminare, di quali armi nuove dotarsi, tenendo conto che per la produzione di un missile occorrono in media un paio di anni. Occorrerà perciò dotarsi anche di un’industria bellica europea capace di far fronte alle richieste dello Stato Maggiore con tempestività.

Per non farla lunga, un esercito europeo è una necessità inderogabile, sul quale l’UE è già ora in enorme ritardo. Giusto dunque decidere di avviare il treno. E giusto fare appello agli elettori europei di incoraggiare col loro voto quanti si impegnano a tale riguardo.

Ma illusorio pensare che una decisione in questo senso a luglio possa tradursi in realtà già nei mesi successivi.

Ad oggi non esistono alternative allo scudo americano, c’è poco da fare.

Porre il tema dell’esercito europeo in termini anti-USA – e non è il caso di Calenda, per carità – è non solo velleitario, ma addirittura sospetto. Un po’ come gli appelli dei paci-disarmisti che ‘sognano’ un’Europa disarmata, con Putin che si frega le mani mentre già fa ventilare l’uso delle armi tattiche nucleari nel Baltico e in Ucraina. Anime belle pacifiste ed anime belle europeiste e neutraliste? No, o colluse, o irresponsabili.