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Universiadi commissariate? Pasquino rilancia

by Flavio Cioffi

Abbiamo incontrato il prof. Raimondo Pasquino, presidente dell’Agenzia Regionale Universiadi, per cercare di capire lo stato dell’arte.

 

Cosa vuol dire organizzare una universiade?

Vuol dire impazzire. Dobbiamo portare gli impianti al livello dei requisiti minimi previsti, che corrispondono a quelli delle olimpiadi. E parliamo di impianti che per lo più non hanno mai ospitato manifestazioni di carattere internazionale. Poi c’è il problema del numero di atleti coinvolti, che sono più di 10.000 provenienti da 170 paesi, senza contare tecnici, allenatori, arbitri, dirigenti sportivi, che vanno sistemati. Quindi non solo la parte dell’attrezzistica sportiva ma anche dei trasporti, della sanità, del turismo che ne consegue, ecc. Pensi che la Campania nel 1960 ha avuto la vela per le olimpiadi di Roma, nel 1963 i Giochi del Mediterraneo e da allora non abbiamo più avuto manifestazioni sportive plurime di carattere internazionale.

 

Ce la faremo?

L’agenzia regionale oltre che di me si avvale di due membri del comitato, del direttore generale, di vari dirigenti, ma le altre figure professionali previste non hanno accettato il trasferimento e quindi la struttura operativa è carente e ci troviamo in grande difficoltà. Abbiamo impegnato oltre 60 impianti sportivi. Dobbiamo arrivare alla scadenza del giugno 2019 e se non saremo pronti vorrà dire che la manifestazione è fallita e nonostante il nostro impegno il pericolo di non farcela esiste.

 

Quale ricaduta infrastrutturale ci sarà sul territorio e cosa rimarrà di questa esperienza?

Metteremo gli impianti esistenti, molti a Napoli e gli altri nel resto della regione, in condizioni di sostenere sia attività agonistiche che di allenamento, quindi tutti i lavori che saranno eseguiti sotto il nostro coordinamento resteranno a patrimonio delle comunità. Si tratta spesso di impianti inutilizzabili che diventeranno idonei per attività agonistiche internazionali. Poi speriamo di coinvolgere i giovani nell’entusiasmo di una manifestazione che non è solo spettacolo ma anche organizzazione, per fare della Campania un luogo dove è possibile tenere un evento di carattere internazionale di questo livello, al punto da poter essere protagonisti delle future olimpiadi che saranno assegnate nel 2024 per il 2032.

 

La politica e la pubblica amministrazione offrono una fattiva collaborazione?

Il Governatore De Luca, il sindaco De Magistris e tanti altri sindaci hanno sposato in pieno la causa. Collaboriamo attivamente con gli uffici tecnici comunali coinvolti e questo ci rende ottimisti. D’altronde so cosa vuol dire fare squadra in questo settore. Da giovane sono stato un dirigente sportivo o per meglio dire ho amato lo sport e ho curato l’impianto del CUS Napoli a Cavalleggeri e da Rettore dell’Università di Salerno ho contribuito a realizzare un’impiantistica sportiva che oggi è un vanto.

 

Parliamo del Collana.

Stiamo lavorando egregiamente, abbiamo già messo in gara le progettazioni della piscina, della palestra lato via Ribera, siamo operativi sulla palestra lato Quattro Giornate con un nostro progetto interno. Abbiamo reso possibile la manifestazione del 30 settembre che, a detta di Amedeo Salerno che è un’autorità, è stato un miracolo. Oggi che è stato stabilito che il Collana rimarrà pubblico, come da me sempre auspicato, sarà un’eccellenza a disposizione dei cittadini.

 

Lei parla di collaborazione istituzionale e traccia un quadro prudentemente ottimistico, però si parla di commissariamento.

Noi abbiamo posto un problema di par condicio, abbiamo cioè chiesto di poter disporre dei medesimi strumenti di cui si sono avvalsi altri enti organizzatori di eventi, relativamente ai soli tempi delle procedure, non altro. Il ministro Lotti ci ha detto di sì, ma Malagò ne ha approfittato per chiedere un commissario ed entrare direttamente nella gestione, ritenendo di dover controllare qualsiasi manifestazione sportiva. Il vero problema è se la Regione ritiene di essere in grado di gestire in autonomia l’evento. Probabilmente il Presidente De Luca seguirà le scelte del Governo che dovrebbero, quali che saranno, diventare operative a gennaio, ma potrebbe anche decidere di bruciare i tempi.

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