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In occasione di questo importante evento vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che le attività di ricerca e didattica delle Università – e Medea tra queste – potrebbero svolgere un ruolo importante nel ridisegno dell’area mediterranea, nell’ambito dei nuovi equilibri geopolitici che stanno emergendo in tutto il mondo.
Ne sono convinto perché il mare Mediterraneo è stato il principale veicolo di diffusione della civiltà urbana iniziata circa 5.000 anni fa in Mesopotamia. Partendo dalle coste del Libano, i Fenici fondarono numerose città importanti: Cartagine in Tunisia; Cagliari in Sardegna; Palermo in Sicilia; Malaga in Spagna; Melita e Gozo a Malta: per molti secoli queste città hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia europea, pur in presenza di eventi contrastanti: fasi importanti e crisi profonde.
A questo proposito, vorrei ricordare il momento culminante della Conferenza di Barcellona del 1995, che propose la costruzione di un’area di libero scambio euro-mediterranea. Purtroppo, gli eventi successivi hanno preso una direzione diversa e oggi il mare Mediterraneo è visto principalmente come lo scenario delle migrazioni dall’Africa all’Europa.
Questo è attualmente il problema più importante che l’Europa deve affrontare, avendo la consapevolezza che si tratta di un fenomeno epocale che non può essere arrestato ma deve essere regolamentata, partendo dalla constatazione che l’andamento demografico tra Europa e Africa è opposto: nel 2050 l’Europa rimarrà a 700 milioni di abitanti mentre l’Africa raggiungerà i 2,5 miliardi.
Si tratta quindi di una regolazione che richiede politiche prudenti e lungimiranti, che l’Europa deve sviluppare.
C’è poi un secondo grande problema da affrontare, che dipende dai profondi cambiamenti negli equilibri globali, causati dalle ossessioni imperialistiche per una riduzione del ruolo dell’Europa, al punto da parlare di un suo declino.
A questo proposito credo fermamente che sia vero esattamente il contrario. E credo fermamente che ci sia un solo luogo al mondo dove sia possibile costruire una nuova qualità della civiltà: l’Europa e la sua proiezione nell’area mediterranea, che in passato è stata già la culla della civiltà e oggi deve tornare ad esserlo.
Allora la domanda è: come realizzare questa prospettiva?
Ci sono notevoli questioni di natura politica che devono essere affrontate dalle competenti Istituzioni europee.
Ma c’è anche un compito che le Università devono assumersi: valorizzare attraverso la ricerca, l’alta formazione e le iniziative culturali l’enorme patrimonio storico e culturale presente in Europa, sia nell’area continentale che in quella mediterranea.
La conoscenza di questo straordinario patrimonio e la sua diffusione tra le giovani generazioni è la strada per costruire una nuova forma di civiltà per il mondo del XXI secolo.



